La tempestina con l’ombrello è passata e Conte è lì, intero e traballante. Torna in mente un vecchio detto contadino del Sud quando dopo uno sgrullone di pioggia si tornava alla festa: “Lu tempu s’è spiovato e la tombola ciaricè”. Stesso concetto dell’inglese “rain check”: buono per la prossima volta, se non piove. Anche Giuseppe Conte si è spiovato e ciaricè con il suo lamentoso birignao di responsabilità rivolto anche alle opposizioni nello spirito costruttivo della necessaria e pur non volendo mi rivolgo a chiunque non debba eppure dunque adesso l’importante è. Amen.

A seguire, il birignao da tiggì birignao di quelle povere anime eternamente in croce del Pd, quindi gli strabuzzati pentastelluti che sparano a turno e a favore di telecamera, un caricatore di parole già confezionate, hai visto mai si avariassero per pensare. Sul fronte di destra, nulla di nuovo: ecco la Meloni grintuta da maschio alfa e Salvini uguale a Salvini. E Berlusconi? Noi facciamo il tifo per lui perché si porta dietro il sacro Graal di quel che resta di liberale. Ci sembra in una fase di finale di partita. Ci piace essere un po’ ossessivi: la politica è la politica e richiede i suoi riti, vuoi che la chiami come Pietro Nenni con un tocco di chic francese “politique d’abord” o la chiami il teatrino della politica, deplorato proprio da Berlusconi. È politica, ha i suoi riti e va rispettata.

Ma a Berlusconi, che presidia una opposizione ragionevole ma opposta, che è oggi ripagato dalle brutalità offensive che gli hanno riservato prima quelli come Di Maio e poi proprio Matteo Salvini, ci permettiamo di sussurrare in un orecchio: Cavaliere, questo governo è bene che muoia per i seguenti motivi: costituzionalmente è una roba mai vista, ma diciamo pure golpista. Poi, ci sembra inutile star lì a presidiare il tavolo della distribuzione del Recovery Fund, che campa cavallo e arriverà a babbo morto e seppellito. Come disse il marziano alla lavastoviglie: “Che ci fa una bella ragazza come lei in un brutto locale come questo?”. O anche: è inverno, è tempo di migrare. Non basta stare all’opposizione costruttiva, qui è ora che questo governo vada a casa e anche a portare i suoi libri in tribunale per rendere conto del valore aggiunto di morti ammazzati di cui è responsabile. Il Mes per la sola Sanità, secondo noi andava preso al volo, ma qui è da prendere al volo la democrazia, prima che vada a sbattere con coma irreversibile. La vera scena del teatro della politica non è più quella della politica politicante, delle alleanze, accordi e contromosse.

Qui ci troviamo di fronte al caso di un azzimato e talvolta sgrammaticato ciclope che si è sistemato nella caverna di Palazzo Chigi, in cui uno dopo l’altro si mangia tutti i marinai sostenendo che li ha invitati a cena. A fare il ruttino finale, alla fine, è solo lui. Peraltro persona finissima, cui la Merkel dà dell’irresponsabile mentre una maggioranza, frolla dalla nascita, emette odori. Guardiamo i pezzi: abbiamo un governo legale, ma privo di legittimità. Mattarella, preso in contropiede ha dovuto accasarlo e apprezziamo il suo coraggio ai limiti della temerarietà, ma ci sembra che per Conte sia arrivata l’ora dei conti prima che sia tardi. Ed è già un bel po’ tardi perché il personaggio arrivato dal nulla con una sua astronave seduce i direttori di giornali e usurpa spazio televisivo con la ruspa, roba che se ci avesse provato Berlusconi lo mettevano in ceppi. A esser buoni ricorda il Peter Sellers di Oltre il giardino in cui un giardiniere che parlava per metafore agricole e veniva mandato alla Casa Bianca.

La partita è complicata, ma più che altro va in scena una battaglia finta come quella descritta da Machiavelli con speroni di legno e segnali di gesso per indicare le truppe. Osserviamo gli altri pezzi. Primo: il genocidio. Parola grossa? Giudicate voi: con 60 milioni di abitanti, siamo oltre i 60 mila morti. Ma ogni giorno i tg hanno ordine di mostrare l’inferno dei poveri americani che sono 330 milioni, ma non hanno i 330 mila morti che avrebbero se fossero italiani. Ne hanno cinquantamila di meno e stanno già partendo con le vaccinazioni, come nel Regno Unito, mentre noi saremo vaccinati se va bene a fine estate. Dice il professor Galli, molto inviso e anche molto competente, che le deliberate manovre governative dell’estate scorsa per far credere che tutto andava bene per le elezioni regionali di settembre sono costate 20mila morti in più. Provate a pensare quanti sono ventimila morti.

È un genocidio o un tamponamento a catena Sull’autostrada? È davvero da irresponsabili voler buttare giù il governo? Quante altre migliaia di morti per incompetenza, indecisione e commissioni tecniche ci vogliono ancora? Noi pensiamo che ci siano penalmente responsabili per la morte di migliaia di italiani ora sottoterra, così come della strage di commercianti e di persone che non hanno lo stipendio assicurato, perché questa coalizione – se vogliamo usare una parola grossa – è tecnicamente costretta a mentire, barare, nascondere e vedersi sopraffatta da commissioni, commissari, praterie di esperti allevati nel cortile del ciclope. Quando Lenin era davanti al Palazzo d’Inverno senza venire a capo a nulla, Leon Trotzky gli disse: “Permetti? Prendo un migliaio di tagliagole della marina e vado al Palazzo d’Inverno a tagliare la gola anche ai telefonisti”. Lenin acconsentì, Trotzky sgozzò tutti con i corpi speciali dalle finestre gridò a Lenin: “Hai fatto la rivoluzione d’ottobre, hai vinto!”.

Lo racconta nei dettagli Curzio Malaparte in Tecnica del colpo di Stato, in presa diretta con gli eventi. E infatti ci troviamo di fronte a una nuova tecnica del colpo di Stato, spacciata per Stato di necessità, e che si chiama in genere golpe: “Chi di voi oserà far cadere il governo durante la pandemia?”. Tutti zitti e mosca. Vorremmo lanciare un primo grido: “io!”, Sperando ne vengano altri e poi una marea e che proprio i liberali, questa specie in via di estinzione ma che ancora esiste, considerasse insieme la questione della strage inutile come quella di una guerra inutile e condotta malissimo e la questione di una democrazia alla canna del gas e dell’oblio, visto che nessuno ricorda più esattamente che cosa fosse, di che si trattasse e soprattutto come si gioca, se ancora è possibile giocarci, alla democrazia. Eccoci qui a sognare il Natale. Ogni festa è preclusa, proviamo scartare questo regalo sotto l’albero, la cacciata dei trenta tiranni (ma sono molti di più) e una scatola di montaggio chiamata Costituzione.

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.