Nella proposta di legge di bilancio compaiono anche le norme sull’emersione delle cripto-valute non dichiarate al fisco, con una sanzione dello 0,5 per cento del loro valore per ogni anno in cui sono state detenute. Per i relativi redditi conseguiti si prevede, invece, un’imposta sostitutiva del 3,5 per cento del valore delle attività al termine di ogni anno o in occasione del loro realizzo. Vi è chi suppone che si tratti di uno specchietto per le allodole: sarebbe una base per stimolare, poi, a livello parlamentare una eventuale decisione di ampliare l’emersione e promuovere una nuova “voluntary disclosure” dei capitali non dichiarati. In ogni caso, per le “cripto” si prevede l’emersione, ma esse emergeranno, se così sarà, nel vuoto pneumatico, cioè prive di regolamentazione e di controlli di Vigilanza: il principale, grave “punctum dolens”.

Il quadro internazionale riguardante questi asset non è certo confortante. Dopo l’americana Ftx, una nuova società che opera nel settore dei prestiti e dello scambio di cripto-valute sarebbe in gravi difficoltà: si tratta della statunitense Genesis Global Trading la quale, come è accaduto per Ftx, si è rivolta a quella che è ritenuta la più grande borsa cripto, Binance, per ottenere l’erogazione di liquidità, ma, come riferiscono le cronache, la sua richiesta non è stata accolta. Vedremo gli sviluppi di questo nuovo caso. Ftx, sottoposta a procedura fallimentare, deve ai primi 50 creditori 3 miliardi di dollari. La stampa riporta ampie notizie sul dirottamento – o meglio sulla distrazione – dei fondi da parte del principale esponente di quest’ultima impresa. Nonostante che siano stati rivolti dalle autorità competenti dei “caveat” per l’operatività in questo comparto caratterizzato da una inadeguata trasparenza e dalla volatilità delle quotazioni, negli ultimi tempi è aumentata l’emissione di cripto asset e ora si calcola che ben più di ventimila sarebbero i tipi di “cripto” a livello globale. Ovviamente, queste attività non sono monete, non avendo corso legale e non essendo dotate di potere liberatorio nelle transazioni come le banconote.

L’aspettativa o l’illusione di facili arricchimenti incentivano la partecipazione a questo “mercato” che, a volte, come ora sta accadendo, provoca pesanti disillusioni. Il fatto è che, nonostante che si continui a definire questa operatività come oggettivamente rischiosa e si adottino espressioni che arrivano finanche a qualificarla come criminale e si parli, negli Usa, non più di “Far West”, bensì di “Wild West”, finora nulla è stato fatto per regolamentare e controllare il settore. Un Regolamento europeo è in progettazione da lungo tempo, ma neppure quanto sta ora accadendo, con le difficoltà che sono quotidianamente segnalate, ne accelera l’adozione. In effetti, una disciplina di questa operatività non può non basarsi su di una normativa europea e su accordi internazionali (per esempio a livello di G7 o, meglio ancora, di G20), data la possibilità di eludere una eventuale normativa solo nazionale, considerato il carattere di questi asset. L’ingiustificabile temporeggiamento sta ora finendo con il favorire fenomeni di contagio delle difficoltà tra operatori di questo ramo, ma anche – ciò che oggi dovrebbe particolarmente allarmare – anche nel settore finanziario tradizionale, per le connessioni che si stabiliscono tra i due comparti. Se prendesse quota un effetto-domino ad ampio raggio, i problemi si aggraverebbero enormemente. Alcuni paventano un rischio Lehman, anche se le differenze tra i due casi sono significative.

Ma il presidente della Consob, Paolo Savona, in un intervento svolto in un recentissimo convegno sulla produttività, il lavoro e la crescita – nel quale ha parlato con grande rigore ed efficacia anche l’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio della cui opera esce in questi giorni un libro di Ivo Tarolli – ha segnalato il fatto che settori delle “cripto” stanno ibridando, con le loro difficoltà, il settore finanziario tradizionale. Allora diventa ancor più necessario un intervento delle Autorità monetarie. Non si tratta di essere coinvolte in queste vicende o di decidere ora aiuti. Ma, se si verificasse un caso come quello temuto di ampia portata, sarebbe difficile, per la Banca centrale e per la Vigilanza, restare nell’atarassia, immobili, innanzitutto per i problemi di liquidità. Lehman insegna. Gli impatti sarebbero enormi. Non bisogna mai dimenticare, per quel che riguarda l’Italia, il principio costituzionale sulla tutela del risparmio.

Allora, piuttosto che intervenire per tentare di riparare i danni, è necessario farlo sin d’ora, agendo d’anticipo perché sia adottata l’auspicata regolamentazione e le Autorità siano dotate di poteri di controllo. I latini dicevano “ Principiis obsta; sero medicina paratur”. Occorre agire subito e non corrispondere all’ammalato la medicina quando è ormai tardi. La procrastinazione del temporeggiamento da parte del legislatore, innanzitutto comunitario, costituirebbe un fatto grave, essendo prevedibile ciò che in un lungo vuoto normativo potrà avvenire. L’emersione di cui si è detto sopra dovrebbe essere un ulteriore fattore di impulso ad adottare urgenti misure normative.