Del caso Venezuela-M5s purtroppo non si occupano Report e le altre grandi testate di inchiesta. Riguarda d’altronde un fatto minore, evidentemente. Si tratterebbe, stando alla confessione dell’ex capo dei servizi segreti, solo di tre milioni e mezzo di euro che sarebbero stati versati in nero dal governo venezuelano nelle casse del partito politico che oggi esprime il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il sottosegretario Manlio Di Stefano.

Un fatterello che la Rai ha derubricato a notizia di scarso rilievo, di quelle da ignorare. Se ne sta occupando però la Procura di Milano, che ha aperto un fascicolo avente un destinatario ben preciso, il console del Venezuela in Italia, Gian Carlo Di Martino. La gola profonda che con le ultime rivelazioni sta mettendo a nudo le relazioni pericolose tra Cinque Stelle e governo Chàvez e poi Maduro, “el Pollo” Carvajal, secondo la tesi del console sta collaborando con la giustizia spagnola (è trattenuto dalla giustizia spagnola a Madrid) per evitare l’estradizione negli Stati Uniti. Può anche darsi che abbia deciso di parlare come strategia dilatoria, per andare ai tempi supplementari di un processo che lo mantiene al sicuro, ma intanto parla. E sta confermando alla magistratura spagnola quanto scritto da Abc sulla base di un documento inedito dei servizi segreti venezuelani.

Nell’atto si legge che Nicolas Maduro, all’epoca ministro degli Esteri di Hugo Chavez, aveva autorizzato la consegna, tramite il console del Venezuela a Milano, Giancarlo Di Martino, di una valigetta carica di 3,5 milioni di euro al defunto Gianroberto Casaleggio, che nelle ricostruzioni di Carvajal sarebbe il «promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista nella Repubblica Italiana». L’episodio è ritenuto verosimile dal governo “ad interim” di Juan Guaidò, che in Italia può contare sulla presenza di deputati eletti regolarmente in Venezuela nel 2015 e da allora qui come richiedenti asilo. Mariela Magallanes – che il Riformista ha incontrato – è una deputata fedele a Guaidò e decisa a lottare per il ritorno della democrazia nel suo Paese. Guaidò è il presidente riconosciuto da 21 paesi europei, ma non dall’Italia: la netta contrarietà del Movimento Cinque Stelle, saldamente ancorato a un vincolo con il governo di Maduro, ha impedito ad oggi qualsiasi allineamento di Roma con l’Europa.

«Per proteggere la mia incolumità sono stata costretta a rifugiarmi all’ambasciata italiana a Caracas. Devo ringraziare il ministro degli Esteri di allora Moavero Milanesi che ha permesso il mio soggiorno in ambasciata, dove sono rimasta per quasi 7 mesi», rievoca Magallanes. Che il 30 novembre 2019 grazie alla delegazione diplomatica italiana arrivata in Venezuela con a capo il senatore Pierferdinando Casini, è riuscita attraverso una negoziazione politica a ottenere la libertà di partire da Caracas. «Io e altri deputati abbiamo ottenuto asilo politico in Italia, alla quale sarò eternamente grata per avermi permesso di ricongiungermi alla mia famiglia già in Italia da qualche tempo», racconta. Il paradosso è evidente: la nostra Farnesina mantiene il suo fedele sostegno al Venezuela caduto in mano a una dittatura, ma riconosce gli esuli come esiliati politici. «Il Venezuela di Chàvez aveva iniziato a pagare i promotori di movimenti destabilizzatori in diversi paesi latinoamericani ed europei», è l’analisi di Magallanes. «Soprattutto coloro che erano più distanti dalla sensibilità filoatlantica, quei movimenti che sembravano pronti a sovvertire un certo ordine costituito».

Ed ecco il M5s, per l’Italia. Podemos per la Spagna. «Ho i nomi dei testimoni che verranno in aula a dare i dettagli», ha detto la settimana scorsa Carvajal al giudice Manuel García-Castellón. Aspetta di conoscere i dettagli dell’inchiesta madrilena e ancor di più di quella milanese la responsabile esteri della segreteria del Pd, la deputata Lia Quartapelle. «Sono in contatto quotidiano con il Venezuela e in particolare con Voluntad Popolar, il grande partito socialdemocratico che sostiene il presidente Guaidò», ci dice. La controparte, rispetto a Maduro. «Forse però il momento in cui il riconoscimento del Presidente Guaidò andava fatto è passato. Adesso è in corso uno sforzo di mediazione con il governo Maduro, in cui tutta l’opposizione è impegnata», dice Quartapelle. L’opposizione si starebbe interrogando su un cambio di approccio necessario. Ma è su Milano e sulla figura su cui sta indagando la magistratura che l’on. Quartapelle punta i fari: «Gli atteggiamenti del Console Di Martino sono stati particolarmente attenzionati, nel tempo. E sono stata sollecitata ad intervenire, sia pure informalmente, per riportare il Console alle regole di civiltà e rispetto che il codice della diplomazia impone».

Comportamenti minacciosi e arroganti, ai limiti dell’intollerabilità secondo i cittadini venezuelani in Italia che hanno protestato – ad alcuni dei quali è stato negato il visto sul passaporto – e richiesto l’intervento delle autorità italiane. Sarebbe stato lui, Gian Carlo Di Martino, secondo le indicazioni fornite ai magistrati spagnoli, la longa manus che avrebbe fatto arrivare il denaro a casa dei Cinque Stelle. «Sono intervenuta in maniera informale, facendo sapere al console che l’immunità diplomatica non mette al riparo da qualunque cosa», precisa Quartapelle. «Immunità e impunità vanno sempre insieme per gli esponenti di un governo abituato a trattare con le armi del denaro», torna a sottolineare Mariela Magallanes. «Chiediamo all’Italia un’attenzione particolare a quello che è avvenuto con i tentativi di corruzione internazionale di Chàvez e Maduro, perché sappiamo che ci sono stati e presto o tardi ne avremo le prove», dice ancora Magallanes.

Fa capire che l’opposizione ha le sue fonti. «La doppia contabilità del petrolio si è indirizzata verso il narcotraffico e verso la politica, due binari di finanziamento coperto sui quali arriveremo ai documenti, a Caracas». Il Venezuela è un paese deflagrato, ricostruire la tela dei rapporti non sarà facile, una volta iniziato davvero il processo di transizione. «Certamente il nostro rapporto con il Venezuela è cambiato negli ultimi anni, anche il Movimento Cinque Stelle si è occidentalizzato», dice Quartapelle. «L’uscita di Pino Cabras, che aveva posizioni estreme, ha aiutato». Cabras, va detto, (L’Alternativa c’è, commissione Esteri) è sempre rimasto un passo indietro rispetto a Di Maio e a Di Stefano. Le posizioni del partito erano quelle decise da Casaleggio e Grillo (siamo nel 2010) e poi sostenute sul Blog delle Stelle, unica fonte ufficiale del Movimento e ancora colma di incitazioni “venezuelane”. Ma sull’intera vicenda l’esponente Pd non ha dubbi: «Sicuramente il regime ha provato a influenzare e a corrompere movimenti politici alternativi, in Europa. Oggi non hanno più le condizioni economiche per farlo, ma è possibile che nel 2010 ci abbiano provato».

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.