Bill Mc Kibben, sul New Yorker, ha espresso con efficace sintesi e chiarezza la soluzione per la crisi climatica: per fermare il flusso di carbonio nell’atmosfera bisogna interrompere il flusso di denaro verso il carbone. Certo la politica può fare molto, ma è timida, debole, rissosa, contraddittoria; spesso non riconosce nemmeno che possa esserci una crisi ambientale. Inoltre i cambiamenti culturali richiedono molto tempo, anche alcune generazioni, e siccome c’è poco tempo non vi è alcun dubbio: le persone che hanno molti soldi hanno un potere enorme anche per quanto riguarda la cosiddetta decarbonizzazione.

Ebbene, Black Rock è il più grande investitore al mondo in aziende carbonifere, compagnie petrolifere ecc. e attraverso il suo Ceo, Larry Fink con una lettera aperta evidenzia che il rischio climatico avrà un grande impatto sul sistema mondiale che finanzia la crescita economica. Il suo ragionamento può essere così riassunto. Nel mondo economico e finanziario si è assistito a molte crisi, ma nel caso dei cambiamenti climatici ci si trova di fronte a una crisi molto lunga e di tipo strutturale. Ad esempio cosa succederà ai mutui trentennali se chi li eroga non è capace di stimare l’impatto climatico su un arco di tempo lungo? Allora ecco che gli investitori, cercando i migliori rendimenti, porranno l’attenzione sull’investimento sostenibile perché è quello che permette al portafoglio del cliente di crescere. Si avvierà pertanto un gigantesco spostamento e ricollocamento di capitali da parte dei grandi investitori. E la dinamica accelererà nella misura in cui la prossima generazione prenderà il comando, quando migliaia di miliardi di dollari passeranno nelle mani dei millenial più sensibili alle questioni ambientali.

Il rischio climatico, assumendo anche una connotazione economica e finanziaria, diventa il rischio di investimento visto che lo scopo dell’investitore è la redditività a lungo termine. Grande attenzione viene posta sulla diffusione delle informazioni ovvero che una serie di standard per la segnalazione delle informazioni sulla sostenibilità, per la comunicazione e la valutazione dei rischi climatici e per i dati sociali ambientali e di governance. È da evidenziare inoltre che nella misura in cui, sostiene Mc Kibben, il sistema “carbone” entra nel cono d’ombra della inaffidabilità va a decadere la possibilità delle coperture assicurative. Infatti se si vuole costruire una centrale a carbone o un oleodotto è necessario che una compagnia di assicurazioni emetta una polizza: non è fattibile un progetto se non è assicurato. Ancora.

Si può ragionare in un modo un po’ diverso per andare più a fondo della questione. Premesso sempre che la finanza è preoccupata per i suoi interessi e non fa certo le cose per bontà, la considerazione principale dell’investitore è la seguente: «I soldi dove li butto? Quali sono i settori buoni e più redditizi?». I combustibili fossili sono sempre meno convenienti, né conviene investire in zone sismiche o a rischio idrogeologico. L’investitore spinge per un miglior contesto ambientale e sociale poiché i costi legati ai cambiamenti climatici possono causare terribili crisi finanziarie. Sempre di più il cliente vorrà mettere i soldi nei green bond, nelle obbligazioni che finanziano i fondi a favore dell’ambiente visto che ormai hanno rendimenti simili alle obbligazioni tradizionali.