«Non commento le decisioni del Csm, ho rispetto sacro per ogni istituzione della Repubblica, per ogni componente del Csm e per l’istituzione Csm. La toga è sempre stata e sempre sarà la mia seconda pelle. La mia bussola sono la Costituzione e le leggi, cui siamo tutti soggetti. L’onore e il decoro dell’ordine giudiziario cui mi onoro di appartenere sono da sempre il mio orizzonte morale e ideale, non a chiacchiere ma con comportamenti concreti quotidiani. Ho sempre servito e servirò le istituzioni e i cittadini italiani» dice Catello Maresca alla notizia che il Plenum del Csm ha deciso per l’archiviazione della pratica che avrebbe potuto determinare un suo trasferimento per incompatibilità.

Ed è proprio in quel riferimento finale ai «cittadini italiani», oltre che alle «istituzioni», che si potrebbe intravedere un’anticipazione della sua volontà di candidarsi a sindaco di Napoli. Ma siamo sempre nel campo delle deduzioni e delle supposizioni, nella bolla del detto e non detto che è poi quella che ha portato la questione dinanzi al Csm. Il Plenum di Palazzo dei Marescialli ha deciso di approvare – con 12 voti favorevoli, 9 contrari e l’astensione della consigliera togata Loredana Micciché – la proposta della Prima commissione di archiviare il caso Maresca.

E la decisione, ieri, è arrivata al termine di un dibattito serrato, durato oltre tre ore, con una prima votazione – bocciata per un voto, 11 a 10 – sulla proposta di far tornare la pratica in Commissione per ascoltare il pg di Napoli Luigi Riello (che aveva segnalato il caso al Csm inviando una nota con gli articoli di stampa che davano conto delle indiscrezioni sulla possibile candidatura di Maresca) e del presidente dell’Ordine degli avvocati Antonio Tafuri al fine di sondare il clima negli ambienti giudiziari napoletani. Qualche consigliere aveva anche proposto di sentire lo stesso Maresca, ma è stato in netta minoranza. Al termine di una dialettica accesa ha prevalso, quindi, la linea di chi non voleva correre il rischio che la decisione del Csm potesse in qualche modo passare per un’interferenza nella vita politica cittadina o per un condizionamento sulla scelta personale del magistrato.

«Non si può prevedere che l’articolo 2 sia una norma superstar, vincente su tutti» ha ribadito il consigliere laico Alessio Lanzi riferendosi alla legge sulle guarentigie. Favorevole all’archiviazione, Lanzi ha sottolineato che «Maresca ha ritirato premi, si impegna nel sociale e nel volontariato, può essere che siano cose che fa nella prospettiva di una candidatura ma non sappiamo se si candiderà oppure no, e tutto quello che ad oggi ha fatto è assolutamente lecito e consentito» ha aggiunto citando la Costituzione e mettendo in guardia dal rischio che «poi può valere per tutti i magistrati».

«Tutti i giornali parlano della candidatura di Maresca – ha ribadito il togato Giuseppe Cascini, contrario invece all’archiviazione – Non si può chiudere qui come se nulla ci sia». «Questa è una candidatura in pectore e non lo dice solo il parroco – ha aggiunto il togato Giuseppe Marra, anch’egli contrario all’archiviazione, riferendosi a indiscrezioni provenienti non solo da ambienti politici – e Maresca ci ha messo del suo: quando si parlò della sua candidatura alle regionali smentì subito, ora invece non smentisce». «Maresca non ha mai dichiarato di essere candidato e non ha fatto comizi» ha precisato il consigliere Nino Di Matteo, favorevole all’archiviazione e più polemico nei confronti dell’Anm («Non entro nel merito ma non mi risultano dibattiti vivaci su altri casi») e del pg Riello («Mi chiedo se nella segnalazione non ci sia stato un eccesso di zelo»).

E Riello ha poi replicato di aver agito nell’ambito dei suoi obblighi e non per volontà persecutorie. Sul fronte del sì all’archiviazione, nella seduta del Plenum, si sono pronunciati, inoltre, i togati Antonio D’Amato («C’è un vuoto normativo ma il Csm non può decidere sulla base di sospetti ma di elementi certi»), Paola Braggion («Non vedo elementi per un’incompatibilità d’ufficio ma è bene che il collega charisca»), Carmelo Celentano e Stefano Cavanna (pur non condividendo parte della motivazione), Alberto Benedetti, Sebastiano Ardita, Fulvio Gigliotti e Michele Ciambellini (più concentrati sui compiti del Csm). Contro l’archiviazione hanno votato la presidente della I Commissione Elisabetta Chinaglia, Filippo Donati, Ilaria Pepe, Mario Suriano, Alessandra Dal Moro, Michele Cerabona: «Se Maresca non smentisce né approva si crea la diffusa percezione che stia già facendo campagna elettorale», «Il magistrato deve essere e apparire autonomo e indipendente».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).