Si parla di Taranto e a tutti viene in mente Bagnoli. Ma non perché qualcosa di nuovo sia successo in quest’area che un secolo fa Francesco Saverio Nitti scelse come pista di lancio dell’industrializzazione meridionale; che il sindaco di Napoli Nicola Amore e Lamont Young, il progettista più creativo della Belle Époque, avrebbero voluto destinare al piacere e al turismo; e che da trent’anni, da quando è stato spento l’ultimo altoforno, non è più nulla, né fabbrica né parco, né memoria né utopia. Si torna a parlare di Bagnoli, avendo Taranto davanti, semplicemente perché è come quando sei su un cavalcavia e pensi al ponte Morandi. O quando senti rumori in cantina e ti torna in mente Parasite, il film di Bong Jooh-ho. Bagnoli fa paura.

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Come un brutto presentimento. Come un incubo interminabile. Doveva essere per Napoli ciò che l’Expo è stata per Milano. Rischia invece di diventare per Taranto, e non solo, il buco nero dove ogni prospettiva si perde: l’ultima ristrutturazione industriale, sul finire del Novecento, è costata più di mille miliardi di lire e non è servita a nulla; mentre la grande ipotesi di rigenerazione urbana, avviata subito dopo la dismissione dell’acciaieria, non ha ancora preso forma. Ecco perché, con la crisi di Taranto aperta, Bagnoli è diventata anche scomoda. Come fai a sostenere l’alternativa verde al siderurgico se a Bagnoli è finita come è finita? Come fai a parlare di politica decidente se a Bagnoli la politica non è riuscita a decidere nulla, ma proprio nulla, sia con i poteri ordinari sia con quelli straordinari, sia attraverso il Comune e la Regione sia ricorrendo al centralismo dei commissari? Come fai a dire che le Italie non sono due se l’Expo decolla e Bagnoli si impantana? E come fai a dire che il problema del Sud sono i soldi negati o sottratti, quando non si riescono a spendere 300 milioni di euro, che tutti dicono essere disponibili, per le bonifiche? Bagnoli fa paura come destino e imbarazza come presente, perciò martedì scorso Provenzano, ministro alla coesione territoriale, si è precipitato sul posto per una prima ricognizione. Al di là delle intenzioni, però, proprio la trasferta napoletana ha rivelato quanto poco ci sia per dirsi ottimisti.

«Dobbiamo velocizzare e semplificare», ha dichiarato il ministro. Ancora? Dopo trent’anni? «Ringrazio il Commissario, Invitalia, Regione e Comune per il clima di collaborazione istituzionale che si è ricreato, con il quale si possono risolvere alcune criticità ancora aperte». Ancora criticità? «Nei prossimi giorni chiederò agli altri ministeri di istituire un Team Bagnoli, formato da referenti di tutte le amministrazioni e gli enti da coinvolgere». Da aggiungere al commissario in carica e alle cabine di regia? «I cittadini devono vedere le ruspe. Per questo abbiamo prorogato al 7 gennaio 2020 la scadenza del concorso internazionale di idee per disegnare il nuovo paesaggio di Bagnoli». Il che vuol dire che il concorso (il secondo in questi trent’anni) si è già rivelato un flop? Lo stesso concorso, spiega ancora il ministro, viene prorogato «per consentire la presentazione del maggior numero di progetti e favorire il confronto, anche con la cittadinanza, di Napoli e dell’Italia tutta». Finora si è deciso a porte sprangate? Ma non solo. In un’altra occasione, il ministro si è anche chiesto «perché non immaginare per Bagnoli un centro specialistico come l’Human Technopole di Milano, ma finalizzato all’agrifood». Suggestivo. Ma questa ipotesi, che suppone terre da arare e seminare, non è prevista né dai piani urbanistici né nei parametri del concorso di idee. Si ricomincia dunque daccapo? In ogni caso, ci sono ancora da fare le bonifiche, e delle quattro gare previste, solo una sta per concludersi con un vincitore. Le altre sono ancora da bandire. E tra queste c’è la gara relativa alla Cementir di Caltagirone. Salvatore Nastasi, il commissario nominato da Renzi e poi dimessosi, aveva ordinato alla società di avviare la bonifica dei suoli destinati a parco pubblico e aveva offerto 68.484.500 euro per l’esproprio delle aree e degli immobili, ma la Cementir ha fatto ricorso, ritenendo la somma – indicata dall’Agenzia del demanio – inadeguata. Francesco Florio Flores, il commissario nominato dal governo gialloverde ha invece deciso di aprire un “confronto” con Caltagirone. La trattativa va avanti da un anno. La bonifica può aspettare. Il parco anche. Bagnoli non ne parliamo.  L’Italia pure.