“Sono trascorsi cinque anni dal rapimento a Il Cairo di Giulio Regeni, poi torturato e barbaramente ucciso dai suoi spietati aguzzini. Un giovane italiano, impegnato nel completare il percorso di studi, ha visto crudelmente strappati i propri progetti di vita con una tale ferocia da infliggere una ferita assai profonda nell’animo di tutti gli italiani”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato il triste anniversario della scomparsa del giovane ricercatore friulano.

“In questo doloroso anniversario – ha continuato Mattarella –  rinnovo l’auspicio di un impegno comune e convergente per giungere alla verità e assicurare alla giustizia chi si è macchiato di un crimine che ha giustamente sollecitato attenzione e solidarietà da parte dell’Unione Europea. Si tratta di un impegno responsabile, unanimemente atteso dai familiari, dalle istituzioni della Repubblica, dalla intera opinione pubblica europea”.

“In questo giorno di memoria desidero anzitutto rinnovare sentimenti di vicinanza e solidarietà ai genitori di Giulio Regeni, che nel dolore più straziante sono stati capaci in questi anni di riversare ogni energia per ottenere la verità, per chiedere che vengano ricostruite le responsabilità e affermare così quel principio di giustizia che costituisce principio fondamentale di ogni convivenza umana e diritto inalienabile di ogni persona”.

“L’azione della Procura della Repubblica di Roma, tra molte difficoltà, ha portato a conclusione indagini che hanno individuato un quadro di gravi responsabilità, che, presto, saranno sottoposte al vaglio di un processo, per le conseguenti sanzioni ai colpevoli – osserva il capo dello Stato – Ci attendiamo piena e adeguata risposta da parte delle autorità egiziane, sollecitate a questo fine, senza sosta, dalla nostra diplomazia”.

Era il 25 gennaio 2016 alle 19.41 quando Giulio Regeni inviò dall’Egitto il suo ultimo sms. Di lui non si seppe più nulla fino al ‪3 febbraio, quando il cadavere, torturato, fu trovato su una strada tra Il Cairo e Alessandria. A cinque anni da quel messaggio la verità sull’assassinio del ricercatore friulano è ancora lontana, nonostante il lavoro della magistratura italiana e l’impegno del governo. Il caso sarà discusso nel prossimo Consiglio Esteri Ue, a parlarne in videoconferenza sarà il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. I ministri potrebbero decidere di muovere altri passi. “Non ci stancheremo mai di chiedere giustizia”. Così su Twitter David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, nell’anniversario della scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, in Egitto.

“La vicenda di Regeni riguarda tutti, non solo l’Italia”, ha scritto Piero Fassino, presidente Commissione Affari esteri della Camera agli omologhi Ue chiedendo “di assumere ogni iniziativa parlamentare, sul piano politico e diplomatico, a livello sia bilaterale sia multilaterale”, un “impegno per la legalità internazionale e per il rispetto dei diritti umani”.

Intanto la comunità di Fiumicello, il paese dov’è cresciuto il ricercatore, si prepara a ricordare Giulio. Quest’anno gli eventi si svolgeranno in streaming sulle pagine Facebook ‘Il comune informa – Fiumicello Villa Vicentina’, ‘Giulio siamo noi’ e ‘Verita’ per Giulio Regeni’.

Sul fronte delle indagini, giorni fa la Procura di Roma ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per il generale Tariq Sabir, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif. L’obiettivo dei magistrati capitolini è portare a processo i quattro 007 che prelevarono Giulio nel gennaio del 2016, lo trasferirono in una villetta al Cairo dove per giorni venne torturato brutalmente e poi ucciso. Un processo che l’Egitto ritiene immotivato e basato su “conclusioni illogiche”.

Dunque dopo cinque anni dall’omicidio Regeni, la magistratura italiana giudicherà le responsabilità di quattro ufficiali dei servizi segreti del Cairo. “È una tappa importante, merito del lavoro serio e incessante dei nostri magistrati”, spiega il presidente della Camera, Roberto Fico, intervistato da La Repubblica. “Voglio ringraziarli ancora perché in questi anni non si sono arresi mai e anche di fronte alla mancanza di collaborazione degli inquirenti egiziani hanno continuato a lavorare, a mettere insieme i pezzi. Di certo non finisce qui. Vogliamo verità e giustizia. Fino in fondo”, afferma.

La famiglia Regeni ha presentato un esposto alla procura di Roma per violazione della legge sulla vendita di armamenti: “La vendita di armi all’Egitto è stata un’immagine che non avremmo voluto vedere – sostiene -. Rispetto alla violazione della legge che definisce i criteri per la vendita di armamenti sarà la magistratura a valutare. Personalmente comunque sarei per una revisione della legge, inserendo paletti più rigidi”.

Sull’ultima risposta arrivata dalla procura generale del Cairo Fico è molto duro: “Le risposte più recenti della Procura generale del Cairo rasentano la provocazione, e offendono la nostra intelligenza”.