La falce del caro bolletta si è abbattuta sulle imprese della nostra città e i numeri sono da brividi: sono circa 6.000 le attività a Napoli e provincia che rischiano la chiusura perché i costi dell’energia sono aumentati a dismisura. In cima alla lista delle imprese vicine al collasso ci sono bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie e surgelati. A seguire alberghi, B&B che finita l’alta stagione si ritrovano ora con costi insostenibili. Infine, in ginocchio anche molti negozi di quello che comunemente chiamiamo commercio al dettaglio. Complessivamente, in Campania sono oltre 11mila le aziende a rischio chiusura, in bilico 40mila dipendenti che ora rischiano la disoccupazione a causa del caro energia.

La metà di questi lavora a Napoli: 21mila i dipendenti che presto potrebbero trovarsi senza stipendio. Ma di quanto sono aumentate le bollette che i nostri imprenditori si sono ritrovati sulla scrivania? Risponde il presidente di Confesercenti Campania Vincenzo Schiavo: «Otto imprenditori su dieci hanno avuto sulla bolletta un rincaro del 300 e 400%. Mi spiego meglio, una gelateria di 50 metri quadrati a luglio del 2021 ha pagato 1.500 euro di energia, a luglio di quest’anno ne ha dovuti pagare 8.000 di euro. È il 400% di aumento e non è sostenibile. E vi assicuro che gli imprenditori oggi non fanno 10mila euro di utili al mese. Solo il 20% hanno avuto la fortuna di poter bloccare a tariffe accettabili il costo dell’energia». E ancora, 6mila attività che chiudono si traducono in una perdita di fatturato enorme. Lo dicono ancora una volta i numeri. «Parliamo di aziende che allo stato attuale presentano fatturati che vanno dai 350mila agli 800mila euro all’anno e che non hanno più la forza di sostenere i costi: a Napoli e provincia rischiano di saltare sei milioni di euro di fatturato» spiega il presidente di Confesercenti Campania.

I costi dell’energia così alti si abbattono anche sui consumatori. Analizzando il fatturato dei supermercati e confrontando il costo di un carrello della spesa, il gioco è presto fatto: «La capacità di spesa di un cittadino medio si è già abbassata del 30% – fa sapere SchiavoSupermercati e attività alimentari che prima vantavano un’ottima ripresa, adesso stanno valutando che la spesa media si è ridotta molto. A tal punto che i supermercati stanno togliendo il reparto dei surgelati perché non riescono a sostenere i costi – continua – Se prima c’era un carrello di 100 euro alla cassa, oggi lo stesso arriva a 60 euro perché anche chi fa un altro lavoro è stato travolto dal caro energia e ha l’obbligo di spendere di meno. A soffrire anche i negozi di abbigliamento – conclude – Sono tante le attività e sono invece poche le persone che comprano vestiti e soprattutto l’avanzata dell’online ha peggiorato la situazione». Nel frattempo, il governatore campano Vincenzo De Luca ha annunciato aiuti per famiglie e imprese dal valore di 400 milioni di euro. Una boccata d’ossigeno, certo, ma che non basterà a salvare le attività dal crac.

«De Luca ci ha chiesto informazioni in merito al caro energia delle imprese che rappresentiamo, voleva capire quale fosse il dramma delle nostre imprese e ha deciso di stanziare 400 milioni di aiuti: la Regione ha fatto una manovra straordinaria, ma non basta – afferma Schiavo C’è bisogno di un contributo nazionale, è necessario fare un’attività sinergica con l’Italia e l’Europa perché si deve bloccare il costo dell’energia. Bisogna mettere gli imprenditori in condizioni di avere un quadro chiaro per poter valutare il costo della loro azienda – sottolinea Schiavo – perché allo stato attuale tutti gli imprenditori non hanno la certezza di quanto gli costa l’attività che hanno. Ogni mese sono costretti a soffrire davanti a una bolletta perché non si riesce a comprendere ancora quale sarà il costo dell’energia il mese successivo».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.