Che cosa succederebbe se in un luogo istituzionale della politica, mettiamo il Governo o il Parlamento, si insinuasse il dubbio che Marco Tremolada, presidente della settima sezione penale del tribunale di Milano, potrebbe essere “pazzo”, e che la pm Tiziana Siciliano è solo una “vecchia”? In fondo, questo gioco di maliziosa fantasia potrebbe trovare supporti e credibilità persino all’interno dello stesso palazzo di giustizia di Milano.

Il presidente Tremolada si è attirato non poche antipatie dopo la sentenza di assoluzione dei vertici Eni, nelle cui motivazioni non ha risparmiato critiche urticanti su certi comportamenti della pubblica accusa, che ha caparbiamente presentato ricorso in appello. E, con il clima di scontro e di guerriglia permanente che ormai domina le giornate della magistratura milanese e gli schieramenti da curva nord pro e contro il tal pm o il tal giudice, trovare qualcuno che abbia considerato una follia la sentenza Eni non è difficile. Quanto a Tiziana Siciliano, è un dato di fatto che, essendo lei nata nel 1955, qualcuno che sia uso a adoperare il suo raffinato lessico d’aula, possa definirla una “vecchia”. Un termine che, essendo lei una donna, sarebbe ancor più offensivo di quanto sia risuonato nell’aula del processo “Ruby ter”, quando lei apostrofò in quel modo l’imputato Silvio Berlusconi.

Che cosa succederebbe dunque se in Parlamento, dopo che per esempio un capogruppo avesse sprezzantemente definito “solo una vecchia” la pubblico ministero, il presidente avesse richiesto una perizia psichiatrica per il dottor Tremolada? È un paradosso, non potrebbe mai accadere. Ma perché le istituzioni, i partiti politici, il sistema mediatico, l’opinione pubblica devono consentire che tanta violenza, tanto disprezzo per la persona e per la simbologia rappresentata da un ex presidente del consiglio, un uomo di Stato, un grande imprenditore, vengano diffuse a piene mani in un’aula di giustizia? In quel luogo in cui la civiltà di un Paese è rappresentato dalla dea con la bilancia, che dovrebbe rappresentare l’equità e la saggezza, ma soprattutto l’uguaglianza di ogni cittadino davanti alla legge?

Silvio Berlusconi non è stato mai trattato alla pari degli altri cittadini. Non ha mai potuto godere dei diritti di noi persone “normali”. È il Caino cui non è mai stato neanche dedicato un Comitato ad personam. La persecuzione nei suoi confronti non ha tregua. Persino oggi, mentre il Titanic delle toghe sta affondando, c’è ancora qualcuno che fa suonare l’orchestra. La ballata delle manette. Quasi a raccontarci che lì dentro non è cambiato niente. Che se anche il procuratore Greco e l’ex “dottor sottile” del pool Mani Pulite si prendono a schiaffoni, se anche i sostituti si schierano con Paolo Storari contro il capo, se anche le carte segrete ormai non vengono più depositate in edicola, perché le edicole sono chiuse e i giornalisti invece di fare lo scoop corrono terrorizzati a restituire le carte al procuratore. Se anche succede tutto questo , c’è sempre un’isola speciale dedicata a lui, un luogo dove splende ancora il sole del prestigio della procura milanese e dove si può impunemente tenere strette le manette ai polsi di Berlusconi, quel povero vecchio pazzo.

Il film continua, pornografi in toga e pornostar da tastiera sono sempre al loro posto, in quell’isola si suona ancora la stessa musica, mentre il transatlantico affonda. Ricordate? Berlusconi aveva appena vinto le elezioni del 2008 e ancora non si era riusciti a incastrarlo come politico corrotto. Sarebbe stato così semplice eliminare l’Uomo Nero per via giudiziaria come era stato fatto con Bettino Craxi e gli altri della prima repubblica. Del resto Luca Palamara non ha scritto nel libro con Sallusti che lui stesso, che era il capo dei sindacalisti in toga, aveva imbracciato il fucile contro il presidente del consiglio? Così si creò il pornofilm.

Il primo tempo fu girato a Casoria. L’innocentissima cena di compleanno di una diciottenne, con mamma papà e amici imberbi fu fatale alla presenza di Berlusconi, e grande scoop per una cronista locale di Repubblica. La notizia fu trattata con la stessa pruderie che avrebbe meritato l’irruzione di un gruppo di suore in un bordello a luci rosse. E la povera Noemi Letizia fu trasformata in una giovane messalina e mai più lasciata a vivere in pace le sue avventure di ragazza. Il secondo tempo sposta la troupe del pornofilm a Bari, la protagonista è una fanciulla meno giovane e meno innocente. Dietro la macchina da presa c’è ancora un cronista locale, del Corriere questa volta. La zoomata coinvolge anche un magistrato, da poco insediato al vertice della procura della repubblica, che viene subito trascinato per i capelli a giustificare sul perché non abbia ancora messo le manette ai polsi dell’Uomo Nero. In effetti quella toga una grave macchia l’aveva nel suo dna, non faceva parte della banda vincente dei magistrati, quella di sinistra. I colleghi di Lecce lo indagarono per abuso d’ufficio e favoreggiamento. Fu poi prosciolto, ma solo dopo ampio sputtanamento da parte di pornografi in toga e pornostar da tastiera.

Il terzo tempo del film è anche il piatto forte. Siamo a Milano. La protagonista una giovane marocchina, che ha solo il torto di avere diciassette anni e mezzo e non diciotto, e di dimostrarne qualcuno di più, per l’aspetto, la bellezza appariscente e le movenze sinuose. Anche in questo terzo tempo la zoomata riprende una toga che diventa vittima. È il procuratore aggiunto che ha la delega per i reati contro la Pubblica amministrazione, quindi anche per il reato di concussione su cui si indaga nei confronti di Silvio Berlusconi. Ma non è di Magistratura Democratica, come potrebbe “imbracciare il fucile” nello stile Palamara? Meglio passare le carte a una collega, quella giusta per quel ruolo, anzi cacciare addirittura il pm “sbagliato” da Milano, magari farsi dare un aiutino dal massimo vertice dello Stato e del Csm.

Succede poi che se il film si chiude con un finale brillante per l’imputato, che, come l’eroe di un bel western, dopo tante traversie arriva trionfante alla vittoria e pensa già di volare felice tra le braccia della sua bella, e vede persino all’orizzonte il Titanic delle toghe che affonda, ecco che le poche toghe rimaste accendono la ballata delle manette: Ruby uno e due e tre. Perché, maledetti testimoni, avete dato ragione a Berlusconi e al tribunale dell’appello e a quello della cassazione? Siete falsi e corrotti. E noi continueremo a processarvi all’infinito insieme al vostro corruttore, all’Uomo Nero, al Nemico. Che è un vecchio, che è pazzo. La Ballata delle manette. Suonala ancora, Sam.

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.