Agli annunci e a qualche video di ritirata delle truppe dai confini, seguirà una effettiva de-escalation? È il dubbio fortissimo dell’occidente sulla situazione in corso ai confini dell’Ucraina. 

Se infatti da una parte il ministero della Difesa di Mosca pubblica video in si vedono i carri armati delle unità occidentali che tornano alla basa, dall’altra parte il presidente ucraino Zelensky mostra di non credere alla volontà di raffreddare la situazione esplicitata nei giorni scorsi da Mosca, appoggiato in questo dalla Casa Bianca e dalla Nato.

Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, ha chiarito così la sua posizione sul presunto ritiro delle truppe fedeli a Vladimir Putin: “Abbiamo sentito segnali da Mosca su una disponibilità a continuare sforzi diplomatici. Ma finora non abbiamo nessuna de-escalation o ritiro delle forze, al contro pare che aumenti l’ammassamento”.

Conferme in tal senso arrivano da Washington. Una fonte della Casa Bianca ha parlato infatti di un ulteriore ammassamento di soldati ai confini dell’Ucraina, di “altri 7000 militari”, con la Russia che potrebbe lanciare “in qualsiasi momento” una operazione che funga da falso pretesto per invadere l’Ucraina.

Altri dubbi sulle reali intenzioni del Cremlino arrivano invece da uno scoop della Cnn, la rete americana che ha mandato immagini satellitari degli ultimi due giorni che mostrano nuove strade e un ponte tattico in costruzione lungo il Pripyat River, un fiume in Bielorussia a meno di 6-7 km dalla frontiera ucraina.

Fonti hanno spiegato all’emittente statunitense che si tratta di un potenziamento per le forze armate russe, da supporto per un’eventuale invasione puntando verso Kiev. Non è chiaro invece se ad operare sul Pripyat River siano direttamente i russi o i loro alleati bielorussi, con cui stanno facendo esercitazioni comuni.

Ogni indicazione che abbiamo ora è che intendono solo parlare pubblicamente e fare affermazioni sulla riduzione dell’escalation, mentre si mobilitano privatamente per la guerra“, ha detto il funzionario citato dalla Cnn, mentre le truppe russe ancora ammassate ai confini sarebbero addirittura 150mila.

Anche il capo dell’intelligence militare del Regno Unito, Jim Hockenhull, ha riferito mercoledì sera che “non abbiamo visto prove del ritiro“, e che al contrario di quanto detto, “la Russia continua a consolidare le sue forze vicino all’Ucraina. La Russia ha sufficiente potere militare in posizione per invadere l’Ucraina“.

Le tensioni nel Donbass

Ma la tensione più alta si registra nel Donbass, il territorio più orientale dell’Ucraina che dal 2014 si è proclamato Repubblica autonoma da Kiev grazie al sostegno di Putin. Qui infatti sembra essere in corso il “pretesto” russo per scatenare definitivamente la guerra con l’Ucraina.

Yan Leshchenko, capo del dipartimento della milizia popolare dell’autoproclamata repubblica popolare di Luhansk, ha denunciato infatti che dall’alba di oggi sarebbero in corso dei bombardamenti con colpi di mortaio messi in atto dalle Forze armate ucraine. “Le forze armate ucraine hanno brutalmente violato il regime di cessate il fuoco, utilizzando armi pesanti, che, secondo gli accordi di Minsk dovrebbero essere ritirate“, si legge in una nota.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass, ha definito quelle delle forze armate ucraine “provocazioni” che “si sono intensificate nelle ultime 24 ore” e la Russia ritiene che la situazione ai suoi confini potrebbe “incendiarsi in ogni momento.

Kiev ha invece smentito di aver lanciato colpi di mortaio contro le postazioni separatiste e, anzi, ha denunciato un attacco contro il villaggio di Stanytsia Luhanska, poco più a nord di Luhansk, “bombardato con armi pesanti e in cui sono state danneggiate infrastrutture civili”, ha scritto su Twitter Dmytro Kuleba, il ministro degli Esteri ucraino.

Il vertice tra Di Maio e Lavrov

A Mosca intanto è arrivato il ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio per incontrare il suo omologo russo, Serghei Lavrov.

Il titolare della Farnesina ha ricordato come “l’Italia è sempre stata impegnata in prima fila per una soluzione diplomatica e si può contare sull’Italia per raggiungere una soluzione diplomatica”. Nell’annunciare che presto vi sarà un incontro tra il premier Mario Draghi e il presidente russo Vladimir Putin, Di Maio ha sottolineato che “siamo tutti impegnati per una soluzione diplomatica e ciò significa escludere qualsiasi tipo di sanzioni” a Mosca.

Nella conferenza stampa con Di Maio, Lavrov ha invece ribadito che i problemi tra Kiev e Mosca non saranno risolti “finché non ci metteremo d’accordo su alcuni punti, è importante non togliere dal pacchetto alcune cose, tra cui il non allargamento a est della Nato e il non dispiegamento a est”.

La Russia ha annunciato inoltre che oggi invierà agli Stati Uniti una lettera di risposta alle proposte americane sulle richieste di Mosca sulla sicurezza. “Sarà una lettera pubblica, aperta all’opinione pubblica“, ha specificato il ministro degli Esteri russo, “è importante che la gente abbia accesso se teniamo segreti questi documenti l’opinione pubblica dovranno piegarsi alle menzogne che ci sono nello spazio mediatico“.

Le parole di Draghi

Per il momento episodi di de-escalation sul terreno non si sono visti“. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi al termine del Consiglio europeo informale sulla crisi ucraina. “L’obiettivo – ha detto il premier – è ora far sedere al tavolo il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’Italia sta facendo il possibile per sostenere questa direzione“, ha aggiunto il presidente del Consiglio, che ha confermato un suo prossimo incontro con Putin a Mosca.

Dobbiamo perseguire la strategia della deterrenza ferma, non dobbiamo mostrarci deboli – ha spiegato ancora Draghi – la nostra unità è la cosa che più ha colpito la Russia. Avremmo potuto dividerci perché ad esempio nella Nato ci sono tantissimi Paesi non solo quello che viene definito Occidente. Non possiamo rinunciare ai principi fondanti dell’Alleanza“, ha sottolineato il premier.

Redazione