Il primo week end di una Italia divisa a scacchiera tra zone rosse, arancioni e gialle è stato all’insegna della rassegnazione. E a giudicare dalle parole di Agostino Miozzo, Coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, gli italiani devono averne ancora tanta e riporre nel cassetto le speranze del solito Natale. “Abbiamo davanti una maratona che non si concluderà il 25 dicembre, ma molto più avanti – ha detto Miozzo in un’intervista al Corriere della Sera – Se tutti insieme spegnessimo un po’ le luci delle aspettative, saremmo di grande aiuto al sistema e a quanti sperano di far ripartire la vita economica e sociale del Paese per quella data”.

Intanto un’altra regione si prepara a entrare nella zona rossa. Secondo l’agenzia stampa Ansa, il governatore dell’Abruzzo Marco Marsilio (Fratelli d’Italia) sta preparando un’ordinanza che prevede la chiusure di tutte le scuole e dei centri commerciali. Le nuove restrizioni entreranno effettivamente in vigore tra martedì e mercoledì. La data fissata per la fine di queste chiusure è il 3 dicembre. Non è escluso che le misure siano ancora più dure e prevedano anche restrizioni per negozi e spostamenti. Secondo l’ultimo bollettino il numero di pazienti attualmente positivi nella regione è arrivato a 13.034, di cui 59 sono in terapia intensiva e 565 ricoverati con sintomi. Il numero di nuovi contagi nelle ultime 24 ore è stato 412, quello dei nuovi decessi 8.

Secondo Miozzo le chiusure e le nuove restrizioni stanno dando risultati ma i dati vanno analizzati in un lasso di tempo superiore per capire se la strada intrapresa è quella giusta. Ma quello che preoccupa il coordinatore Cts maggiormente non sono le limitazioni alla libertà personale ma la situazione delle scuole. E cita il governo inglese che sebbene abbia annunciato il lockdown totale ha lasciato però aperte le scuole. “Per la stragrande maggioranza dei bambini, i vantaggi di tornare in classe superano di gran lunga il basso rischio di ammalarsi di coronavirus e le scuole possono intervenire per ridurre ulteriormente i rischi – ha detto Miozzo al Corriere – I dati ci dicono che è difficile discriminare che l’infezione di un ragazzo sia avvenuta a scuola piuttosto che nei momenti precedenti o successivi”.

Per Miozzo la riapertura delle scuole deve essere la grande priorità anche per la lotta al virus: “La scuola è comunque un ambiente protetto, controllato, dove insegnanti e personale obbligano i ragazzi al rispetto di severe regole comportamentali e dove oltre l’obbligo c’è il momento educativo, pedagogico; dove il tuo insegnante ti rende consapevole del momento, partecipa ai suoi ragazzi le proprie percezioni, condivide emozioni e indicazioni utili a comprendere come loro possono essere un pericolo per i loro cari, genitori o nonni che siano”.