Preciso, diretto al cuore anche con le sue risposte. Banale dirlo per un arciere ma per Mauro Nespoli è un manifesto di vita. Tira più di 400 frecce al giorno in allenamento, al ritmo della musica di Bob Marley, colonna sonora che lo accompagna ovunque. Nespoli è un vogherese di 32 anni, atleta dell’Aeronautica Militare, oro a squadre a Londra 2012, bronzo a squadre a Pechino 2008 e a Tokyo 2020 impegnato in tre discipline: singolo, squadre e mixed team.

GLI INIZI – Nato a Voghera il 22 novembre 1987, Nespoli da sempre è residente nel pavese e si allena abitualmente presso l’Arcieri Voghera nel tiro con l’arco con il bersaglio a 70 metri di distanza. Iniziò ad appena 10 anni, nel luglio del 1997, mentre si trovava con la sua famiglia in vacanza ad Aprica. Nonostante sua mamma non fosse d’accordo nella pratica di uno sport con le armi lui iniziò subito a dimostrare il suo valore.

IL ROBIN HOOD DELL’OLTREPÒ – Una carriera cominciata con una favola: “Mi ha sempre affascinato il mito dell’eroe che rubava ai ricchi per dare ai poveri. – Ha dichiarato in un’intervista a Sportribune – Il cartone animato di Walt Disney presentava molto bene il personaggio: lì Robin Hood era una volpe, che è sinonimo di scaltrezza, furbizia. Complice anche l’avversione di mia madre per le armi di qualunque tipo, da bambino ho provato questa doppia attrazione”.

L’ORO MANCATO – Ieri l’azzurro ha centrato la finale ma oggi l’ha persa contro il quasi infallibile turco Gazoz. Per l’arciere di Voghera è la terza medaglia olimpica. Un argento nell’arco individuale in una finale che più tirata non poteva essere. A Nespoli sono stati fatali due 8 nell’ultima serie che lo hanno condannato. Sfugge così ancora l’appuntamento con il metallo più nobile come anche l’affermazione più importante della sua carriera in una gara individuale, dopo l’argento e l’oro di squadra a Pechino 2008 e Londra 2012. Lo aveva detto appena arrivato a Tokyo: “Questa volta vorrei tanto vincere da solo”. Nespoli però non può recriminarsi nulla: “Ho tirato come so fare dall’inizio alla fine per tutto il giorno. E non sempre mi è successo. Più andavo avanti e più ero emozionato, ma ogni volta sono riuscito a ritrovare me stesso. Sono comunque felice. È una medaglia guadagnata, conquistata, non un oro perso. La considero una ricompensa per i miei 24 anni di lavoro, e un trampolino per nuovi obiettivi. E poi, dopo aver visto Aldo Montano, non penso solo ai Giochi di Parigi tra due anni, ma a Brisbane 2032″.

LE PASSIONI DELL’ARCIERE – Ha le idee chiare anche quando si parla di cosa manca all’Italia per essere i migliori: “Per arrivare al loro livello (della Corea del Sud ndr), dovremmo fare più investimenti e lanciare veri e propri programmi quinquennali. Tifosissimo della Ferrari, ha lanciato di recente una propria linea di abbigliamento. Un carattere forte che gli ha fatto superare anche un brutto momento. Nove anni fa una puntura di un calabrone lo ridusse quasi in fin di vita. “Ci vuole grande fiducia in sé stessi, tanta concentrazione ed equilibrio interiore per ottenere un buon risultato nell’arco. Per questo ci tengo che se ne parli, la pratica di sport come il mio può essere un buon modo per ritrovare la socialità che tutto abbiamo perduto durante la pandemia”.

Riccardo Annibali