“La cosa più brutta della mia vita è la vergogna che provo quando qualcuno mi vede che vivo in strada. E mi dispiace anche per tutti quelli che come me sono costretti a vivere in strada”. Inizia così il racconto di Maurizio, napoletano di 58 anni, che 8 anni fa è finito a vivere in strada, da clochard. Lui che fino a qualche anno fa aveva un buon lavoro ai cantieri navali, una casa e una famiglia, non può credere che sia finita così e ne prova vergogna pur mantenendo la sua solida dignità.

In una notte di marzo in cui una insolita ondata di freddo rende insostenibile la vita di chi non ha una casa dove andare, si racconta al Riformista. La sua è una storia di dolore ma anche di dignità e solidarietà. Una storia come tante che sono sotto gli occhi di tutti ma che nessuno conosce. Una storia che capita forse più spesso di quanto si possa pensare, e che negli ultimi mesi ha portato in strada sempre più persone che la notte affollano porticati e panchine di tutta la città. Una situazione che la pandemia ha peggiorato imponendo a tanti, magari già in condizioni di fragilità economica, condizioni sempre più difficili. E qualcuno non ce l’ha fatta ed è finito in strada.

Maurizio racconta che all’improvviso è stato licenziato, insieme ad altri, perché l’azienda ha perso un grosso appalto. È separato e ha due figlie, rimasto senza soldi per pagare l’affitto è andato a vivere dalla madre. Quando la madre è morta si è ritrovato in strada la sera per la mattina. “Il 4 maggio di quest’anno sono 8 anni che vivo in strada – racconta – La prima sera che mi sono trovato in strada ho camminato tutta la notte perché non ci potevo pensare. Mi sono sentito male: possibile che proprio io dovevo dormire in strada? Così sono salito su un autobus notturno e mi sono addormentato. Poi una sera di settembre, come la canzone, andai a dormire nel porto, dove partono gli aliscafi. All’improvviso iniziò una tempesta pazzesca e mi rifugiai nelle sale d’attesa del porto. Là sono rimasto per 7 anni”.

Solo recentemente Maurizio ha raccontato alla figlia che vive in Piemonte di essere diventato un clochard. “Non avevo mai avuto il coraggio di farlo in 8 anni – racconta Maurizio – lei è rimasta malissimo ma io non voglio pesare su di loro. Ora grazie alla Comunità di sant’Egidio sto cercando di rimettermi su, di ricostruirmi”. Maurizio racconta che mentre dormiva sulle panchine ha conosciuto gli operatori della Comunità di Sant’Egidio e questo incontro gli ha cambiato la vita in un momento in cui ogni speranza era persa.

“Devo ringraziarli perché senza di loro io già ero morto – continua – Mi hanno curato, dato da mangiare, mi hanno dato anche le coperte per coprirmi dal freddo. Ho conosciuto Padre Francesco alla Chiesa del Carmine. Andavo lì a prendere un pasto caldo. Mi vergognavo e restavo sempre per ultimo nella fila. Un giorno lui mi chiamò e mi chiese di raccontagli la mia storia. Alla fine mi disse le parole che mi porterò per sempre nel cuore: ‘Rimani la persona che sei e vedrai che Dio ti aiuterà’”. Maurizio ha avuto fede e ora ha degli angeli custodi che lo aiutano a non perdere mai la strada anche nelle difficoltà.

A un certo punto Maurizio aveva anche perso i documenti, cosa che spesso succede a chi dorme per strada. Erano anche scaduti per cui per lui era impossibile denunciare e rifarli. “Praticamente non esistevo più – continua Maurizio – Mi hanno aiutato gli operatori della Comunità di Sant’Egidio e il Capitano dei vigili urbani di piazza Dante che con grande pazienza mi hanno supportato nei difficilissimi passaggi burocratici. Così ho avuto nuovamente una residenza, un’identità e un codice fiscale. Ho potuto fare la domanda di reddito di cittadinanza e ora sto cercando di rimettermi in piedi. Ma quello dei documenti è un problema enorme e non tutti sono fortunati come me che ho trovato chi mi ha aiutato a riuscirci. Se sei in strada diventi invisibile anche se esisti”.

Ora per l’emergenza freddo Maurizio vive in una delle case di accoglienza della Comunità di Sant’Egidio insieme ad altri senza tetto. Ma lì può rimanere solo per qualche mese. “Trovare una stanza in affitto è difficilissimo perché nemmeno il reddito di cittadinanza che prendo basta come garanzia. E se non riesco a trovare nulla devo tornare per forza in strada. Vorrei essere ricco solo per poter aiutare tutti quelli in difficoltà come me”.

Ogni giorno vediamo decine e decine di persone che dormono in strada avvolti da coperte, cartoni, nascosti nei rifugi di fortuna costruiti con il cartone. Qualcuno li disprezza, altri ne hanno paura. Ma la verità è che finire in strada è una disgrazia che può capitare a chiunque, come ha raccontato Maurizio: “Sono tanti i problemi che possono portare una persona a vivere in strada – conclude – Magari restano senza lavoro, senza poter pagare l’affitto…nessuno finisce in strada per piacere. Tutti possono avere una disgrazia. Io sto in strada da 8 anni e non ce la faccio più”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.