Politica
“Caro Pd ti lascio”, Picierno non se ne va da sola. Gualmini: “Schlein si è presa tutto il partito”
Il giorno dopo, l’addio al Pd della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno brucia ancora di più. Ed è lei stessa a dirlo. Ma a Bruxelles si apre già un secondo fronte. Dopo l’uscita dal gruppo dei Socialisti e Democratici, sono arrivate pressioni affinché lasci anche la vicepresidenza del Parlamento europeo. Una richiesta respinta con fermezza. «Il regolamento del Parlamento europeo non prevede la rimozione dall’incarico dei membri dell’Ufficio di presidenza nel caso in cui aderiscano a un altro gruppo politico», ha chiarito il suo staff a Euractiv. Tradotto: Picierno resta al suo posto.
Il Pd perde la vicepresidenza del Parlamento europeo. Un tema con il quale, forse, nella segreteria Schlein non avevano fatto i conti. Da parte della dirigente uscente non c’è ripensamento. C’è però amarezza. E una sentenza senza appello sul partito che aveva contribuito a costruire. La stessa Picierno, rispondendo all’ex eurodeputato Daniele Viotti, che le aveva espresso solidarietà per gli attacchi ricevuti dopo l’annuncio dell’addio, affida ai social parole che suonano come un atto d’accusa definitivo: «Vorrei dirti con la stessa amicizia che buona parte delle reazioni pietose che sono arrivate, anche da alcuni dirigenti del Pd – ho letto una Braga onestamente imbarazzante – sono solo la conferma che non c’è proprio più nulla da salvare. Il Pd è ridotto alla ostentazione della sua nuova identità, quella di un partito massimalista, dove le differenze non sono più ricchezza ma casematte da cui escludere gli altri per essere certi della propria presunta superiorità morale. Quanto al resto, mi troverai come sempre in ogni battaglia in difesa della libertà e sarà come sempre bello abbracciarti e condividere un pezzo del cammino». Parole che pesano. Perché arrivano da una dirigente che non era una semplice iscritta, ma una delle figure più autorevoli della delegazione democratica a Bruxelles, vicepresidente del Parlamento europeo, volto riconoscibile del riformismo europeista e atlantista.
Picierno, una rottura nell’aria da tempo
La rottura, in realtà, era nell’aria da tempo. Sul sostegno all’Ucraina, sul rapporto con gli Stati Uniti, sulla politica estera, sul garantismo e persino sul linguaggio politico, la distanza tra Picierno e la linea impressa da Elly Schlein si era fatta negli anni sempre più evidente. Ora però la separazione diventa definitiva e assume un valore simbolico che va oltre il destino personale dell’eurodeputata, oggi del gruppo Renew Europe. Perché Picierno non se ne va da sola. A ricordarlo è una voce che nel Pd è rimasta: la senatrice Simona Malpezzi. «L’elenco comincia a farsi lungo», osserva. E i nomi sono quelli che raccontano meglio di qualsiasi sondaggio il travaglio del partito: Enrico Borghi, Annamaria Furlan, Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e adesso Pina Picierno. È difficile liquidare tutto come un incidente di percorso. Malpezzi, da riformista rimasta dentro il Pd, lancia un allarme che la dirigenza farebbe bene ad ascoltare. «Non si può continuare a restare zitti davanti a questo stillicidio». Perché il rischio non è perdere qualche dirigente o qualche parlamentare. Il rischio è perdere gli elettori che in quelle sensibilità si riconoscevano. La stessa Malpezzi mette in guardia il partito. «Quelli che scrivono finalmente Picierno se ne va non sanno cos’è il Pd: un partito che non ha paura delle differenze, le riconosce e le vive come una ricchezza, non un fastidio». E aggiunge: «Non si può continuare a restare zitti davanti a questo stillicidio: bisogna chiedersi perché non sono rimasti dentro».
Gualmini: “Schlein si è presa tutto il partito”
Il punto politico è qui. Da quando Schlein ha conquistato la segreteria, il Partito democratico ha progressivamente accentuato i propri tratti identitari. Una scelta che ha consolidato il rapporto con una parte dell’elettorato più ideologico e movimentista, come sottolinea l’eurodeputata Gualmini. «Pina Picierno ha portato avanti con coraggio, determinazione e sacrificio anche personale battaglie rilevantissime, forse le più rilevanti per il futuro dell’Europa. È una collega oltre che amica con cui lavoro molto bene, con cui condivido una visione della politica estera priva di qualsiasi ambiguità: un fortissimo europeismo e un sostegno senza se e senza ma alla battaglia dell’Ucraina che è la battaglia dell’Europa», dice al Riformista l’eurodeputata Elisabetta Gualmini, che ha da poco lasciato i dem per entrare in Azione. «Non c’è dubbio che il Pd si sia riposizionato su un asse più radicale e quindi da partito plurale è diventato partito identitario e da una vocazione maggioritaria è andato su una vocazione minoritaria», aggiunge Gualmini. Che attacca la sua ex segretaria: «Penso che Schlein abbia fatto un capolavoro perché si è presa praticamente tutto il partito riposizionandolo sull’asse fortemente identitario e quindi se persone come me e come Pina che condividono pragmatismo e riformismo hanno voglia di continuare a lavorare, di continuare a dare voce a chi le ha elette in uno spazio dove c’è una grande agibilità politica, questo spazio ad oggi è al centro, in particolare in Renew Europe».
Per questo l’uscita di Picierno assume un valore che va oltre la cronaca politica del giorno. Non è soltanto l’abbandono di una dirigente. È un altro tassello del processo di trasformazione del Pd. Pina Picierno lascia il Pd che aveva contribuito a costruire pezzo dopo pezzo. Dopo Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, un’altra esponente dell’area riformista sceglie l’uscita. Elly Schlein non espelle nessuno. Ma il dato politico è che quasi tutti quelli che se ne vanno appartengono alla stessa famiglia culturale. E dopo un po’ le coincidenze smettono di essere coincidenze. Resta da capire se il Pd considererà queste uscite come fisiologiche conseguenze di un cambio di linea politica o se, come suggerisce Malpezzi, deciderà finalmente di interrogarsi sulle ragioni profonde di una diaspora che non accenna a fermarsi.
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