Può un politico condizionare l’operato della magistratura con anomali proclami? Può questi offendere e denigrare magistrati e avvocati che si stanno occupando di determinati procedimenti esortandoli a passarsi ogni tanto una mano per la coscienza? La risposta è, per entrambe i quesiti, no. C’è chi ancora una volta si occupa di giustizia con le armi affilate del giustizialismo; commenta la riduzione (che definisce ‘sconto’) di una pena concernente una sentenza non ancora passata in giudicato e si scaglia contro tre individui fermati, sospettati di una recente rapina avvenuta in un locale della provincia napoletana, affermando che ora che sono stati arrestati, debba essere chiesta la massima pena prevista.

Può non sapere un politico che i suoi proclami non modificheranno il convincimento dei magistrati che si pronunceranno definitivamente su quella sentenza dopo aver ascoltato i difensori e aver esaminato gli atti processuali? Può questi non sapere che chi viene fermato o arrestato ha diritto ad un regolare processo a cui può conseguire anche una sentenza di assoluzione, sempre che non intervenga una archiviazione della indagine a loro carico? La risposta è, per entrambi i quesiti, no. Ebbene, sarebbe consigliabile non occuparsi di cose di giustizia se l’uso che se ne intende fare consiste nella mera spettacolarizzazione e che a nulla e nessuno può giovare se non in termini di consenso personale proveniente da parte di fronde giustizialiste della comunità. Ancora una volta, quindi, l’effetto gogna è servito e stavolta a farne le spese, oltre ai presunti rei (in un caso solo raggiunti da un provvedimento di fermo dell’autorità giudiziaria), sono anche i difensori di costoro e i magistrati che si occupano di tali vicende, con modalità che non rendono giustizia ad alcuno, soprattutto alle vittime e ai loro familiari.

Certe dichiarazioni, scritte o profferite a mezzo social, appaiono ancor più farsesche se provenienti da chi sa bene che compito dei magistrati è quello di applicare le leggi esistenti e che agli avvocati spetta la vigilanza di tal compito. Chi di politica si occupa, dovrebbe occuparsi di altro. Dovrebbe impegnarsi a promuovere politiche sociali, ambientali, giovanili, economiche e del lavoro in una regione che vanta tristi primati e in cui, spesso, si verificano quei fenomeni di cui il politico si erge a paladino proprio per la carenza di interventi mirati a debellarli. Le capacità mediatiche non gli mancano, tutt’altro. Le adoperi, dunque, per farsi promotore e non portavoce della tutela di diritti fondamentali dei cittadini. Si faccia propugnatore di idee, di proposte legislative, che tutelino per esempio l’acqua pubblica, l’occupazione, la sicurezza. E le divulghi con i suoi più che adeguati strumenti affinché i cittadini lo apprezzino per i compiti per i quali è stato deputato e che legittimano, quelli sì, l’esercizio delle sue funzioni. Tutto il resto è solo show, un triste spettacolo mediatico in cui tutti sono spettatori e vinti e c’è un unico protagonista e vincitore. Forse l’obiettivo è quello.