Capita che intorno alla mezzanotte il Procuratore nazionale alzi un telefono e smentisca l’icona dell’“antimafia” Nino Di Matteo e tutto il suo partitino di contorno che alberga(va) ogni domenica sera in uno studio di La7. Se sei un magistrato che ama fregiarsi del titolo di “antimafia” e se sei anche convinto di essere il novello Giovanni Falcone, e se partecipi a una riunione riservatissima sulle stragi e poi vai in Tv e spifferi tutto, che cosa significa tutto ciò? Può voler dire solo due cose: o le notizie oggetto della riunione non erano così fondamentali, o la tua vanità personale, la tua quotidiana necessità di esibirti è più importante di tutto il resto. Questa volta la lezioncina su quel che significa (nella vita, prima ancora che nel prestigio del ruolo) riservatezza, ma anche rapporto di fiducia, l’ha impartita al pubblico ministero, oggi membro del Csm, Nino Di Matteo, colui che fu il suo capo per pochi giorni, il procuratore nazionale “antimafia” Federico Cafiero de Raho.

L’alto magistrato è stato costretto all’umiliazione di una telefonata notturna alla sede del partitino del suo ex fugace collaboratore alla Commissione stragi, cioè la trasmissione di La7 Non è l’Arena Chiama per precisare, come già fece in un’altra puntata lo stesso Di Matteo e di rimbalzo il ministro Bonafede. Il quale non si è poi più fatto vivo, visto forse il clima a lui non molto favorevole. Ha preferito andare da Vespa, commenta Massimo Giletti, patron della trasmissione e segretario del partitino del pm inventore del processo “trattativa”. Il procuratore Cafiero de Raho sa di non giocare in casa, infatti il conduttore chiarisce subito di non potergli concedere più di due minuti, perché questa parte della trasmissione sta finendo. Naturalmente non sarà così, tanto che dopo di lui potranno parlare a commentare le sue parole tutti gli altri soliti componenti della compagnia di giro che ogni settimana fanno da contorno al loro leader idolatrato, la cui lunga intervista registrata dallo stesso Giletti viene spezzata in modo da farla da protagonista su diversi temi per tutta la serata.

Un punto forte è quello del complotto politico che impedirebbe a Nino Di Matteo di trionfare nella carriera politica che meriterebbe. Come accadde a Falcone, si dice, senza il minimo senso del ridicolo e delle proporzioni. Si ricorda quando i complottisti riuscirono a farlo fuori da una Commissione che si chiama “Stragi e mandanti esterni” e che ha nel titolo già la sentenza. Il pool era stato istituito nel 2019 proprio dal Procuratore Cafiero de Raho, Di Matteo era uno dei tre membri. Avevano appunto svolto un paio di riunioni, riservatissime e con la presenza di una serie di procuratori distrettuali, l’ultima delle quali il 15 maggio di un anno fa, quando il 18, tre giorni dopo, Di Matteo andò dal giornalista Andrea Purgatori ad Atlantide (sempre su La7) e spifferò tutto. Questo per lo meno ritenne un suo collega, il quale stava indagando proprio sui punti di cui Di Matteo aveva parlato dai teleschermi e se ne lamentò con Cafiero de Raho. Il quale a sua volta non si limitò a deferirlo al Csm, ma lo sollevò dall’incarico con provvedimento “immediatamente esecutivo”.

Nella trasmissione di Giletti l’episodio viene classificato come grave ingiustizia subita dall’attuale membro del Csm a causa del processo “Trattativa Stato-mafia”. Ne ha parlato e per questo motivo, dice il conduttore, Di Matteo fu cacciato dal pool stragi con una mail. Indignazione generale dei membri del partitino. Eh no, corregge subito Cafiero de Raho, non fu quello il motivo. E spiega di aver espulso un chiacchierone esibizionista e spione, anche se ovviamente non usa questo linguaggio. Poi, quasi per farsi perdonare, aggiunge di aver un mese dopo sollecitato un’audizione al Csm per riammettere Di Matteo nel pool, a patto però che lui sottoscrivesse un patto di riservatezza, un po’ come si usa nelle aziende che trattano questioni delicate e segrete. Ma lui, l’aspirante Falcone, rifiutò. È chiaro come vanno le cose nel partito dei pubblici ministeri? Non “cogito ergo sum”. Ma esisto solo se posso esibirmi. E le inchieste vengono dopo. A volte questo è una fortuna.