Più che aprire una strada, ha chiuso quella che da anni era diventata la prassi. Ed è una sentenza che d’ora in poi nessun Tribunale potrà ignorare, a meno che non sopraggiunga una pronuncia delle Sezioni Unite nuova e di segno contrario. La sentenza Cavallo, emessa a gennaio scorso dalla Corte di Cassazione a sezioni unite, rivoluzionerà il corso di molti processi, soprattutto quelli per reati di pubblica amministrazione. «È una sentenza virtuosa sul piano dell’etica inquisitoria», spiega Alfonso Furgiuele, penalista e titolare della cattedra di Diritto processuale penale all’Università di Napoli Federico II. Perché? «È una sentenza che riafferma l’inviolabilità del diritto alla riservatezza delle conversazioni e delle comunicazioni – afferma – E stigmatizza la violazione dell’etica inquisitoria, che deve esistere, e i comportamenti di pubblici ministeri, e dei giudici che li avallano, volti a eludere principi di rango costituzionale con alcuni escamotage».

«Ha grande valore culturale, quindi, e serve a impedire un utilizzo distorto di uno strumento delicatissimo come le intercettazioni telefoniche perché le intercettazioni – spiega l’avvocato Furgiuele – sono un’eccezione che consente di violare il diritto alla riservatezza indicato dalla Costituzione come inviolabile». Il docente di procedura penale ne aveva parlato in uno dei suoi libri sulla prova del giudizio nel lontano 2007. La sentenza Cavallo riafferma quelle argomentazioni. «Più volte ho sollevato questa eccezione dinanzi ai giudici, a volte mi hanno dato ragione e a volte no, come accaduto qualche mese prima della pronuncia delle Sezioni Unite in un processo per voto di scambio dinanzi ai giudici di Napoli Nord. La riproporrò negli stessi termini in cui l’avevo proposta ma questa volta con il riferimento alle Sezioni Unite che hanno indicato un orientamento giurisprudenziale dal quale il giudice di merito non può prescindere».

Le sorti di tanti processi cambieranno. «Difficile prevedere delle statistiche – spiega l’avvocato Alfredo Sorge, penalista, componente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli ed esperto nella materia complessa e delicata delle intercettazioni – Sicuramente un buona parte dei processi subirà una rivisitazione alla luce della sentenza Cavallo. Almeno un terzo dei processi in corso, a voler essere prudenti. In un mese ho sollevato la questione in due processi ed è un numero elevato. Credo che almeno un processo su tre sarà oggetto di studio». Si apre così un orizzonte ampio a favore della tutela della privacy, di diritti inviolabili, di garanzie e norme processuali troppo spesso, da alcuni anni a questa parte, sacrificate in nome di una lotta a colletti bianchi e reati economici che passava anche per la ricerca di reati più che di prove, di nuove notizie di reato più che di responsabili di notizie di reato già corredate da una certa gravità indiziaria.

Ma il discorso, già vasto, si prevede ancora più ampio. C’è da aspettarsi infatti una ricaduta anche sui tempi delle indagini preliminari. «La proliferazione delle intercettazioni a cui si è assistito negli anni è il segnale di un malessere processuale di cui fa parte – spiega Sorge – anche l’eccessiva durata delle indagini preliminari con le iscrizioni-contenitore». Di qui ripercussioni su tempi e metodi di indagine. Una nuova strada per giudici e pm, quindi. «Ma anche per l’avvocatura – commenta Sorge – perché l’avvocatura deve maturare sempre di più la capacità e la necessità di sviluppare argomenti processuali partendo dal presupposto che la giurisprudenza la fanno i giudici con la partecipazione degli avvocati».

Ed è napoletano il penalista che ha presentato il ricorso in Cassazione da cui è scaturita la sentenza Cavallo delle Sezioni Unite. È l’avvocato Francesco Cioppa, napoletano trapiantato a Milano, che racconta come l’argomento sia stato più volte oggetto di ricorsi prima di arrivare alla pronuncia di gennaio scorso. «Questa sentenza ha sbarrato la strada all’orientamento che negli anni si era diffuso e in base al quale, posto che c’è un’autorizzazione, tutto quello che ne deriva è utilizzabile – spiega l’avvocato Cioppa – Con la decisione delle Sezioni Unite si torna indietro a una lettura della norma che prevede che l’utilizzo delle intercettazioni in procedimenti diversi può avvenire solo se ricorrono precisi presupposti».