Come accaduto la sera precedente, Michetti e Gualtieri si sono confrontati in diretta tv, questa volta su Sky. L’appello scontato agli elettori di Calenda e Raggi (e ai tanti indecisi) è la prima mossa di entrambi, ai quali sono stati dati dei tempi rigidi per rispondere e replicare. II ‘professore’ punta alla “connessione sentimentale con i romani e le romane”, il ‘tribuno’ si ispira alla Dc di Alcide De Gasperi, partito “interclassista contrario a ogni violenza”.

Per la chiusura della campagna, oggi pomeriggio, il front runner del centrodestra sarà in Campo de’ Fiori con i leader della coalizione: secondo i rumors potrebbe intervenire con un videomessaggio o una telefonata Silvio Berlusconi. L’ex ministro dell’Economia sarà invece in piazza del Popolo con il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, e il neosindaco di Napoli Gaetano Manfredi.

Un testa a testa in cui molti danno più favorito chi ‘rincorre’, anche se di soli dei tre punti, di chi è in fuga. Programmi, squadra, confronti tv, il tour in giro tra centro e periferie, tutti fattori che potrebbero spostare le percentuali, ma nella volata finale gli sfidanti spingono soprattutto sull’empatia.

Gualtieri batte ancora sul chiodo della “città dei 15 minuti” e sul ruolo internazionale di Roma, accreditandosi come sindaco “competente” in grado di assicurare alla città un “governo di qualità”. Grato degli endorsement ricevuti, non teme sgambetti: “Penso che l’elettorato di Raggi e Calenda sceglierà di sostenere le nostre proposte”. Dallo studio puntiglioso dei dossier (ripete più volte “stiamo studiando le carte”) che riguardano soprattutto le irripetibili occasioni del Giubileo ed Expo 2030, all’umanizzazione del proprio ruolo: “Starò in Campidoglio, ma continuerò a girare nei quartieri”.

Michetti si dichiara “un uomo civico dalle mani libere” e blinda la formazione con Simonetta Matone vice sindaca, Vittorio Sgarbi assessore alla Cultura, rigiocando il jolly Guido Bertolaso commissario ai Rifiuti e al Giubileo: “La sinistra non ha una squadra, magari sono i soliti giochi di palazzo ma la trasparenza conta”. Anche lui convinto di riuscire a pescare voti nel bacino di grillini e calendiani, riconosce alcuni meriti agli sconfitti: “Nel programma di Calenda la dimensione internazionale della città e il ripristino del decoro sono punti spendibili – e ribasisce -. Raggi su Expo ha fatto un lavoro eccellente”. Non si tira indietro sull’argomento Shoah, per cui si è già scusato come “atto di cortesia”, e precisa: “Quando parlavo di eccellenze finanziarie non mi riferivo al mondo ebraico, ma al fatto che le vittime delle Foibe purtroppo non le hanno avute e sono rimaste sommerse per 50 anni: nessuno ha riconosciuto quel martirio perché erano poveri disgraziati senza alcun potere”.

Green pass. Il tribuno scarica la responsabilità: “È una prescrizione nazionale, un sindaco deve rispettarla, ma bisognerebbe avere il coraggio di porre l’obbligo vaccinale che, di fatto, già esiste”. Per l’ex Ministro è “uno strumento fondamentale per la salute e la ripartenza”. Nel faccia a faccia emerge anche la profonda diversità tra i candidati che si riflette nelle figure che vorrebbero in giunta, scelte in un pantheon immaginario. Gualtieri indica la direttrice del Cern Fabiola Gianotti, la cantante Elodie e il tecnico boemo tanto caro ai romanisti Zdenek Zeman. Michetti preferisce Giulio Andreotti, la sora Lella e Ottaviano Augusto.

Riccardo Annibali