Ecco il garante dell’ignoranza Marco Travaglio che presenta “il garante della prostituzione”, così descrivendo “la storia di B.” ai complici del Fatto che dovrebbero porgere la propria firma per dire no a Berlusconi al Quirinale. Manca poco, ma uno di questi giorni vedremo Marcolino impegnato nella fatica di mostrare chi la fa più lontano. Tanto è infantile la sua paura che si fa ossessione. Nel titolone che apre la sua campagna d’inverno contro Berlusconi e che si palesa con un enorme NO, avrebbe potuto scrivere di tutto, e colorare di rosso e di giallo o meglio di nero, che politicamente è il suo vero colore preferito. Avrebbe potuto scegliere gli insulti più offensivi, dargli del mafioso, per esempio. Siamo fiduciosi del fatto che nel corso delle prossime puntate apparirà all’orizzonte anche questa carezza da parte di Marcolino.

Ma la scelta di un’immagine sessuale, il riferimento a una professione che tra l’altro non costituisce reato, ma al massimo un “peccato” nei cui confronti persino la Chiesa ha un occhio di comprensione, è solo una buccia di banana, dimostrazione di pochezza culturale e di ignoranza. Della storia e dei suoi “scandali”, prima di tutto. Della storia di grandi Presidenti come Francois Mitterand che seppe tener celata a lungo una figlia illegittima e riconosciuta solo all’età di dieci anni. Di un Paese maestro di democrazia come gli Stati Uniti che ancora rimpiange John Fitzgerald Kennedy senza giudicare le sue consuetudini affettive e il suo grande amore adultero con Marilyn Monroe. Per non parlare di Bill Clinton nei cui confronti finì in nulla la procedura di impeachment per l’avventura con Monica Lewinsky. La storia che sarà giudicata dalla storia. Non dai tribunali, non dalla Chiesa. Men che meno dal pettegolezzume giornalistico ignorante.

Difficilmente qualche testo scolastico dei nostri pronipoti parlerà di Marco Travaglio, sicuramente tutti gli storici si occuperanno di Silvio Berlusconi, di un grande imprenditore e di uno statista. Vedremo se anche di un presidente della repubblica. Ma, chi proprio vorrà mettere il naso anche nelle scartoffie di tribunale, non potrà che raccontare di lui come vittima di veri plotoni di esecuzione in toga che lo hanno preso di mira ingiustamente per qualche decennio per odio politico. E allora, parliamo pure di prostituzione, caro Travaglio. Visto che anche l’Italia e un presidente del consiglio hanno avuto la loro piccola Monica Lewinsky, la ragazza marocchina Karima El Mahroug . Ti sfidiamo sulla storia, e anche sulla cronaca. Ci aiutano due magistrati, due ex pubblici ministeri, la tua categoria preferita. Ilda Boccassini e Luca Palamara raccontano, ciascuno a modo proprio, come cominciò. E tutti e due disvelano il “grande complotto” di cui Berlusconi fu vittima a partire da quell’estate, mentre era presidente del consiglio.

“Nel 2010 il lavoro come coordinatrice della Dda mi impegnava molto – scrive nel suo libro l’ex pm milanese – ne ero soddisfatta e non immaginavo che di lì a poco avrei dovuto rivivere l’incubo di fronteggiare Silvio Berlusconi”. Segue una cronaca, raccontata in modo poco credibile, che introduce sulla scena giudiziaria e politica la giovane Ruby. È la premessa del “complotto”, al quale, almeno inizialmente, la dottoressa Boccassini fu estranea. Tanto che si mostrò sorpresa quando proprio a lei, che si occupava di mafia, fu proposto di indagare il presidente del consiglio per prostituzione minorile. L’obiettivo non era il tipo di reato, ma il tipo di (presunto) autore. Il “merito” di quella scelta va tutto attribuito a colui che era da poco stato promosso al vertice della procura milanese, Edmondo Bruti Liberati, esponente di spicco di Magistratura democratica. Una tradizione politica meneghina proseguita fino all’ultimo procuratore capo, di recente pensionato, Francesco Greco. Tutti appartenenti alla stessa corrente sindacale di sinistra. A questo punto ci facciamo aiutare da un altro ex pm, Luca Palamara, e dal suo libro “Il Sistema”. “Quello delle donne è un buon filone, mediaticamente funziona, e di certo indebolisce la figura del presidente Berlusconi”.

Certo, molto abile la scelta di Ilda Boccassini a rappresentare l’accusa contro il presidente del consiglio: perché è donna, perché ha molta visibilità e tutti sanno chi è. Pensate che immagine davanti al mondo la sua chioma rosso fuoco e il dito puntato contro il puttaniere! E si, quello delle donne è proprio un buon filone. Ma anche essere di Magistratura democratica conta molto. Anche Boccassini è di quella parte politica. E la procura di Milano –ce lo ricorda ancora Palamara– “è un fortino ben strutturato. A dirigerlo è Edmondo Bruti Liberati, uno dei magistrati più temuti e potenti d’Italia, vero faro dell’egemonia culturale della sinistra giudiziaria e dei suoi conseguenti riflessi politici”. L’inchiesta contro Berlusconi, quella che finirà poi con la sua totale assoluzione, ma dopo che verrà proiettata in tutto il mondo la sua immagine di puttaniere e quasi di stupratore di minorenni, nasce quindi in quel, “fortino ben strutturato” di Magistratura democratica. Da subito viene applicato il sistema ambrosiano, quello per cui le regole si applicano solo per gli amici. Per i nemici, beh, lasciamo all’immaginazione.

Fatto sta che la giovane Ruby, secondo la cronaca di Boccassini (ma non ci crediamo mica tanto) si sarebbe confidata, durante un breve ricovero ospedaliero, nel luglio del 2010 con un’assistente sociale. La quale avrebbe svolto una relazione e l’avrebbe consegnata al pubblico ministero Pietro Forno, responsabile di reati a sfondo sessuale. Questo è il primo inciampo dello stile ambrosiano, perché Ruby non ha mai parlato di reati, ma solo delle cene cui avrebbe partecipato a casa di Berlusconi. I reati sono quindi stati cercati. Non è stato lo stesso Tonino Di Pietro, di recente, a dire che quello era, già dai suoi tempi, lo “stile ambrosiano”?

La seconda anomalia ce la racconta la stessa Boccassini e consiste nel trucco usato in procura per trasmettere alla responsabile dei reati di mafia un’inchiesta di prostituzione. Venne usato il sostituto Sangermano, che lavorava con Forno ai reati sessuali ma aveva fatto domanda per passare al pool antimafia. Così il giovane pm fu costretto a trascinare nell’ufficio di Ilda Boccassini il fascicolo su Berlusconi. Il quale nel frattempo era del tutto ignaro di quel che stava succedendo, anche perché (ah la maledizione dello stile ambrosiano!) si indagò per sei mesi su di lui senza ricordarsi di informarlo. Presto la “palla di neve”, come la definirà Palamara nel libro scritto con Sallusti, diventerà inarrestabile. Anche perché il procuratore Bruti Liberati cerca la copertura politica nel sindacato dei magistrati, e “..chiede a Giuseppe Cascini, suo referente nella giunta Anm, la solidarietà dell’intera categoria”.

Ma c’è di più, lo stesso Palamara coinvolgerà anche il Quirinale, concludendo: “Così, ancora una volta, procedo come da copione: comunicati di solidarietà ai colleghi milanesi e tutto il resto che ben conosciamo”. Serve altro? Sono passati undici anni. Dopo cinque e tre processi Silvio Berlusconi è stato assolto. Nel frattempo Bruti Liberati e anche Ilda Boccassini sono andati in pensione, è arrivato Francesco Greco e ha terminato la sua carriera pure lui. Ma i “processi Ruby”, e due e tre, sembrano non finire mai. Il leader di Forza Italia continua a portare a casa assoluzioni, una dopo l’altra, ma il “fortino milanese” pare insaziabile. È lì che si abbevera il “garante dell’ignoranza”, che non sa leggere le sentenze e neanche il codice penale. Fattene una ragione, Marcolino, non riuscirai neanche questa volta a farla più lontano.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.