Detto tutto ciò, anche al di là di una categoria fondamentale qual è l’esercizio della memoria e di sentimenti rispettabili che si condensano nella nostalgia, è legittimo un interrogativo: non emerge forse, allo stato senza possibilità di risposta, una domanda di socialismo, del socialismo riformista, umanitario e solidarista, quello che non vuole distruggere il capitalismo in quanto tale, anzi vuole favorire lo sviluppo delle imprese in funzione della crescita, ma che vuole anche tosare gli enormi profitti di grandi gruppi mondiali finanziari e tecnologici e usare le risorse così ricavate per ridurre le diseguaglianze interne e internazionali? Questo socialismo è autonomo culturalmente dal sovranismo, dal razzismo, ma anche dall’iper-mercatismo e dall’iper-liberismo che hanno dominato la scena in questi ultimi anni provocando devastazioni sociali, economiche e politico-culturali. Di fronte a quello che è avvenuto dal 2007 ad oggi come non avvertire la grande attualità del messaggio contenuto nel libro di Rudolf Hilferding,

Il capitale finanziario, nel quale è detto che la finanziarizzazione dell’economia può strangolare proprio le forze produttive classiche, gli imprenditori e i lavoratori. E infine rispetto a tutto ciò e alla decerebralizzazione crescente della politica italiana, con imbarbarimento annesso, non si avverte che lì, nel punto focale fra il centro e la sinistra post-comunista e post-democristiana e il centro-destra manca un soggetto politico socialista, garantista, riformista, dialettico nel rapporto Stato mercato e quindi conflittuale anche con il mercatismo e con l’iper-liberismo? Insomma, di un partito siffatto, erede del liberal-socialismo alla Rosselli e ai suoi eredi, c’è a nostro avviso una potenziale vasta domanda, ma allo stato non c’è nel mercato politico alcuna risposta convincente e credibile. Di tutto ciò a Milano (ma non solo a Milano) sarebbe auspicabile aprire un dibattito libero anche dall’eredità negative del passato.