Una chiamata anonima è arrivata martedì 31 gennaio al centralino de Il Resto del Carlino di Bologna come poi riportato dalla stessa edizione bolognese di Qn. La Digos è intervenuta subito in via Mattei, per ascoltare l’addetto che ha preso la chiamata che, trascritta, recita: “A Bologna ci sarà un grave attentato, in relazione ai fatti di Cospito”. Sono in corso le indagini per risalire al luogo da cui è partita. La telefonata, durata meno di un minuto, è giunta alla sede del quotidiano intorno alle 8 di martedì: la voce apparterebbe a un uomo giovane, senza accento o con lieve inflessione bolognese. La Digos sta cercando di ricostruire da dove sia partita, se da un telefono pubblico o da un cellulare. Sempre allo stesso quotidiano, ieri, è arrivata una lettera contro la premier Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, che aveva questa volta come oggetto la politica del governo sull’Ucraina. “In caso di persistenza, saremo costretti a prendere dei seri provvedimenti”, si legge.

A difesa di Cospito e contro il 41bis da Bologna sono arrivate le dichiarazioni di Emily Clancy, numero due di Palazzo d’Accursio, che ha pubblicamente aderito all’appello sottoscritto e lanciato da diversi intellettuali perché il ministro della Giustizia intervenisse a favore del condannato all’ergastolo. Clancy aderì a inizio gennaio, quando Cospito era in sciopero della fame da 80 giorni (ora ne sono passati 100): l’azione dell’anarchico, scriveva la vicesindaca di Bologna, “interpella le nostre coscienze e solleva questioni di etica e di diritto fondamentali: l’autodeterminazione dell’individuo, la vita umana e la dignità della persona, cui la nostra Costituzione accorda la massima tutela, le condizioni del regime penitenziario italiano, l’idea stessa di sistema penitenziario. Dal 2009 a oggi sono quattro i detenuti che sono morti durante lo sciopero della fame che stavano portando avanti, facendo del proprio corpo l’estremo strumento di protesta e di affermazione della propria identità”. Clancy ricordò anche che “la storia giudiziaria di Cospito presenta molte anomalie e per diversi aspetti è ancora sub iudice. Su questi aspetti ci si confronterà con i tempi e nelle sedi adeguate. Ma come recita l’appello che ho scelto di firmare ‘oggi l’urgenza è un’altra. Cospito rischia seriamente di morire. Può essere questione di settimane o, addirittura, di giorni. E l’urgenza è quella di salvare una vita e di non rendersi corresponsabili, anche con il silenzio, di una morte evitabile”.

Una presa di posizione che ha suscitato diverse reazioni in città. Il sindaco Matteo Lepore ha giudicato la scelta di Clancy “una opinione personale” da ricondurre a un “eccesso di umanità”, mentre la sua sfidante alle primarie per Palazzo d’Accursio, Isabella Conti, prima cittadina di San Lazzaro e neotesserata Pd, “da avvocata” ha spiegato che “non l’avrei firmata, scritta così. Perché se è vero che bisogna prestare attenzione al rispetto dei diritti umani per i carcerati è vero anche che il regime del 41bis è stato istituito per motivi precisi. Non sovrapponiamo il tema della difesa dei diritti di chi è in carcere con il tema del 41bis, o rischiamo di fare confusione”. Dalla lista Coalizione civica, che fa parte della maggioranza in consiglio comunale, arriva il sostegno: “Ha un senso il 41 bis? Che venga revocato”. Il 41 bis “è un regime disumano”, ha sottolineato il consigliere Detjon Begaj, affermando che l’appello affronta “un tema di giustizia, di democrazia e di salvaguardia di una vita”. La destra chiede invece le dimissioni della vicesindaca.

All’ombra degli Asinelli e della Garisenda lo scorso 19 gennaio c’è stata una manifestazione in difesa di Cospito: “Il 41 bis è tortura”, era scritto sugli striscioni che hanno sfilato nel centro di Bologna sotto la neve, corteo poi concluso davanti al carcere minorile del Pratello.

Le azioni anarchiche per il caso Cospito mettono in allarme anche il Festival di Sanremo che si blinda. Controlli con metal detector ai varchi della ‘zona rossa’ attorno all’Ariston, unità speciali con reparti prevenzione crimine, unità antiterrorismo e specialisti della cyber sicurezza, telecamere di videosorveglianza, controlli in mare e 150 agenti in aggiunta ai 100 presenti. Attivata “una unità di crisi in commissariato a Sanremo con rappresentanti di tutte le forze di polizia e componenti della Rai”. Il dispositivo è stato reso ufficiale nella riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal neo prefetto Valerio Massimo Romeo, a cui è seguito un tavolo tecnico in questura coordinato dal questore Peritore.

Riccardo Annibali

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