Suona il gong e la prima delle ultime tre sfide comincia. I toni pacati lasciano il posto alle polemiche. Le cordiali strette di mano sono tenute su dalle strategie per attrarre gli ultimi voti. Il cambio di passo è evidente sulle poltrone di Porta a Porta, Enrico Michetti e Roberto Gualtieri, ospiti della ‘terza camera’ di Bruno Vespa. Lo scontro è quello che nel mondo del calcio viene definito il ‘Clàsico’: centrodestra contro centrosinistra, il bipolarismo alla vecchia maniera. La sfida inizia con la stravagante mossa del pallottoliere da cui estrarre il nome del primo candidato a poter rispondere, poi la nebbia si dirada e le intenzioni si chiariscono.

Il tribuno in abito grigio, per dare l’assalto al Campidoglio, alza la voce per Virginia Raggi. Prima se la ingrazia: “Devo riconoscere che la sindaca Raggi ha fatto un ottimo lavoro sulla candidatura ad Expo 2030”, la difende sul fronte rifiuti: “La Regione ha grandi responsabilità per lo stato in cui è ridotta la capitale”. La tattica è palese, l’avvocato vuole prendersi i voti della grillina e spera che abbia recepito il messaggio, magari facendosi avanti con un endorsement prima che si chiudano i giochi.

Botta e risposta su rifiuti, trasporti, buche, cinghiali e fondi del Pnrr. Poi i candidati calano i propri assi nelle maniche, da una parte “la città dei 15 minuti” di Gualtieri con “servizi raggiungibili in un quarto d’ora da ogni romano”. Dall’altra l’evocazione di un Guido Bertolaso che risolve i problemi, uomo su cui Michetti ha scommesso gran parte della campagna post primo turno elettorale.

Si scaldano gli animi, e i toni si alzano. Con il Colosseo sullo sfondo dello studio, l’ex ministro dem in abito blu con cravatta a pois, incalza l’avversario sulla sicurezza: “Tutto questo afflato quando ci sono esponenti di CasaPound nelle liste di Michetti… sarebbero eletti se lui vincesse, ma questo non accadrà”. Il front runner del centrodestra, che ha subìto una trasformazione radicale rispetto al candidato che scappò dai confronti estivi, continua a battere sulle colpe della Regione sul dossier rifiuti, ma senza mai fare il nome del governatore Nicola Zingaretti. Un pallone che sfugge di mano all’avvocato e che rimbalza pericolosamente sulla linea di porta, occasione ghiotta per Gualtieri che va a segno: “Manderò un testo di diritto a Michetti. La responsabilità degli impianti è del Comune. Michetti vuole attaccare Zingaretti e invece dovremmo essere orgogliosi dell’efficienza della nostra Regione, a partire da vaccini.

Ultime battute. Michetti chiede più fondi per Roma a Draghi e Gualtieri ribatte così: “Sarebbe bene intanto evitare parole scomposte come quelle usate oggi nei confronti della ministra Lamorgese da Giorgia Meloni, che ha sostenuto che gli scontri di sabato siano stati sostanzialmente un complotto”. Suona il secondo gong che decreta la fine dell’incontro. Prossimi appuntamenti per i nuovi faccia a faccia stasera su SkyTg24 e poi domani al Tgr.

Nel frattempo i big preparano i fuochi d’artificio finali per la conclusione della campagna. Venerdì chi a piazza del Popolo e chi a Campo de’ Fiori. Il centrodestra ieri mattina ha provato a giocare d’anticipo e cavalcare gli interventi di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani: conferenza stampa (senza domande) e sigla del Patto per Roma. Esplosiva la tirata di Sgarbi. Meno brillante rispetto al confronto tv Michetti: “In 100 giorni di campagna ho ricevuto 86 attacchi”. “È killeraggio”, la precede Meloni. Mentre Salvini se la prende con i media. A sinistra, si contano gli ultimi endorsement. Con Gualtieri si schierano i 5S ribelli, da Enrico Stefano a Donatella lorio. Supporto anche da Italia Viva e, altra ex grillina, da Sabrina Ferilli.

Riccardo Annibali