Durante la fase più cruda della pandemia, il nostro ordinamento costituzionale ha tenuto abbastanza, benché “ballando” parecchio. Lasciamo qui in disparte la questione della natura delle fonti che hanno disciplinato gli interventi in materia – il codice della protezione civile, i decreti del presidente del Consiglio dei ministri, i decreti legge – e dei loro complicati rapporti reciproci, con l’emarginazione del Parlamento. Un  altro profilo che ha fatto discutere molto è stato quello delle relazioni tra Governo e presidenti delle Regioni.

Tra i cosiddetti “governatori” (che peraltro tali non sono, giacché l’Italia non è uno Stato federale), si sono distinti per attivismo e rivendicazioni a gran voce alcuni su tutti: il ligure Toti, il veneto Zaia e il nostro De Luca al quale vorremmo dedicare qualche osservazione. Ricordiamo tutti gli insulti da lui scaricati, attraverso le lunghe omelie del venerdì, sugli “idioti” che si lamentavano di non potere fare jogging o la movida, sulla mamme che avrebbero voluto i figli a scuola, i “lanciafiamme” promessi per sciogliere eventuali feste e raduni di persone in tempi di divieti di riunione. Se il Comitato tecnico-scientifico e il mai ilare Speranza erano “chiusuristi”, lui lo era al cubo. È poi venuta la rampogna ai commissari dell’Esecutivo di lesinare ai campani le dosi di vaccini proporzionate al numero dei residenti, con l’annuncio di avere addirittura condotto una trattativa separata coi russi per procurarsi lo Sputnik. Infine, in tempi più recenti, abbiamo conosciuto il presidente “aperturista”: sua, così, la proposta di fare delle isole del golfo di Napoli, nonché delle costiere sorrentina e amalfitana e del Cilento, aree Covid free per riattrarre i turisti attraverso una somministrazione vaccinale anticipata  e generalizzata a favore dei residenti. Sua pure l’idea della card vaccinale per ammettere gli immunizzati a una serie di prestazioni e servizi.

Decisamente con De Luca si va sulle montagne russe e non si rischia di annoiarsi. Finché fossero solo sollecitazioni, che passino; anzi, gli stimoli fanno bene a pigrizie e a irresolutezze. Peccato, però, che a volte sono decisioni intempestive e allora il Nostro è costretto a segnare il passo. Sulla esclusiva riserva della profilassi vaccinale allo Stato, la Corte Costituzionale ha confermato da poco una sua risalente giurisprudenza, mentre a proposito della tessera regionale per aprire a molto di quanto prima era stato vietato si è fatto sentire il Garante dei dati personali, con rilievi sul mancato rispetto della privacy e censure di ostruzionismo e invasione di campo verso lo Stato e l’Unione europea, impegnati in una già difficile trattativa sul passaporto vaccinale già difficile di suo per tollerare di venire scavalcati.Come spesso capita al leader salernitano – beninteso adottivo – di Santa Lucia, a volte lui resta vittima delle sue fughe in avanti. A guardare bene, insomma, il problema è al medesimo tempo giuridico e politico: se da un lato la riforma del titolo V della Costituzione ha lasciato aperto il problema di chi debba dire l’ultima parola in caso di contrasto di decisione tra il centro e le autonomie territoriali, dall’altro la palla passa al livello politico e qui lo scontro è tra due draghi: uno che si chiama proprio così e uno che se non altro crede di (e aspira a) esserlo.