Patrick George Zaky resterà in carcere per altri 45 giorni. A farlo sapere la sua avvocata Hoda Nasrallah, dopo l’udienza che si è tenuta oggi al Cairo, capitale dell’Egitto, dove lo studente egiziano dell’università Alma Mater Studiorum di Bologna è detenuto dallo scorso febbraio con l’accusa di propaganda sovversiva sui social. L’udienza era stata riprogrammata a oggi pomeriggio dopo il rinvio per “incompletezza” dello scorso 27 settembre. Il giudice in quell’occasione aveva accolto l’istanza degli avvocati di Zaky che lamentavano l’assenza dell’imputato in aula. Lo scorso 30 agosto la madre di Patrick George ha incontrato per la prima volta il figlio. “Ha perso peso ma sta bene”, aveva raccontato. Destano comunque preoccupazioni le condizioni nelle quali versa il carcere di Tora, dove detenuto il 28enne, all’interno del quale un giornalista è morto dopo aver contratto il coronavirus.

LA FAMIGLIA  – “Sono trascorsi otto mesi di dolore e sofferenza senza alcuna indicazione di quando Patrick tornerà a casa o di un motivo chiaro per cui ci è stato portato via. Ricordiamo bene il giorno in cui siamo andati a prenderlo all’aeroporto, tutta la confusione, la paura e l’ansia, quei sentimenti non ci hanno mai lasciati”. Queste le parole dei genitori del ricercatore egiziano, pubblicate sulla pagina Facebook Patrick Libero. “Ogni giorno – continua la famiglia – ci dobbiamo confrontare con la realtà: nostro figlio è ancora in prigione e questo pensiero ci terrorizza. Abbiamo passato mesi senza vederlo e senza sentire la sua voce, riuscite a immaginare di non poter parlare con vostro figlio per mesi mentre sapete che sta soffrendo rinchiuso in una struttura di detenzione durante una pandemia? Ora che le visite sono riprese cominciamo a fare i conti con l’orribile prospettiva che Patrick possa trascorrere mesi o addirittura anni di detenzione senza fine”.

I MEDIA – Intorno al caso si è creata una consistente attenzione mediatica. L’arresto di Zaky ha rimandato inevitabilmente al tragico caso di Giulio Regeni, il ricercatore friulano sequestrato, torturato ammazzato al Cairo nel gennaio 2015 in circostanze ancora da chiarire. L’Egitto emerge da questi casi come un regime che si serve della soppressione e della forza contro gli oppositori o presunti tali: soprattutto dopo le proteste anti-governative del 2019 sono aumentati gli arresti di manifestanti, attivisti, giornalisti, avvocati e intellettuali grazie alla nuova legge sull’antiterrorismo approvata nel 2015. La giustizia egiziana aveva già spiccato un mandato di accusa per Zaky nel settembre 2019. Il 28enne era accusato di minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per terrorismo. Ed era all’oscuro del mandato.

L’APPELLO – “Occorre veramente un impegno serio del Governo italiano, che riesca a far uscire Patrick da questo incubo, perché è inimmaginabile che possa andare avanti ancora a oltranza questo meccanismo di rinvio della scarcerazione per chissà quali presunti supplementi di indagine basati sul nulla”, ha commentato all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. “Non possono rimanere solo Amnesty, gli studenti, gli amici di Patrick, l’Università di Bologna e gli enti locali a portare avanti questa campagna”.

“Altri 45 giorni in carcere per Patrick Zaky, una tortura lunga mesi e mesi e mesi di lontananza dalla sua famiglia e dai suoi studi. Il governo non può tollerare questo ennesimo schiaffo alla libertà #FreePatrickZaki“. Lo scrive Filippo Sensi, parlamentare del Partito democratico, su Twitter.