Intesa raggiunta tra governo e Regioni sulle linee guida per le riaperture da lunedì prossimo. A sciogliere il nodo la seconda riunione di giornata con i rappresentanti degli enti locali, che hanno presentato all’esecutivo un nuovo piano. A confermarlo sono stati gli stessi governatori: il lombardo Attilio Fontana ha sottolineato che “il premier Conte ha recepito le linee guida delle Regioni. Un passo avanti decisivo e importante per arrivare finalmente lunedì alla riapertura di una serie di attività produttive”.

A confermare l’accordo anche il collega siciliano Nello Musumeci: “Lunedì apriranno le attività del commercio al dettaglio, i servizi alla persona (parrucchieri ed estetisti), i bar e la ristorazione. Per le altre attività il governo non ha dato il disco verde, ma contiamo, noi governatori, di ottenere, già nelle prossime ore, la necessaria autonomia per decidere su ulteriori riaperture. Abbiamo, inoltre, chiesto e ottenuto che le misure di protezione da adottare nelle attività autorizzate da lunedì siano meno restrittive rispetto a quelle proposte dall’Inail”.

IL NODO INAIL – Il problema emerso in giornata era il protocollo di sicurezza studiato dall’Inail, bocciato da governatori e imprenditori. Per esempio, gli enti locali ritenevano praticamente impossibile garantire uno spazio di 4 metri quadrati per ogni cliente di bar o ristorante. E allo stesso modo i manager erano insorti per l’eventualità che un dipendente contagiato finisse sotto la voce ‘infortuni sul lavoro’.

Un tira e molla con diversi colpi di scena. A partire dalle precisazioni proprio dell’Inail, che ha chiarito il punto – con tanto di ‘vidimazione’ della ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo – garantendo che non c’è alcun automatismo: “Il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa”.

DECRETO E DPCM – Salvo sorprese quindi il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare questa sera il decreto legge sulle riaperture, mentre domani dovrebbe essere firmato il nuovo Dpcm da parte del premier Giuseppe Conte. Proprio il Dpcm sugli spostamenti, essendo direttamente collegato al dl, infatti, potrà essere firmato solo dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto legge.

GLI SPOSTAMENTI DAL 18 MAGGIO E 3 GIUGNO – Via libera dal 3 giugno agli spostamenti tra Regioni. È questa la misura prevista nel prossimo decreto del governo Conte. Nel testo, come emerso dalle bozze, è infatti indicato come “a decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti sul territorio nazionale possono essere limitati solo con provvedimenti in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree”.

In sostanza, se l’indice di contagio resterà sotto controllo, i cittadini potranno spostarsi tra Regioni ad eccezione di eventuali zone rosse promosse dai governatori o con limitazioni previste sempre su base regionale.

Nella bozza inoltre è previsto come “a partire dal 18 maggio 2020 gli spostamenti all’interno del territorio regionale non sono soggetti ad alcuna limitazione”, andando così a ‘cestinare’ le autocertificazioni che numerose polemiche hanno creato dallo scoppiare dell’epidemia in Italia. Via libera dunque da lunedì agli spostamenti nelle seconde case, purchè siano all’interno della stessa Regione di residenza, mentre resta il “divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora” per i soggetti sottoposti a quarantena perché positivi al Coronavirus.

Nel decreto viene confermato quindi il divieto di trasferimento e spostamento fino al 2 giugno, con mezzi di trasporto pubblici e privati, “in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute”. Resta invece consentito in ogni caso “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

FRONTIERE RIAPERTE – Dal 3 giugno inoltre saranno riaperte le frontiere italiani a tutti i cittadini dell’Unione europea senza distinzioni, senza quarantena e senza autocertificazione. Le frontiere resteranno invece chiuse ai paesi fuori dall’Unione europea.