“La Campania è la seconda regione d’Italia per numero di carceri ed è la seconda per sovraffollamento dopo la Lombardia. Parliamo di 7.374 detenuti in totale, 1.300 unità in più della capienza regolamentare”. Sono i dati diffusi all’agenzia Dire da Luigi Romano, presidente di Antigone Campania.

Domenica scorsa, presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, si è verificato il primo caso di un detenuto positivo negli istituti penitenziari della Regione. L’uomo – l’ex deputato della Regione Siciliana Paolo Ruggirello –  è stato subito trasferito all’Ospedale Cotugno ma questo non ha impedito che nervosismo e tensioni non cogliessero gli altri detenuti. Proteste si sono verificate sia a Santa Maria Capua Vetere che a Secondigliano a Napoli.

Le carceri possono diventare delle bombe epidemiche, questo è un rischio concreto“, avverte allora Romano. “A Santa Maria Capua Vetere – spiega Romano – ci sono circa mille detenuti (dato aggiornato a febbraio 2020, ndr), duecento in più rispetto alla pianta organica”. L’istituto soffre anche di alcune carenze strutturali come la carenza d’acqua, una questione che dura da oltre vent’anni. Il problema principale resta quello del sistema carcerario italiano: il sovraffollamento: “Non si può rispettare il distanziamento sociale, che sarebbe l’unica misura attualmente predisposta nel Paese per evitare il rischio di contagio. Le agitazioni sono dovute a questo, ma almeno per il momento non sono vere e proprie sommosse“. Anche il problema sanitario, per il quale il provveditorato ha richiesto alle direzioni sanitarie 13mila test rapidi per detenuti e guardie penitenziarie, resta legato ai numeri del sovraffollamento.

E’ una follia predisporre l’isolamento in cella per il detenuto ammalato e per gli altri che sono all’interno della stessa cella – denuncia il presidente di Antigone Campania -. Come si può pensare di attuarlo a Poggioreale, dove ci sono fino a 14 persone in una cella, o nella casa circondariale femminile di Pozzuoli dove si arriva anche a 16 detenute? Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria centrale è totalmente sordo, alcuni provvedimenti sembrano scritti da qualcuno che non sappia cosa sia un carcere in Italia. Per fortuna sul territorio le sensibilità cambiano e qui c’è un provveditorato recettivo e sensibile”.

Antigone critica molte delle misure introdotte per limitare che un carcere sovraffollato possa trasformarsi in un focolaio di Covid-19, a partire dall’obbligo del braccialetto elettronico per il beneficio della detenzione domiciliare. “Si aggrava la burocratizzazione per ottenere un beneficio di pena, con il risultato che oggi in Campania circa 500-600 detenuti che hanno i requisiti restano in carcere. Sono norme inefficaci”. Così come l’obbligo di un domicilio certificato o l’esclusione dal benefici per chi si e’ macchiato di alcune categorie di reati ostativi non gravi. “In strutture come Poggioreale – osserva Romano – l’atavico sovraffollamento in questo periodo sta rientrando, siamo passati da 2200 a 1900 detenuti nel giro di 15 giorni, perché, al di la’ del muro alzato dal Dap centrale di Roma, l’articolazione territoriale è attenta. Siamo a parametri più accettabili, ma quello che mi chiedo è perché aspettare un’emergenza per rivolgere attenzione al tema del sovraffollamento? Perché aspettare le prime sommosse?“.

Dal 7 marzo al 12 marzo, dopo la sospensione dei colloqui con i familiari per contenere la diffusione del Covid-19, sono scoppiate manifestazioni e rivolte in numerose carceri di tutta Italia. Sono morti 12 detenuti in tutto a causa durante le proteste. Il primo detenuto morto per le complicanze legate al coronavirus si trovava a Bologna, aveva 76 anni. Appelli per intervenire sul pericolo del coronavirus nelle carceri al governo sono stati lanciati da Papa Francesco, dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla Cassazione, dalla Giunta delle Camere Penali, dal Garante Nazionale dei detenuti e da quelli locali, da organizzazioni no profit e associazioni di volontariato.

Redazione