Nato in Spagna a Navarra, David Beriain ha perso la vita facendo quello che più amava al mondo: il reporter. A rilevare la sua identità è stato il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez con un tweet pubblicato poco dopo le 16 di martedì 27 aprileSi conferma la peggiore delle notizie. Tutto l’affetto ai familiari e ai congiunti”, ha scritto Sanchez esprimendo “riconoscimento a chi, come costoro, realizzava ogni giorno un giornalismo coraggioso ed essenziale nelle aree di conflitto”. David Beriain, reporter 44enne, ha perso la vita dopo un attacco terroristico in Burkina Faso,

David era insieme al suo collega Roberto Fragile, 47enne, per girare un servizio per MovistarTv sulla caccia illegale. Secondo la ricostruzione della ministra degli Esteri spagnola Arancha Gonzalez Laya, i due reporter al momento dell’attacco viaggiavano in un gruppo con circa 40 persone. “È una zona pericolosa in cui terroristi, banditi e jihadisti operano solitamente”, ha detto ancora la ministra spagnola. La terza vittima è Rory Young, co-fondatore irlandese del gruppo anti-bracconaggio Chengeta Wildlid Foundation. Il governo dell’Irlanda ha fatto sapere di essere “consapevole delle notizie” e che sta “collaborando da vicino con i partner internazionali riguardo alla situazione sul terreno”.

A ricordare David Beriain è stato anche il giornalista napoletano Roberto Saviano che ha scritto per il Corriere della Sera un ultimo saluto dedicato al suo collega nonché amico. “E’ una sensazione di irrealtà. Mi sembra impossibile che un uomo come David che era attraversato da un vitalismo forsennato sia morto ammazzato dalle milizia islamiste in Burkina Faso insieme al suo cameraman Roberto Fragile“, ha scritto Saviano. I due si erano conosciuti nel 2018. Saviano, come molti altri italiani, conoscevano il nome del reporter spagnolo dopo l’uscita del suo lavoro Clandestino – Mafie italiane. Un documentario sulla produzione, il traffico e lo spaccio internazionale di droga.

Beriain seguiva le persone, intervistandole, nei campi di papavero da oppio messicani fino al confine. Aveva incontrato i sicari, i corrieri ed era riuscito a ricostruire l’estetismo dei narcotrafficanti. “La sua qualità maggiore era di mettere a proprio agio l’interlocutore – cosi lo descrive SavianoEra uno spagnolo della Navarra ma che si era formato sulla corruzione argentina, in Sudamerica era riuscito a vivere insieme ai guerriglieri delle FARC in Colombia, la più antica guerriglia comunista del mondo che si finanziava con la cocaina e con il cacao e poi l’Iraq e l’Afghanistan dove si diceva avrebbe voluto vivere se fosse finita la guerra: lì c’era tutto ciò che lo faceva sentire vivo, montagna, cielo, volti puliti, memoria della tragedia umana“.

Proprio a causa del suo documentario Clandestino – Mafie Italiane David venne indagato dalla procura di Milano con l’accusa di aver pagato degli attori che dovevano recitare la parte dei camorristi e ndranghetisti. In realtà, secondo Saviano, David venne incastrato da un ex carabiniere, Giuseppe Iannini, condannato a tre anni di carcere per aver rilevato i segreti d’ufficio relativamente a un’inchiesta di Camorra. La condanna di Iannini è arrivata anni dopo la collaborazione con Beriain. Il giornalista napoletano aveva scritto scherzosamente un messaggio al giornalista spagnolo “Sono a Napoli potevano fregarti” e Beriain aveva risposto che non appena avesse avuto una buona connessione a internet, avrebbe raccontato tutto il suo progetto africano a Saviano ma “sono arrivati prima i proiettili di kalashnikov“.

La zona del Burkina Faso dove si è verificato l’agguato è luogo di innumerevoli attacchi da parte di molti gruppi armati, molti dei quali legati allo Stato islamico e ad Al Qaeda nel Maghreb islamico. Il gruppo terroristico che ha rivendicato l’attacco il  Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Gnim) non è solito uccidere le proprie vittime ma al contrario le rapiscono per poi chiedere successivamente un riscatto. Beriain aveva già lavorato in passato in luoghi di guerra come l’Afghanistan, Congo, Iraq e Libia. Aveva anche diretto un documentario sul disastro nucleare a Fukushima, in Giappone. Anche Fragile aveva lavorato in diversi luoghi di conflitti e nel 2012 venne anche ferito nel 2012 mentre lavorava su un documentario della guerra civile in Siria.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia