I numeri parlano, raccontano anche al di là delle fredde statistiche. E i numeri spiegano, ancora una volta, che il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello della politica pentastellata, così com’è non funziona. Sono i numeri che illustrano il fallimento di questo sistema di sostegno economico che, sulla carta, dovrebbe andare a supportare le categorie meno abbienti, ma che presta inevitabilmente il fianco alle irregolarità. Sono 1.204 in tutto le persone che hanno indebitamente percepito il reddito di cittadinanza tra Napoli e provincia. È quanto emerso dai controlli svolti dai carabinieri da novembre 2021 ad oggi. In circa cinque mesi sono state scoperte 651 posizioni irregolari, con 553 persone denunciate per truffa ai danni dello Stato. Truffa ai danni di chi di quei soldi avrebbe avuto davvero bisogno.

Il conto totale dei danni all’erario ammonta a oltre sei milioni di euro, 6.557.931 per l’esattezza. Una cifra emersa dal controllo di 1.167 nuclei familiari e 2.300 persone. Questioni di accesso. Perché le domande dovrebbero essere giudicate inammissibili a monte, non perseguite a valle percorrendo la corrente al contrario. Cortocircuiti di questa normativa. Maglia nera a Marano, ma irregolarità rilevate anche nei quartieri di Napoli, da San Ferdinando a Chiaia, Posillipo, Montecalvario, San Giuseppe, Avvocata, Mercato, Pendino e Porto. Area più virtuosa quella vesuviana: a sud del capoluogo, l’ammanco ammonta “solo” a 287.927,99 euro. Clamoroso il caso della denuncia per truffa di 129 romeni, che risultavano falsamente residenti in diverse municipalità di Napoli pur non essendo in Italia ormai da 10 anni. Un altro cortocircuito normativo, costato allo Stato circa 700mila euro. Curioso, poi, il caso del titolare di un negozio di alimentari di Ponticelli che, di fatto, forniva ai clienti un servizio di prelievo contanti.

La tessera di pagamento abbinata alle somme ricevute con il reddito di cittadinanza permette un tetto massimo di prelievo giornaliero variabile in base al numero di componenti del nucleo familiare e difficilmente supera i 200 euro al giorno. Il negoziante, invece, oltre a vendere latte e pane, garantiva ai clienti affezionati un servizio aggiuntivo, semplice ma creativo e rimunerativo: passava sul pos la tessera e fingeva un acquisto di merce di una cifra che generalmente superava il limite giornaliero. Non riempiva però il carrello dell’acquirente ma restituiva in contanti la somma “strisciata”, trattenendo il 15% per il servizio offerto. Cortocircuito.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).