Il Coronavirus infetta le carceri. A più di un mese dalle prime direttive emanate dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria,  lo scorso 22 febbraio, sono 19 i detenuti positivi su una popolazione, ad oggi, di 58.035 unità. Di questi, due sono ricoverati in strutture ospedaliere, gli altri si trovano in isolamento sanitario, a sentire una nota del Ministero della Giustizia «in camere singole dotate di bagno autonomo all’interno di apposite sezioni detentive», dove vengono effettuati tutti i controlli disposti dalle autorità sanitarie. Fra il personale di Polizia Penitenziaria sono 116, su quasi 38mila unità, i positivi al tampone: 17 sono ricoverati in ospedale, mentre la maggior parte si trova in isolamento fiduciario domiciliare o nel proprio alloggio in caserma.

Proprio per prevenire al massimo la possibilità di contagi dall’esterno, sono state predisposte 145 tensostrutture davanti agli ingressi degli istituti penitenziari per il triage. Negli istituti dove non è presente la tensostruttura – ancora stando alle fonti di via Arenula – sono stati individuati appositi locali isolati. Per la comunità carceraria questi numeri sono inquietanti, e la risposta non si fa attendere: una “battitura” dai balconi di tutta Italia avrà luogo oggi alle 18 per far sentire fuori la voce dei carcerati e chiedere al governo di intervenire con provvedimenti più incisivi per evitare – come ha detto il Papa all’Angelus di domenica – che il coronavirus nelle carceri sovraffollate si trasformi in una tragedia.

È il flash mob lanciato dalle famiglie dei detenuti e da numerose reti sociali “per far sentire alle persone detenute che non sono sole”. Niente canzoni dunque ma solo pentole, padelle, posate picchiate l’una contro l’altra e contro le ringhiere dei balconi. “I detenuti gridano tutti salvi, tutti a casa! Amnistia, indulto – si legge nel volantino del flash mob – facciamo una battitura dai nostri balconi, come loro fanno contro quelle maledette sbarre, appendiamo striscioni per amplificare le loro grida”, è l’invito.

«Il numero di persone detenute attualmente risultate positive a seguito dei test estremamente contenuto», ha commentato il garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, aggiungendo che però il problema è potenzialmente molto pericoloso, in grado di esplodere, soprattutto perché se non si realizza la possibilità di allentamento del numero delle persone detenute all’interno degli spazi esistenti, non ci potranno essere situazioni di effettiva separazione». E a chiedere «misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile», sono tutti i garanti territoriali dei detenuti: espressione di enti con maggioranze politiche diverse che hanno rivolto un appello unanime al presidente della Repubblica, alle camere, ai sindaci e ai presidenti di Regione perché si faccia di più contro il sovraffollamento.

«I provvedimenti legislativi presi dal Governo sono largamente al di sotto delle necessità», denunciano. Anche i medici penitenziari lanciano l’allarme per la «assoluta mancanza di un piano organico condiviso per affrontare l’emergenza coronavirus»: nelle carceri «potrebbe provocare una tragedia se vi fosse un impatto differente e di maggiore portata», avverte il presidente della SIMSPe, Luciano Lucania.

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