Le armi inviate dall’Italia a Kiev? Non spiccano di certo per la loro tecnologia: tanto che non sono state accolte con entusiasmo dai soldati ucraini. Le prime immagini condivise sui social, che mostrano i militari in un parco mentre provano le mitragliatrici arrivate dal nostro Paese, sono state all’inizio commentate con sarcasmo, scrive La Repubblica: “Arnesi vecchi…” E così l’esercito ucraino preferisce di gran lunga mostrare i missili di ultima generazione ricevuti da americani e inglesi. Mentre più apprezzati sono i fuoristrada blindati Lince, un sistema italiano che però non sono un ‘regalo’ del governo Draghi, bensì un ‘bottino’ ricavato dai russi.

Le armi fornite dall’Italia

Le mitragliatrici pesanti che appaiono nelle foto, sottolinea il quotidiano, derivano dal modello che compare nei film dello sbarco in Normandia, ma sono stati realizzati in un periodo più recente. Insieme a queste armi ci sono anche le MG 42/59, l’arma usata nella seconda guerra mondiale, ma nella versione aggiornata.

Da Pratica di Mare e da Pisa sono partiti anche dei missili terra-aria Stinger, utili per difendersi dai caccia e gli elicotteri di Mosca, oltre che i razzi controcarro Panzerfaust. Ma in numero limitato, considerando che il parco armi dell’Italia, dalla Guerra Fredda in poi, non è stato rinnovato e molti di questi razzi sono stati usati nelle missioni in Iraq e Afghanistan. Al contrario, maggiore è stata la fornitura di missili controcarro Milan, ritenuti ancora efficienti nonostante siano datati 1993: peccato che i soldati ucraini debbano essere addestrati a usarli. Una difficoltà di utilizzo riscontrata anche per i mortai da 120 millimetri, decisivi nelle battaglie in Afghanistan, inclusi già nei primi aiuti inviati a Kiev. Tutti elementi che hanno spinto l’esercito ucraino a non ricorrere alle armi cedute dal governo Draghi fino ad ora. Ma la battaglia, diventata una ‘guerra di logoramento’, ora richiede qualsiasi armamento utile, per vetusto che sia, scrive sempre Repubblica.

L’unico sistema italiano davvero apprezzato da Kiev? I blindati Lince, per cui Mosca firmò un ordine per la costruzione di 1700 esemplari su licenza nel 2011, durante l’ultimo governo Berlusconi: una produzione che sarebbe andata avanti fino al 2016. Circa seicento sarebbero in mano alle forze speciali, impiegati dagli ‘invasori’ a Mariupol e nel Donbass. Venti sarebbero stati distrutti e una decina invece sarebbero stati ‘conquistati’ dai soldati ucraini. Che li stanno riutilizzando con soddisfazione, seppur non fossero destinati a loro.

Roberta Davi