Assolto perché il fatto non sussiste. Si è chiuso con questa decisione del gup del tribunale di Arezzo il processo nei confronti di Walter De Benedetto, disabile aretino di 48 anni malato di artrite reumatoide, accusato di aver coltivato cannabis nel giardino della propria abitazione “ai fini di spaccio”.

L’ex dipendente comunale era stato rinviato a giudizio lo scorso 23 febbraio, quell’occasione era stato incardinato il rito abbreviato, condizionato alla produzione documentale, come aveva spiegato l’avvocato Claudio Milgio che, insieme al collega Lorenzo Simonetti, segue il caso.

Il gup ha quindi sposato la richiesta del pm Laura Taddei che aveva chiesto l’assoluzione. De Benedetto infatti si era trovato a lungo senza terapia, nonostante la regolare prescrizione, a causa delle carenze del Sistema sanitario nazionale.

Una sentenza a suo modo storica, la prima che si inquadra nella nuova normativa che disciplina la produzione di cannabis in Italia a scopo terapeutico. “Me lo sentivo, ero fiducioso nella magistratura, era anche una questione di sensibilità”, ha spiegato all’Agi De Benedetto, non presente in aula a causa delle sue precarie condizioni di salute.

In Italia la cannabis terapeutica è legale dal 2007 ma, a causa dello scarso quantitativo prodotto dallo Stato, la distribuzione è spesso assente. Per quanto la legge preveda che il medico possa prescrivere questa terapia a carico del Servizio Sanitario Nazionale, molto spesso il farmaco non si trova in farmacia, portando chi ne fa uso all’assenza di terapia. Inoltre, lo stigma creato intorno alla pianta rende difficile anche il processo di prescrizione. Due fenomeni, questi, che legati alla scarsa informazione in merito rendono molto complesso l’approvvigionamento della terapia.

Lo scorso ottobre De Benedetto si era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo che fosse rispettato il diritto alle cure previsto dalla Costituzione: l’appello, supportato da Meglio Legale insieme all’Associazione Luca Coscioni, ha raccolto oltre 20.000 firme depositate presso il Quirinale lo scorso 16 aprile.

COME FUNZIONA LA LEGGE IN ITALIA – Dal 2007 i prodotti a base di cannabinoidi si possono reperire direttamente dal Sistema sanitario nazionale. Soltanto i malati gravi, che devono rispondere ad una serie di requisiti, possono però avere accesso a questi prodotti e alle terapie.

Lo Stato quindi si approvvigiona di questa tipologia di prodotti in due modi: tramite importazione, in gran parte dall’Olanda, distribuendo poi gli acquisti alle farmacie e agli ospedali, o tramite la propria produzione presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, che ne produce circa 500 chili all’anno in un regime di monopolio di Stato.

Il problema, evidenziato dallo stesso De Benedetto nel processo di Arezzo, è che la domanda di cannabis a scopo terapeutico supera di gran lunga l’offerta.

Per questo il deputato di +Europa Riccardo Magi, assieme ad alcuni deputati di Leu, Pd e Movimento 5 Stelle, ha presentato un disegno di legge per modificare l’articolo 73 del Testo unico, chiedendo di depenalizzare completamente la coltivazione personale della cannabis.

GLI ALTRI CASI IN ITALIA – Sono numerosi i pazienti che, trovandosi in condizioni analoghe, hanno deciso di raccontare la propria storia attraverso la campagna Meglio Legale. È il caso di Alfredo Ossino, Maresciallo Capo della Guardia di Finanza, in congedo a causa di un deficit-funzionale della colonna vertebrale. Oppure la quarantenne Stefania Lavore affetta dalla malattia di Parkinson di origine genetica. E ancora, Mara Ribera, che denuncia come “il dolore non può essere parte integrante della vita delle persone, soprattutto laddove si è riscontrato che l’utilizzo di cannabis terapeutica riesce a garantire una vita migliore”.

E poi il trentenne Carlo Monaco, affetto da anoressia nervosa, e Paolo Malvani che soffre di dolore neuropatico causato da un incidente stradale, e Rosario D’Errico la cui decisione di procedere con la coltivazione domestica, data l’assenza di terapia, l’ha portato ad avere problemi con la giustizia e un processo penale con conseguente perdita del lavoro. Donato Farina, trentunenne di Padova, ha dovuto supplire con gli antidolorifici le lungaggini della prescrizione medica; fino alla storia di una bambina di dodici anni che solo grazie alla cannabis terapeutica riesce a controllare gli spasmi epilettici causati dalla sua rarissima patologia.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.