Senza mettere in mezzo le forze politiche: questa la premessa del direttore dei Tg La7 Enrico Mentana presentando il sondaggio realizzato da SWG per la rete sul reddito di cittadinanza. Cosa deciderebbero di fare – la domanda – gli italiani in caso di un referendum sulla misura concepita dal governo Conte 1? La risposta è una doccia fredda per il Movimento 5 Stelle, colpito al cuore di uno dei suoi cavalli di battaglia introdotto nel corso dell’esecutivo formato con la Lega.

Gli italiani – secondo l’indagine condotta con tecnica mista CATI-CAMI-CAWI su un campione di 1.200 soggetti maggiorenni residenti in Italia (4.406 non rispondenti) tra l’1 e il 6 giugno 2022 – bocciano senza appello il reddito di cittadinanza. Il 54% degli intervistati ha risposto che abolirebbe il Reddito di Cittadinanza, il 25% che manterrebbe la misura, il 21% non andrei a votare o si è detto indeciso. A pesare sul dato, presumibilmente, le molteplici criticità che la misura ha dimostrato dalla sua entrata in vigore. Una batosta per i pentastellati, buon segno per Matteo Renzi e la sua Italia Viva che ha annunciato recentemente l’intenzione di far partire il prossimo 15 giugno una raccolta firme per abolire il reddito di cittadinanza.

Perfino il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle e ministro dello Sviluppo Economico all’adozione della misura, in un’intervista a Il Foglio aveva dichiarato che sarebbe stato opportuno “ripensare i meccanismi separando nettamente gli strumenti di lotta alla povertà dai sostegni al reddito in mancanza di occupazione”. A tre anni dall’introduzione la misura si è infatti dimostrata un efficace strumento assistenziale ma un debole mezzo di incentivo al mercato del lavoro. Secondo i dati della Corte dei Conti, al febbraio 2021, le persone che avevano instaurato un rapporto di lavoro dopo la richiesta della domanda erano 152.673, il 14,5% del totale.

Il Presidente del consiglio Mario Draghi aveva dichiarato di condividere “in pieno” il concetto alla base del provvedimento. La misura introdotta dal governo Conte 1 è stata in parte modificata tramite la legge di Bilancio 2022 da 36,5 miliardi di euro. Proprio per frenare le truffe ai danni dello Stato. Tra le novità, in caso di rifiuto di un’offerta di lavoro scala subito il reddito di cinque euro per ciascun mese. Al secondo rifiuto, invece che al terzo, il sostegno viene revocato. Ridotta da 100 a 80 chilometri la distanza massima dalla residenza del beneficiario, la seconda può trovarsi ovunque in Italia. Introdotto anche l’obbligo, una volta al mese, ad attività e colloqui in presenza. Allargata inoltre la lista dei reati che fanno decadere il beneficio. La dote complessiva della misura è stata stabilita in poco meno di 8,8 miliardi di euro.

A fine aprile è stato intanto trovato un accordo per rinnovare, anche se per pochi mesi, il contratto dei quasi duemila navigator: i consulenti assunti nel luglio 2019 con il compito di trovare lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza. Il contratto scadeva infatti sabato 30 aprile. È possibile che a fine giugno ci sia un ulteriore rinnovo per altri due mesi. A fine agosto il ministero dovrà decidere se prorogare per la quinta volta i contratti o se assumere definitivamente i navigator con contratti a tempo indeterminato. Al momento questi “facilitatori” guadagnano circa 1.700 euro netti al mese di cui 300 euro come rimborso spese forfettario.

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