Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è una palude fangosa. Chi prova a entrarvi, scivola. Chi prova a muoversi, affonda. I presidenti di Camera e Senato, tra tanta melma, se ne lavano le mani pilatescamente: se la vedano tra loro, noi non c’entriamo. «Gli uffici di presidenza non possono interferire», ripetono ormai da mesi. E se ieri mattina la Lega a sorpresa ha fatto dimettere il presidente, senatore Raffaele Volpi, e l’altro componente Paolo Arrigoni, il gesto non ha dato il via all’effetto domino desiderato: devono arrivare le dimissioni di tutti gli altri membri (cinque deputati e cinque senatori) per resettare la squadra e tornare a eleggere il presidente.

Stando ai rumors avrebbe dovuto essere Adolfo Urso, colonnello di Fratelli d’Italia dalle spalle larghe, ma sul senatore vicino a Giorgia Meloni c’è un’ombra: la società di consulenza che ha impiantato a Teheran, la Italy World Service, ne fa agli occhi di Matteo Salvini «un amico dell’Iran. E in questo momento gli amici dell’Iran non sono amici miei», ha voluto ribadire ancora ieri il leader leghista, stroncandolo. Né sembra voler rendere la successione più facile uno dei membri di Forza Italia, Claudio Fazzone: «Io ritengo che la situazione del Copasir sia stata gestita malissimo». Anche Elio Vito sempre di Forza Italia, il primo a lasciare l’organismo per favorire una soluzione, ha annunciato il ritiro delle sue dimissioni, auspicando un ritorno a un «clima di correttezza e responsabilità». Segue la partita tra i potenziali nuovi componenti Federico Mollicone di Fdi: «Le dimissioni di Volpi erano nella dinamica delle cose, un gesto dovuto – dichiara al Riformista. La polemica di Salvini non la voglio commentare, sono questioni che i leader dovranno chiarire tra loro. I presidenti di Camera e Senato hanno il mandato esplorativo». Il suo nome potrebbe essere quello che risolve l’impasse su Urso.

«Non ne faccio una questione personale e di partito ma penso che le regole sia giusto rispettarle. Ci stiamo mettendo un po’, ma tutto bene quel che finisce bene. Spero che alla fine si risolva», chiosa con ottimismo Giorgia Meloni. Lo stallo del Copasir blocca una casella che le spetta, paralizzandone il buon funzionamento. Fanno l’Aventino i componenti di Pd e Movimento 5 Stelle, che di concerto con i colleghi di Leu, non rappresentati, hanno abbandonato i lavori del Comitato. Anche il segretario dem, Enrico Letta, ha richiamato l’opportunità di attribuire a Fdi la presidenza ora vacante. Prima di lasciare il terreno, una piccola vendetta i giallorossi l’hanno consumata. E tra le tante urgenze di verità su cui le istituzioni dovrebbero accendere un faro, i membri dell’ex maggioranza hanno indicato la carta di Report. E hanno fatto votare all’unanimità la richiesta al premier Draghi di attivare un’inchiesta interna sul “caso” dell’incontro tra il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ed il capocentro del Dis Marco Mancini nell’ormai famosa piazzola dell’Autogrill. Il via libera è stato l’ultimo atto del Comitato prima che Pd e Movimento 5 stelle abbandonassero i lavori dell’organismo di controllo.

«A noi va benissimo», ha commentato Renzi al Riformista. Non ha niente da temere, indaghino pure – ammesso che il comitato si riesca a costituire con un nuovo presidente. «Si metterà in luce che non c’era niente da nascondere», scrolla le spalle l’azzurro Fazzone. Che aggiunge: «Se uno dei servizi vuole incontrare un senatore viene qui in Senato, magari dichiarando di incontrare X, salvo poi incrociare nei corridoi Y e finire a parlare con quest’ultimo, fuori da sguardi indiscreti». La fase di riassetto dei servizi d’altronde è iniziata e la sinergia tra Franco Gabrielli e Elisabetta Belloni mette al sicuro un comparto già sovraesposto. Stanno cercando tutti di mettersi al riparo. La sera del blitz con cui Draghi ha nominato Belloni, dalla Farnesina è partita una velina presa per buona dalle agenzie di stampa: “Nominata ai vertici dei servizi una fedelissima di Di Maio”. Fedelissima di Di Maio? Apriti cielo. Sembra proprio che l’interessata, insofferente alle fake news, non l’abbia presa bene.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.