Si tiene oggi, a Napoli, al Centro congressi della Stazione Marittima, la nona Assemblea Nazionale IV.
La linea di IV è chiara: il mondo fuori richiede una maggioranza in cui liberal-democratici, riformisti e popolari siano decisivi nelle istituzioni europee.

I portavoce di IV, Alessia Cappello e Ciro Buonajuto, raccontano le aspettative, le idee e i prossimi passsi del partito. Qui di seguito, il contributo a cura di Ciro Buonajuto.

Tra un anno preciso ci saranno le elezioni europee e gli opinionisti si affannano ad anticipare l’impatto che le stesse avranno sulla tenuta del Governo e sul futuro del Pd a trazione populista. Io credo che sia un errore ridimensionare questa tornata elettorale ad un grande sondaggio certificato, perché queste elezioni determineranno il futuro dell’Europa, considerando la fase di cui siamo testimoni.

In un momento storico in cui le democrazie tradizionali occidentali sembrano in crisi dal punto di vista economico e politico, in cui Macron va in Cina a discutere sul futuro dell’Europa, in cui l’India traina l’economia mondiale non solo dal punto di vista demografico, noi dobbiamo avere la capacità di tenere da parte le questioni personali e impegnarci, tutti, a costruire una casa unica che abbia come leader Emmanuel Macron e di cui facciano parte tutte le forze riformiste che condividono un progetto liberale.

Abbiamo il dovere di continuare il nostro straordinario percorso con un’ambizione ben precisa: essere un’alternativa all’estrema destra di Governo ed alla sinistra movimentista e populista. Ecco di cosa bisogna discutere in assemblea; di un partito che sappia guardare all’Europa e al Mondo, senza dimenticare i piccoli problemi che affliggono le nostre comunità. Un partito riformista e atlantista che però abbia il coraggio di partire dai territori e faccia politica mettendo al centro gli amministratori locali che tutti i giorni lottano a mani nude.

Ed è solo grazie ai consiglieri comunali e ai sindaci, infatti, che possiamo sconfiggere questo clima di rassegnazione e di astensionismo che c’è nel paese; perché sono radicati, popolari e interpretano quotidianamente il riformismo pragmatico di cui troppo spesso sentiamo parlare solo nei talk show televisivi.

Credo che – soprattutto nel Mezzogiorno – soltanto con un progetto politico che metta al centro gli investimenti strutturali, le persone ed il lavoro possiamo lasciarci alle spalle l’assistenzialismo che ha distrutto il Sud per decenni e possiamo voltare pagina rispetto ad una economia che, purtroppo, si fonda sul reddito di cittadinanza e che sta prendendo in giro una generazione intera.

Redazione

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