Siamo davanti a un documento che supera l’immaginabile. Un documento che parla di quello che è oggi un dirigente Rai alle prese con una trattativa riservata, fitta, tenuta al di fuori dell’azienda. Un video sin troppo eloquente per essere equivocabile. La scena si svolge in primo piano, interno giorno. La trattoria Ai Bozzi, in Piazza Giuditta Tavani Arquati a Trastevere, è affollata. Sigfrido Ranucci ha telefonato per prenotare un tavolo. Quattro coperti. È lì, a pranzo, lontano da orecchi e sguardi indiscreti, che ha deciso di incontrare due persone che sono appena arrivate a Roma dal Veneto, in treno. Non sono volti noti. E non sono fornitori Rai. Sono due finti informatori. Avrebbero per le mani – è l’alicetta con cui l’hanno agganciato – del materiale scottante su Flavio Tosi.

Nel processo che seguirà, spiegheranno di aver inscenato un finto accordo per registrarlo a sua insaputa – usando due telecamere nascoste dall’ottima resa audio – la trattativa con cui Sigfrido Ranucci confeziona servizi e dossier. Agendo come attori, riescono a catturare una conversazione che ha dell’incredibile. Per le cose che dice Ranucci, per come le sostanzia, per le amicizie che vanta. E soprattutto per un fatto, tutto da verificare: esibisce una complicità, una consuetudine, una familiarità con i vertici dei servizi segreti. Scambia nomi degli uomini dell’intelligence come figurine. Se ne fa vanto con singolare spensieratezza perfino con i due sconosciuti che sta incontrando per la prima volta. Il video di cui siamo entrati in possesso è del tutto inedito: mostra il conduttore Rai nell’atteggiamento di blandire i due, un po’ restii a cedergli il materiale “piccante”.

Per vincere le loro resistenze, oltre al denaro da fatturare con una partita doppia – tu mi dai un video finto, io te lo pago, in realtà ti sto pagando questo video vero, che mi devi mandare dentro una busta anonima – li rassicura con l’evocazione di relazioni altisonanti: «Io ti chiamo il comandante del Ros adesso. È uno collegato con i servizi segreti. Interni. È la persona ideale in questo momento». Nella messinscena, uno dei due finti informatori teme una reazione della ‘ndrangheta. Ma il dialogo si snoda su altre corde: “Loro stanno cercando queste cose qua”, aggiunge Ranucci. Dove “loro” sembra stare per Servizi segreti, e “queste cose” sarebbero i presunti – ma inesistenti – video compromettenti. La correlazione sarebbe biunivoca, fa capire Ranucci: “Mi ha chiamato lui a me, hai capito?”, fa notare. Questo video (online sul sito de Il Riformista) presenta notevoli novità rispetto al quadro finora conosciuto. Ci parla di un Ranucci che sembra fare “cassa comune” addirittura con un pezzo dei servizi.

VIDEO – Sigfrido Ranucci: “Se vuoi lo chiamo subito, è collegato coi servizi segreti”

“Millanterie”, le definirà nella sentenza di primo grado il giudice del Tribunale di Verona, Cristina Carrara, che il 30 settembre nelle motivazioni che assolvono gli imputati dalle accuse di diffamazione parla di “tenore fraintendibile del contegno e delle parole del giornalista registrate a sua insaputa” e sottolinea come “le amicizie tra le Procure e le Forze dell’Ordine millantate dal Ranucci” avessero impressionato Tosi, portato a sopravvalutare l’interlocutore. A questo punto rimane da capire perché Ranucci stesse tentando – lasciamo stare che poi la burla giocatagli s’è rivelata tale – di comprare il pruriginoso filmino sulla vita privata di un sindaco. La avrebbero potuta mandare in onda? Certo che no. Perché è vietato. Ed è vietato anche il suo possesso, il suo acquisto. La vicenda Marrazzo dovrebbero ricordarla tutti: si propose a Berlusconi di acquistare materiale scabroso, lui rifiutò sdegnosamente: non si sarebbe trattato solo di incauto acquisto ma di ricettazione.

Oggi apprendiamo che un incaricato di pubblico servizio – dipendente Rai, il cui azionista è il Ministero del Tesoro e vigilante la Corte dei Conti – stava provando a finalizzare una operazione di questo tipo. E a che scopo, posto che poi il materiale non sarebbe mai finito nella trasmissione? I dubbi si moltiplicano dopo l’improvvido invio degli ormai famosi messaggini di Ranucci ad alcuni parlamentari a proposito di presunti dossier cui avrebbe accesso. Ieri una nota di Forza Italia ha interpellato i vertici Rai con somma urgenza. «I contenuti del video pubblicato sul sito del quotidiano il Riformista con protagonista il giornalista Sigfrido Ranucci – recita la nota dei Commissari azzurri in commissione di vigilanza Rai – suscitano interrogativi inquietanti sulle modalità con le quali il conduttore di Report acquisirebbe il materiale delle sue inchieste.

In sostanza apparirebbe una modalità consolidata quella di concordare l’invio di materiale anonimo da parte di sconosciuti (coperti da società di comodo o prestanome) a fronte di un contemporaneo invio di materiali inutili e inutilizzabili pagati dalla Rai con una fatturazione, per così dire, quantomeno fantasiosa se non fittizia”. A firmare l’istanza, indirizzata al presidente della Rai, Marinella Soldi, e all’amministratore delegato, Carlo Fuortes, sono stati Paolo Barelli, Maria Alessandra Gallone, Maurizio Gasparri, Patrizia Marrocco, Andrea Ruggieri e Renato Schifani. Vanno ad aggiungersi alle analoghe richieste di Fdi (Mollicone), Pd (Marcucci) e Iv (Anzaldi).

Il documento pubblicato ieri dal Riformista esplicita ancor di più tali perplessità. Vi si ritrova Ranucci intento a patteggiare con i falsi informatori con l’uso di un linguaggio poco adeguato all’azienda radiotelevisiva pubblica: «Fatemi una dichiarazione qualunque, scrivetemi che avete fatto un video su Crotone», suggerisce con fare complice. Quelli si fanno qualche scrupolo. Sarà legale? Andiamo incontro a controlli? «I controlli? Questo materiale va a finire tra diecimila altre cose», rassicura i presenti. Anche questa, quella di mischiare tutto per confondere il decisore finale, è la tecnica del modello Report. Fino a oggi. Perché forse stavolta qualcuno in Rai ci vuole guardare dentro, senza timori.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.