“Erano ubriachi, è stata una bravata, non roviniamogli la vita, sono tutti ragazzi che lavorano”. Sono le parole dei parenti dei giovani, quattro minorenni e due maggiorenni (tutti dell’area nord di Napoli), sottoposti a decreto di fermo per il pestaggio e la rapina dello scooter al rider 52enne Gianni Lanciato.

Sono circa una trentina all’esterno della Questura. Ci sono nonne, mamme, zie, sorelle, cugine, bambine. Tra loro pochi uomini. Sono in attesa dell’arrivo delle auto civetta della polizia che portano negli uffici di via Medina i loro ‘cari’ sospettati di aver fatto parte del raid ripreso in un video dai residenti di via Calata Capodichino e diventato virale in poche ore sui social.

Il pestaggio e la rapina dell’Sh 125 del rider è avvenuto poco dopo l’una di notte del 2 gennaio scorso. Le immagini della brutale aggressione sono iniziate a circolare solo nella serata del giorno successivo, scatenando rabbia e indignazione e provocando una rapida risposta delle forze dell’ordine che in meno di 12 ore hanno ritrovato lo scooter rubato nel rione dei Fiori a Secondigliano, fortino del clan Di Lauro, arrivando a identificare parte dei componenti della banda.

Sono quattro i fermi disposti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni nei confronti di due diciassettenni e due sedicenni. Altri due provvedimenti di fermo sono stati emessi dalla Procura di Napoli, guidata da Giovanni Melillo, a carico di due ventenni.

Provvedimenti eseguiti dalla Squadra Mobile, diretta dal primo dirigente Alfredo Fabbrocini, e dal Commissariato Secondigliano. Fermi che verranno sottoposti alla convalida al competente Giudice delle Indagini Preliminari.

“Hanno commesso una bravata ed è giusto che paghino” commenta al Riformista un uomo, familiare di uno dei destinatari del provvedimento restrittivo che ha portato quattro minori al Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei. “Erano scesi di casa per mangiare un panino, poi hanno bevuto e ubriachi hanno commesso la rapina” aggiunge.

La gang, tuttavia, si trovava in strada in un orario non consentito: alle 22 è in vigore il coprifuoco e sia il primo che il 2 gennaio Napoli, così come tutta Italia, era in zona rossa anche se i controlli, soprattutto nelle zone periferiche della città sono quasi inesistenti. “E’ difficile trattenerli a casa” commenta l’uomo “ma vi assicuro che sono tutti ragazzi che lavorano: c’è chi fa il falegname, chi lavora in una salumeria, chi va a lavorare come muratore.

Nel decreto di fermo firmato dal sostituto procuratore Nicola Ciccarelli emerge che il gruppo entrato in azione si trovava in sella a due scooter, uno con la targa contraffatta, l’altro rubato nelle ore precedenti. Secondo la testimonianza del rider, erano armati di una pistola (senza tappo rosso, non è chiaro se scenica) e di un coltello. Dettagli quest’ultimi emersi solo nella serata del 4 gennaio.

Inoltre i due sedicenni risultano essere parenti stretti di esponenti storici del clan Di Lauro. “Credetemi – prosegue il familiare – anche io vengo da un passato difficile, con diversi anni di carcere alle spalle, ma questi sono ragazzini che hanno commesso una leggerezza. Basta vedere le immagini della rapina: erano impacciati, disorientati. Una bravata dettata dall’alcol che avevano bevuto poco prima”.

LE PAROLE DEL RIDER – Anche il rider vittima della brutale aggressione si dice “dispiaciuto per questi ragazzi. Non devono arrivare a questo, devono capire i valori della vita, devono lavorare, anche facendo mestieri utili“. Gianni ha ricevuto in poche ore tanta solidarietà da parte dei suoi concittadini. La raccolta fondi lanciata sulla piattaforma “Gofundme.com” da Vincenzo Perrella, titolare di un’agenzia di viaggi a Casalnuovo, con l’aiuto di familiari e amici tra cui l’influencer Vincenzo Galasso detto ‘Bambolina’.

LA RACCOLTA FONDI E LA BENEFICENZA – Degli 11.068 euro raccolti (frutto di oltre 800 donazioni), tolte le tasse da pagare alla piattaforma, restano 10.539 euro di cui 2.439 ancora in fase di elaborazione. Quest’ultimo dato è relativo alla generosa donazione del calciatore della Lazio Mohamed Fares. “Quando arrivano cifre così elevate viene fatta una ulteriore verifica da parte di “Gofundme.com” con il diretto interessato prima di approvare la donazione” spiega Perrella.

Dei circa 10mila euro che verranno dati al rider la metà potrebbe essere devoluta in beneficenza dallo stesso 52enne.

IL LAVORO DI SEMPRE – Intanto Gianni Lanciato presto tornerà a lavorare in macelleria: “Sono un paio di mesi che sto facendo il rider perché sono disoccupato e non posso stare fermo” spiega aggiungendo: “Nelle scorse ore ho ricevuto diverse offerte di lavoro. Ringrazio tutti, dal consigliere Borrelli alla macelleria Bifulco. Presto tornerò a fare il lavoro che ho fatto per tanti anni”.