Riceviamo e pubblichiamo

 

Bisogna ripartire dalla Costituzione e più precisamente dalla presunzione d’innocenza che è costituzionalmente tutelata all’articolo 27 comma. 2 della Costituzione, giacchè implica che la decisione del giudice penale debba sempre fondarsi sul suo libero convincimento, senza alcuna ingerenza di valutazioni predeterminate e senza alcuna pressione da show mediatico. Ecco il motivo urgente del recepimento della Direttiva europea 343/2016 che rappresenta il rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza, in quanto con essa gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che le autorità pubbliche non presentino – ai media – gli indagati o gli imputati come colpevoli, fino a quando la loro colpevolezza non sarà legalmente provata. E’ chiaro anche che va trovato il giusto equilibrio tra il diritto di cronaca giudiziaria e la reputazione dell’imputato o del detenuto. E ciò può essere raggiunto – in concreto – attraverso la separazione dei poteri e della funzione giurisdizionale, anche perché il nodo centrale e al tempo stesso problematico è proprio il contrasto alla rivelazione dei segreti d’ufficio da parte dei ‘sacri’ custodi dello Stato per citare l’opera La Repubblica di Platone, contrasto che può essere rafforzato non solo – e non tanto – incrementando la repressione penale (gli autori delle violazioni sono coloro che poi dovrebbero perseguirle), ma più realisticamente rompendo quei rapporti ‘opachi’ che si generano tra magistratura e stampa.

RISPETTO DELLA VERITA’ PROCESSUALE

E’ palese che un passaggio indispensabile sarebbe quello di consentire effettivamente ai giornalisti l’accesso pieno e trasparente agli atti non più coperti dal segreto, con benefici per la stessa attività giornalistica sotto il profilo del rispetto della verità processuale, vera e propria pietra angolare del diritto di cronaca giudiziaria finalizzata al controllo del potere giudiziario. Torniamo ora alla presunzione di innocenza. Come rilevato dalla dottrina la disposizione si ricollega soprattutto ai principi fissati dall’art. 6 del codice etico della magistratura. La fattispecie tipizzata esprime l’esigenza del legislatore, già codificata dalla stessa magistratura associata, di evitare le molteplici forme di collegamento che il magistrato può essere tentato di stabilire con i canali di informazione per sostenere, anche sul piano di una sua distorta immagine pubblica, la sua azione o, peggio, per attirare su di sé l’attenzione dei mezzi di comunicazione mediatica, al fine di soddisfare protagonismi inopportuni ma soprattutto non richiesti. Ecco quindi che è proprio la presunzione di innocenza, come forma di garanzia della libertà individuale, come un ulteriore impedimento di quell’arbitrio che si potrebbe verificare qualora l’imputato o detenuto fosse già considerato come qualificato in senso negativo della società. Altro elemento a tutela della presunzione di innocenza è proprio l’articolo 684 del codice penale (Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale) che è posto a tutela del segreto esterno, così come l’articolo 114 c.p.p. (Divieto di pubblicazione di atti e di immagini) è a tutela il processo penale fondato sul sistema accusatorio è imperniato sul ruolo neutrale che assume il giudice, mentre alle parti (accusa e difesa) spetta il compito di introdurre in giudizio i fatti e le prove, dove il giudice penale essenzialmente assicura che le prove vengano assunte nel rispetto delle norme processuali e nel contraddittorio tra le parti (artt. 111 Cost. e 6 CEDU) e pronuncia sentenza in base alle emergenze processuali acquisite.

BASTA INQUISIZIONI

Perché come scrive Calamandrei nell’Elogio dei Giudici che sono proprio i Magistrati che devono dare l’esempio nel voler rendere giustizia, prima che ai patrocinati, ai patrocinatori. E la questione oggi è che nel nostro sistema giudiziario abbiamo spesso e volentieri il processo penale basato sul sistema inquisitorio che si caratterizza invece per il fatto che i ruoli di giudice ed accusatore (pubblico ministero) si sommano in capo ad una sola persona, l’inquisitore, con la fase delle indagini svolta da chi sarà poi anche chiamato a decidere. E questo non è da Paese che è stato la culla del diritto. Quis custodiet ipsos custodes?

Luigi Camilloni

Autore

Direttore dell'Agenzia Agenparl