«Desta sgomento l’individuazione degli avvocati come complici delle associazioni criminali che imperversano sul territorio, argomentata con l’accumulo di “ricchezze” in ragione della difesa della camorra». Parole dell’avvocato Luca Panico, segretario napoletano di Nuova avvocatura democratica (Nad), che ha replicato al post del consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli sulla storia del rider aggredito e rapinato da una banda di giovanissimi.

«Ci sta un pezzo della nostra popolazione, anche colletti bianchi, anche gente altolocata… fior fiore di penalisti che sono diventati ricchi grazie al fatto di essere esperti nel difendere, sostenere e muoversi a favore di camorristi», aveva scritto Borrelli. Di qui la polemica social. «Gli avvocati, tutti gli avvocati – ha precisato Panico nel suo post in difesa della categoria forense – non difendono Tizio o Caio, ma il loro diritto a un processo celebrato in ossequio alle garanzie e ai diritti previsti dall’ordinamento giuridico nazionale e internazionale, senza alcuna partecipazione o condivisione morale con le vicende umane alle quali lavorano. Questo vale in ogni campo del diritto, senza differenza alcuna: che si tratti di un sinistro stradale o del più efferato omicidio, di un ricorso alla giustizia amministrativa o della difesa in giudizio di imputati per fatti di camorra. Bisogna respingere con forza questa impostazione culturale che vede nel professionista non un soggetto partecipe dell’esercizio, nell’interesse del proprio assistito a un giusto processo, della funzione giurisdizionale ma un compartecipe dei fatti a quella giurisdizione sottoposti. Questa non è una battaglia per la legalità ma macelleria sociale, che in nulla contribuisce alla soluzione dei problemi, drammatici, che affliggono la nostra città».

Di qui l’invito a Borrelli a «rettificare le sue parole e a meglio indirizzare le proprie energie e le proprie battaglie capendo che l’avvocatura penalista non si adopera per raggirare la legge ma proprio affinché essa trovi la più corretta e giusta attuazione nelle aule di giustizia». Quindi, la controreplica del consigliere regionale per precisare che il senso delle sue parole non voleva essere un attacco indiscriminato a tutta la categoria forense: «Non ce l’ho con i penalisti che devono difendere qualsiasi cittadino, compreso chi ha commesso i più efferati delitti. I miei riferimenti erano verso casi specifici e non di certo verso la categoria».