“Deve pagare, nessuno sconto, mi auguro che abbia la possibilità di rifarsi una vita”. È dura Giuseppina, la mamma di uno dei sei baby aggressori fermati per il pestaggio e la rapina dello scooter al rider 52enne Gianni Lanciato.

Il pestaggio e la rapina dell’Sh 125 del rider è avvenuto poco dopo l’una di notte del 2 gennaio scorso. Le immagini della brutale aggressione sono iniziate a circolare sui social solo nella serata del giorno successivo, scatenando rabbia e indignazione e provocando una rapida risposta delle forze dell’ordine che in meno di 12 ore hanno ritrovato lo scooter rubato nel rione dei Fiori a Secondigliano, fortino del clan Di Lauro, arrivando a identificare parte dei componenti della banda. Sono quattro i fermi disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni nei confronti di due diciassettenni e due sedicenni. Altri due provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura di Napoli, guidata da Giovanni Melillo, a carico di due ventenni. Ma le armi, una pistola e un coltello che sarebbero state usate per l’aggressione, non sono ancora state trovate.

Tra i fermati c’è anche il figlio 16enne di Giuseppina. La donna, intervistata dal Mattino, ha raccontato che il figlio sogna di fare il calciatore. La famiglia vive a Secondigliano, lavoratori onesti che non hanno mai avuto problemi con la legge. Per lei guardare le immagini del video del pestaggio è un dolore enorme. “Mi vergogno, sono desolata – ha detto al Mattino – Siamo sospesi in una bolla di vergogna, chiedo umilmente scusa alla famiglia del rider, vorrei abbracciarlo e chiedere perdono. Mio figlio ha sbagliato, non posso guardare quella scena, quelle immagini mi hanno affranto. Certo, è giusto che paghi, ma ora più che mai deve essere aiutato: fate in modo che continui a studiare, che continui a fare sport, che non venga risucchiato definitivamente in questo incubo nel quale viviamo tutti quanti noi”.

La mamma non prova a giustificare il figlio, ma racconta la vita semplice che conduce tutti i giorni inseguendo il sogno di diventare calciatore. “Lunedì aveva un provino con il settore agonistico di una squadra di Isernia”, dice. Il 2 gennaio alla mamma aveva detto che andava a salutare la fidanzatina e lei non aveva saputo negargli quella piccola “evasione” durante le feste. Suo figlio è iscritto all’istituto tecnico professionale Vittorio Veneto, una eccellenza a Secondigliano, non è un grande studioso perché ai libri preferisce il calcio. Ed è molto bravo. La sua famiglia lo ha sempre sostenuto in questa sua passione. Ora rischia che la detenzione lo possa rendere peggiore e fargli lasciare quella strada intrapresa con tanto entusiasmo.

E lancia un appello: “Non vanifichiamo quanto abbiamo fatto in questi anni. Ha sedici anni, ha un percorso di studi regolare, mi auguro almeno che gli venga consentito la possibilità di continuare a studiare, di non perdere gli anni scolastici. Mi auguro che possa continuare a giocare a calcio, che possa coronare il suo sogno di fare sport a livello agonistico. E magari lasciare un contesto così difficile”.