Un passo avanti di Forza Italia, sulla manovra economica ad esempio. E un passo indietro della Lega. Il giorno dopo la caccia aperta di Salvini in campo azzurro per dare scacco matto a Berlusconi sembra rivelarsi un boomerang. O comunque un passo falso. Dicono fonti Lega del Senato: «Certo, quel comunicato quei tre se lo potevano anche risparmiare. E se sono stati invitati a scriverlo in quei termini, chi lo ha fatto ha sbagliato».

Il riferimento è alla lettera con cui i deputati Ravetto, Carrara e Zanella hanno detto addio a Forza Italia per via «dell’ambiguità nei rapporti maggioranza e Forza Italia» e perché «non è più quel luogo di propulsione politica» scippato invece dalla Lega di Salvini.

Aggiungono fonti di Forza Italia: «Nella Lega sono avvelenati con Salvini. I leghisti, quelli veri, non fanno altro che ripetere che quando erano al 4% governavano e hanno consolidato una classe dirigente, grazie a Berlusconi tra l’altro. Adesso che sono oltre il 20% non torneranno più a governare». Con questa classe dirigente, almeno. Una deputata sempre di Forza Italia, aggiunge: «Il nervosismo di Salvini e lo shopping in campo alleato, è lo specchio della sua curva decrescente. È in difficoltà, perde pezzi in tutte le regioni, al nord e al sud».

Non siamo al divorzio. «In fondo è molto più quello che ci unisce di quello che ci divide, anche perché la Lega non è solo Salvini» dice un big del gruppo Senato. Separati in casa però, sì. Il grande freddo. Con buona pace di chi, tra gli azzurri, ha sempre cercato di tenere insieme le due anime, “il fronte di Pontida” e “il fronte del Nazareno”, quelli cioè che rivendicano l’anima moderata, europeista, pro Mes e nel mezzo della pandemia vedono come una cosa buona e giusta dialogare con la maggioranza condividendo oneri e anche qualche onore. In fondo Forza Italia non sta al governo ed è lontana dalla stanza dei bottoni dal 2011 ed è stato Salvini «il primo a tradire il patto e l’alleanza di centrodestra accettando, a fine maggio 2018, di buttare a mare noi e la Meloni e di fare il governo con i 5 Stelle».
Tenendo fermi questi elementi sullo sfondo, nelle ultime ore sono accaduti una serie di fatti che sembrano spostare il barometro del centrodestra verso il Cavaliere.

E dare ragione a quella sua posizione ostinatamente ribadita anche nelle ultime ore con comunicati e interventi. La cui sintesi è: «Forza Italia non andrà mai al governo con forze che nulla hanno ha che vedere con noi e la nostra storia»; «Forza Italia è parte integrante e soggetto fondante del centrodestra»; «Senza di noi e senza altre forze politiche di centro non avremmo un centro-destra ma una destra isolata in Italia e in Europa non in grado di vincere le elezioni né di governare il paese». I fatti, quindi. Il più importante è che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha incontrato Mariastella Gelmini e Renata Polverini, la capogruppo alla Camera (dove è stata incardinata la manovra e tutto quello che ne consegue tra decreti Ristoro e scostamento di bilancio) e l’esploratrice, in questi due anni, di alleanze diverse oltre Salvini. L’incontro, su cui vige il massimo riserbo, è stato definito da entrambe “molto positivo”.

Top secret sui dettagli per non bruciare una trattativa che dovrebbe riguardare alcuni emendamenti di Forza Italia portati sul tavolo del governo in difesa di alcune categorie produttive e commerciali. Nessuna novità invece – a dimostrazione che le trattative sono ancora in corso – invece sui relatori. Tra le richieste di Forza Italia c’era quella di affiancare ai due relatori della maggioranza (Stefano Fassina, Leu, e Giuseppe Buonpane, m5s) un terzo relatore dell’opposizione. In modo che, visto anche il poco tempo a disposizione, alcune correzioni o suggerimenti vengano affrontati prima, e non dopo, e magari ne esca fuori anche qualcosa di utile per tutti. Le buone idee non stanno da una parte sola. La commissione Bilancio della Camera deciderà martedì i nomi dei relatori di maggioranza e minoranza alla manovra. Il relatore di minoranza, in questo caso, sarebbe “su un piano di sostanziale parità” per sancire il dialogo tra le forze di governo e, in particolare, il partito di Berlusconi. Si fa il nome di Renato Brunetta e di Occhiuto. Ieri sera non c’era ancora il “via libera politico” all’operazione. Contrari i 5 Stelle. Anche la Lega ha avuto da ridire. La proposta di incaricare Garavaglia ha dovuto ieri scontare lo scontro durissimo del giorno prima. Così la minoranza ha fatto trapelare che “l’operazione relatore” sarebbe al momento “tramontata”.

Da qui a martedì in politica possono succedere tante cose. Di certo ha un peso specifico importate il fatto che ieri la Lega ha fatto un bel passo indietro rispetto all’emendamento pro-Mediaset o anti-Vivendi, a seconda di come si vogliono vedere le cose. Nella pregiudiziale di costituzionalità all’articolo 4 del decreto Covid (il casus belli della “rottura” di queste ore) in discussione alla Camera il capogruppo della Lega Molinari ha tolto la parola Mediaset. Per dimostrare che non si tratta di un attacco ai gioielli di famiglia. Si dice che Molinari abbia presentato malvolentieri la pregiudiziale giovedì. E l’abbia nei fatti “svuotata” molto volentieri ieri. In questo caso la manina è quella di Giorgia Meloni. Che più di tutti, in fondo, conosce il valore del “centro” nel centrodestra. Senza trattino