Il Riformista non è mai stato tenero con il governo Conte 2, abbiamo sempre messo in risalto i punti critici del suo operato. Anche e soprattutto durante la pandemia e siamo critici pure ora che si prosegue con lo stato di emergenza, quando non sarebbe necessario usare strumenti speciali per gestire una fase sì delicata ma non a tal punto da aggirare la Costituzione. Proprio per questo pensiamo che le scelte del governo rispetto a Nembro e Alzano debbano essere considerate in quanto tali: valutazioni politiche che hanno portato a prendere una decisione piuttosto che un’altra e che le urne, cioè la democrazia, decideranno se sono state considerate valide o non valide dai cittadini.

Invece, come spesso, accade in Italia, e come è accaduto purtroppo anche con Matteo Salvini sulla questione migranti, si sposta tutto sul piano giudiziario alla ricerca di complotti, documenti secretati o da desecretare, nella speranza di trovare la melma dove infilarsi e rotolarsi. Ieri Conte aveva chiuso troppo, tanto che Salvini ha parlato di un Paese sotto sequestro, il giorno dopo invece l’accusa è opposta: ha chiuso poco e male. Doveva fare questo e quello, ma non lo ha fatto. Invece ha ragione Stefano Bonaccini quando dice che regioni e governo hanno dovuto far fronte a una situazione inedita e che chiunque al loro posto avrebbe dovuto sopportare stessi dubbi e stessi errori.

Certo c’è da dire che Conte è figlio di quella cultura politica che genera queste situazioni: il mito della trasparenza come unico criterio di valutazione, come totem da immolare sull’altare del giustizialismo. Ma in questa vicenda, l’ennesima che coinvolge politica e giornali, non si può non vedere una sorta di pulsione di morte. Quel godimento mortifero che l’informazione e la politica spettacolo provano nel cercare complotti e comportamenti criminali, nello sperare che vada tutto male, che tutto sia negativo. È una sorta di voluttà nel trovare il marcio in qualsiasi vicenda.
È accaduto da poco anche con la cassa integrazione: la notizia sarebbe che il 30 per cento delle aziende la ha usata pur non avendone bisogno. In realtà si tratta di un dato da verificare e ancora impreciso. Ma tutti lo hanno dato per certo: perché la possibilità di vedere tutto nero era troppo ghiotta per rinunciarci. Al Fatto quotidiano, poi, hanno festeggiato. Evviva, hanno pensato, ci sono aziende che rubano! Su, via, arrestiamo qualcuno…

Ora tocca al governo, quello stesso esecutivo che oggi non esisterebbe se non avesse trionfato alle elezioni la cultura del giustizialismo e del moralismo. La presunzione di colpevolezza è anche questo: pensare sempre che gli italiani siano poco seri, siano corrotti, siano… In realtà il marcio riguarda il modo di fare informazione e l’intreccio tra l’informazione e la politica. Dicevamo: è una sorta di pulsione di morte perché a forza di vedere del marcio ovunque come Amleto si finisce per impazzire. Ma ci si può curare: singolarmente andando dallo psicoanalista, come società girando le spalle al travaglismo.

Ps: Da notare che però questa volta il giornale di Travaglio è il meno travaglista di tutti. La difesa del proprio governo viene prima anche di una ghiotta notizia.
Ps 2: Salvini che sui migranti invoca per sé il giudizio politico e non quello della magistratura, quando si tratta degli avversari politici fa il loro stesso, identico errore.