Sono attese per la prossima settimana le motivazioni dell’assoluzione di Patrizio Di Curzi, l’attivista romano dell’area No Vax coinvolto nei procedimenti per gli scontri del 9 ottobre 2021, culminati nell’assalto alla sede nazionale della Cgil e che hanno visto la condanna di Roberto Fiore, leader del movimento neofascista Forza Nuova, a 8 anni e 6 mesi per devastazione e saccheggio. Lo scorso giugno il Tribunale di Roma lo ha assolto “per non aver commesso il fatto”. Una decisione non ripresa dai media, ma che è stata recentemente rilanciata dall’avvocato Vincenzo Di Nanna, difensore di altri imputati coinvolti negli scontri. Secondo il legale, la sentenza ha messo in discussione la ricostruzione di una piazza riconducibile a un unico disegno eversivo. La tesi della difesa è infatti che la manifestazione fosse composta da gruppi e persone con responsabilità e comportamenti differenti e che l’impostazione giudiziaria della Procura di Roma, anche sull’onda del clamore mediatico suscitato dalla vicenda, avrebbe finito per criminalizzare indistintamente il movimento che protestava contro il Green Pass.

Il punto centrale è la cosiddetta “condotta dissociativa”: attraverso perizie audio è stato possibile dimostrare che la voce di Di Curzi registrata all’interno della Cgil non incitava alla violenza, ma invitava ripetutamente i presenti a fermarsi e a non distruggere la sede. Un elemento che, secondo la difesa, restituisce l’immagine di una piazza tutt’altro che omogenea. Lo stesso Fiore sarebbe intervenuto per calmare gli animi ed evitare che venissero commessi danni dai facinorosi che si erano concentrati in massa. Di Nanna ha poi ricordato le gravi anomalie nelle indagini e, in particolare, alcune immagini che sono andate perdute. Nel corso del processo, a tal riguardo, era emersa la presenza all’interno della sede della Cgil di un vicebrigadiere dei carabinieri del Nucleo informativo, in borghese. Il militare aveva riferito di aver realizzato con il proprio smartphone alcuni video durante le fasi più concitate dell’assalto. Di quelle immagini non è però rimasta traccia.

Il carabiniere, ascoltato in dibattimento, aveva spiegato la perdita dei filmati con il successivo cambio di telefono. Una circostanza che gli avvocati considerano particolarmente rilevante, sostenendo che quei video potevano ben documentare le singole condotte dei manifestanti. Sempre secondo la difesa, nei fotogrammi si noterebbe inoltre la presenza di un uomo in borghese, forse un infiltrato, che apre dall’interno il portone della Cgil, facendo così entrare i manifestanti. Il soggetto, peraltro, viene visto interloquire con le forze dell’ordine, senza però essere identificato.

Tornando invece al processo principale, la sentenza d’appello nei confronti di Fiore è attesa per l’udienza del prossimo 7 ottobre. Attendono la sentenza anche l’ex Nar Luigi Aronica e Luciano Castellino.
La Procura generale ha chiesto la conferma della condanna. Per l’accusa, quelle che la difesa interpreta come condotte di dissociazione, compreso appunto il video nel quale il leader di Forza Nuova invita un manifestante a non staccare i quadri dalla parete e fare danni, non sarebbero sufficienti a modificare la lettura complessiva del suo comportamento. Nelle sue dichiarazioni spontanee, Fiore ha invece continuato a denunciare quella che considera una persecuzione politica nei confronti di Forza Nuova che si era scagliata all’epoca contro il governo Draghi.

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Giornalista professionista, romano, scrive di giustizia e carcere