Una nuova maxi inchiesta travolge il sistema del Reddito di cittadinanza. Finanzieri del comando provinciale della guardia di finanza di Cremona e Novara, su disposizione della Procura della Repubblica di Milano, stanno dando esecuzione questa mattina a 16 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei membri di una associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni ed al conseguimento di erogazioni pubbliche, tra cui, in particolare, il reddito di cittadinanza.

Gli arresti e le perquisizioni condotte nelle province di Cremona, Lodi, Brescia, Pavia, Milano, Andria, Barletta e Agrigento, hanno consentito di sventare una truffa di oltre 60 milioni di euro relativa a indebite percezioni del reddito di cittadinanza. Oltre 9.000 le persone denunciate.

Nell’inchiesta coordinata dal pm Paolo Storari, con ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, associazione a delinquere ed estorsione, è emersa la presenza di una banda di italiani e romani che erano riusciti a ideare un sistema di truffa per la percezione indebita del Reddito di cittadinanza.

In particolare gli arrestati si presentavano ai Caf, i centri che lavorano le pratiche per il sussidio, e con i codici fiscali di persone romene mai state in Italia riuscivano a far inoltrare la domanda per il Rdc, nonostante non fossero nel Paese da 10 anni e quindi non avessero i requisiti per chiedere il sostegno al reddito.

Una truffa che avveniva in due modi: ad una parte con la connivenza di alcuni Caf, che lavorando la pratica intascavano 10 euro, dall’altro dietro le minacce nei confronti degli stessi impiegati che rifiutavano di eseguire gli ‘ordini’. È con questo meccanismo che la banda avrebbe intascato i milioni di euro da reddito cittadinanza e reddito di emergenza.

LE PRECEDENTI INCHIESTE SUL RDC – Soltanto lo scorso 3 novembre erano stati comunicati i dati dei controlli effettuati tra giugno e ottobre 2021 dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli sui percettori del Reddito di cittadinanza, scoprendo il ‘vaso di Pandora’ dell’illegalità: c’era chi inseriva nel proprio nucleo familiare una madre disoccupata che in realtà viveva altrove. Chi percepiva il reddito di cittadinanza e si divertiva comprando auto e moto. Chi dimenticava di comunicare la presenza in famiglia di detenuti o persone sottoposte a misure cautelari. Chi, direttamente dai domiciliari, percepiva lo stesso il sussidio. Oltre 5 milioni di euro sottratti indebitamente allo Stato dai 2441 percettori individuati dai militari dell’Arma di Napoli.

Sempre il 3 novembre erano stati comunicati anche i risultati dei controlli realizzati dai Carabinieri del Comando Interregionale “Ogaden”, con giurisdizione sulle Regioni Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata, unitamente con il Comando Carabinieri Tutela del Lavoro.

Quasi 20 milioni di euro di reddito di cittadinanza sono stati percepiti indebitamente nel Sud Italia in poco più di cinque mesi di controlli, tra il 1° maggio e il 17 ottobre. Erano infatti 4.839 le irregolarità riscontrate, il 12% dei 38.450 nuclei familiari controllati per un campione di 87.198 persone. Ben 1.338 percettori indebiti del reddito erano già noti alle Forze di Polizia per altri motivi e 90 di loro avevano condanne o precedenti per gravi reati di tipo associativo.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia