Più di un’azienda su tre prevede una drastica riduzione del personale nel caso di una nuova violenta ondata di Coronavirus. Il dato in Campania è in linea con il dato nazionale raccolto da un’indagine dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop). Il 35 per cento dell’economia e del lavoro del nostro territorio è a rischio. E se sul piano scientifico è già partita la corsa a fermare la pandemia e scongiurare una diffusa ripresa del Covid, le statistiche rendono quanto mai urgente e necessaria anche una parallela azione di interventi mirati, a livello politico e quindi amministrativo e giudiziario. Assistiamo in questi giorni all’alternarsi di bollettini sulla diffusione del virus che riportano gli aggiornamenti sull’andamento dei contagi a seconda dei territori e leggiamo analisi sulla curva del virus anche in relazione agli spostamenti dei vacanzieri. Ma come si traduce tutto questo in termini di realtà economiche?

«La situazione va contenuta in tutti modi», avvertono gli esperti. «Gli effetti di ulteriori nuove ondate di contagi avrebbero effetti drammatici anche dal punto di vista sociale con il 9% delle imprese che – come emerso dall’indagine di Uecoop – è pronta a valutare anche la chiusura dell’attività, mentre più di una cooperativa su 50 (precisamente il 56 per cento) pensa invece che riuscirebbe nonostante tutto a mantenere la propria forza lavoro». «Abbiamo davanti – spiega Uecoop – uno scenario di incertezza in grado di cambiare da una settimana all’altra con grosse incognite sul futuro. Già adesso il 28% delle cooperative interpellate denuncia crolli di fatturato mentre una fetta altrettanto importante di realtà attive nel sociale e nella produzione lavoro ha problemi di liquidità».

In Campania si prova a fronteggiare gli effetti della crisi evitando la tradizionale chiusura feriale: secondo dati di Confesercenti, il 52 per cento delle aziende campane resterà aperto anche a Ferragosto. Si tratta soprattutto di piccole aziende, di attività che operano nei settori della ristorazione e dell’abbigliamento. È un tentativo estremo, ma che rischia di essere vanificato se sul piano legislativo non si mette in campo al più presto una progettualità valida per affrontare gli scenari futuri. Scenari le cui prospettive non sono incoraggianti, in Campania come in tutta Italia. Tornando allo studio condotto dall’Unione europea delle cooperative ci sono alcuni aspetti che appaiono allarmanti. «È necessario – sottolinea l’Unione europea delle cooperative – attivare al più presto il piano di rilancio con tutte le risorse disponibili incrementando i fondi statali per assicurare la liquidità a Comuni, Province e Regioni e abbreviando ancora di più i tempi di pagamento della Pubblica amministrazione».

L’obiettivo è il recupero della competitività delle imprese: «Per centrarlo e garantire una vera ripartenza del Paese è strategico – si sottolinea nell’indagine – occorre anche alleggerire il carico burocratico che rallenta l’attività e quindi la reattività del sistema produttivo». L’analisi mette in evidenza, inoltre, come non si possa prescindere «da trasparenza, correttezza, rispetto delle regole e delle procedure» e riporta un altro dato: «Il 44% delle imprese cooperative indica la burocrazia come uno degli elementi di freno alla propria attività». È come un cane che si morde la coda: si producono norme su norme per disciplinare e sanzionare qualunque azione, qualunque procedura, qualunque caso, ma si finisce, nella pratica, per regolare poco e male ogni cosa, per appesantire, ritardare, ostacolare.