L’altra sera si è praticamente spenta, in un clima di grande tristezza, la lunghissima vicenda dei tanti processi Ruby. È la lunga epopea di un pezzo di magistratura – essenzialmente di un pezzo della procura di Milano – che da più di dieci anni si è applicata nel tentativo di incastrare – pur nella evidente assenza di un reato – il capo del centrodestra e l’ex presidente del Consiglio, e di portarlo in prigione.

Si è praticamente spenta, questa vicenda, quando il Presidente della Corte al processo Ruby ter bis (il Ruby ter è stato diviso in due processi, tra qualche riga proviamo a spiegarvi perché, e ad accennare un breve conteggio dei processi Ruby) ha dichiarato inutilizzabili le testimonianze delle ragazze che avevano deposto già in fase di indagine al Ruby uno, e poi, successivamente, nelle udienze del Ruby uno e del Ruby due. Il motivo della decisione del giudice? Chi le interrogava non poteva non sapere che le ragazze, proprio per quelle che erano le ipotesi alla base dell’interrogatorio, erano indagabili. Dunque non deponevano più come testimoni o persone informate dei fatti, ma come possibili imputate, e di conseguenza dovevano essere interrogate alla presenza di un avvocato e con tutte le garanzie di legge, e con la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere.

La decisione del Tribunale, evidentemente, ha implicazioni gravissime. Perché ipotizza che i Pm che interrogavano le ragazze abbiano violato clamorosamente la legge e violato i diritti della difesa. Consapevolmente? I casi sono due. O quei magistrati non conoscevano la legge – una parte molto, molto importante e conosciuta della legge – oppure sapevano di violarla e immaginavano che questa violazione potesse essere legittimata dal fine. Quale fine? Il fine di un Pm è quello di arrivare al rinvio a giudizio e poi alla condanna. Di chi in questo caso? Beh, la domanda fa un po’ sorridere: di Silvio Berlusconi, ovviamente. La decisione del Presidente del tribunale di escludere le testimoni dal processo, a occhio e croce, chiude anche il processo. Che si fondava solo su quelle testimonianze. Ma, sempre a occhio e croce, stabilisce una verità ancora più importante: che tutto il lunghissimo percorso processuale dell’affare Ruby sia stato viziato da palesi irregolarità, e che – in modo davvero stupefacente – nessuno se ne sia accorto in questi quasi dieci anni (le prime testimonianze raccolte sono dell’anno 2012).

È un’altra mazzata micidiale sulla procura di Milano, e sui vari magistrati che con accanimento si sono occupati dei processi Ruby. A partire, naturalmente, dalla Pm più famosa e celebrata, e cioè da Ilda Boccassini, che ancora oggi, nonostante le numerose sconfitte ricevute nelle aule di giustizia, rivendica quel processo e la caccia all’ex premier. Non si sa sulla base di quali ragioni. Probabilmente di un codice morale che noi, purtroppo, non conosciamo. La follia dei testimoni interrogati illegalmente si aggiunge alla follia che abbiamo appena indicato, e cioè quella relativa al numero dei processi. Nel mondo civile (e anche, formalmente, in Italia) nessuno può essere processato più di una volta per lo stesso reato. In alcuni paesi, specie quelli di diritto anglosassone, questo principio porta persino a impedire all’accusa di chiedere il processo di appello. Lo può chiedere la difesa. L’accusa no, perché sarebbe un secondo processo. Da noi invece, sebbene la legge dica che non si può, talvolta si fa. Cioè si processa una persona per lo stesso reato più volte. Raramente, per fortuna. Succede quando a dei Pubblici ministeri particolarmente… (l’aggettivo mettetelo voi) non è piaciuta una assoluzione.

I casi più clamorosi degli ultimi anni sono quello di Palermo e – appunto – quello di Milano. A Palermo il generale Mori è stato processato tre volte e assolto tre volte per lo stesso reato. Era accusato di aver trattato con la mafia, ma poi a guardare le carte si è capito che il generale Mori, tra gli esseri viventi, è sicuramente quello che ha inferto alla mafia i colpi più duri, mandandola in agonia. E poi c’è il processo Ruby. Ruby uno, Ruby due, Ruby tre (quello di Siena con assoluzione piena di Berlusconi di qualche giorno fa) e Ruby tre bis che è questo di Milano, morente, ripetizione perfetta del processo di Siena. Perché due processi fotocopia? La giustificazione – se ho capito bene – è che se fai due processi uguali, magari uno lo vinci…. Non ce ne sono altre di giustificazioni ragionevoli.

La sostanza è che Berlusconi è stato accusato di avere avuto una cena, forse con ricadute sessuali, a casa sua, alla quale parteciparono diverse ragazze tra le quali una, questa Ruby, non ancora maggiorenne. E questa cena ha prodotto dieci anni di indagini, decine di Pm dedicati, Corti su Corti impegnate per un tempo lunghissimo, interrogatori, intercettazioni, chissà quali altre diavolerie di indagine, polizia, carabinieri, finanza, un costo altissimo, il tutto bene organizzato in quattro processi lo scopo dei quali era condannare alla prigione Berlusconi e levarlo di mezzo dalla scena politica, e che però, per una serie di ragioni accidentali (indipendenza dei giudici chiamati a decidere), non hanno prodotto nessuna condanna per l’ex premier. Come peraltro era già successo in un’altra sessantina di processi, organizzati non tutti, ma molti, sempre dalla procura di Milano, e tutti conclusi con l’assoluzione.

Cosa dimostra tutto questo? Due cose. Che esistono alcuni magistrati che non si comportano da magistrati e non rispettano la legge, ma si comportano da “sbirri” senza scrupoli. Per i quali l’imperativo categorico non è la legge ma il successo dell’indagine. E poi dimostra un’altra cosa: che Silvio Berlusconi è stato perseguitato da un pezzo della magistratura. Sfido il suo più acerrimo nemico a negare questa circostanza. Anche altri esponenti politici hanno subito persecuzioni. Penso al mio amico Bassolino, processato e assolto 19 volte. Il caso di Berlusconi però è di dimensioni gigantesche, non ha alcuna giustificazione, e ha segnato gli ultimi vent’anni di storia d’Italia. Li ha segnati e ne ha cambiato il corso. Naturalmente la cosa è molto grave, perché avendo la persecuzione di Berlusconi modificato l’andamento della politica e i rapporti di forza tra i partiti, ha prodotto una ferita molto profonda nella democrazia. In questi anni la democrazia è stata seriamente ferita dalla magistratura. Senza che nessuno ne prendesse atto e decidesse di intervenire.

Ma è ancora più grave per un’altra ragione. Noi scopriamo che la nostra giustizia ammette la persecuzione di un cittadino. Berlusconi è molto potente e molto ricco. È riuscito a difendersi. Ma tutti gli altri cittadini? Chi non è in grado di intervenire sull’opinione pubblica, non è in grado di sostenere sessanta processi (o anche dieci) e finisce nelle grinfie di qualche magistrato che ha deciso di annientarlo, che possibilità ha di salvarsi? A chi può rivolgersi? Come può impedire che la macchina della giustizia non produca clamorose ingiustizie? Non può. È questo il punto essenziale. La riforma della magistratura è urgentissima perché i fatti ci dicono che questa magistratura è in parte fuori controllo. In gran parte, essenzialmente sul versante delle Procure. È urgente metterla sotto controllo. Come tutti gli altri organi dello Stato. Riforma della Giustizia vuol dire esattamente questo: rimettere sotto controllo il corpo impazzito della magistratura.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.