Emergenza o abuso? È sottile il diaframma nel quale si muovono le tesi di accusa e di difesa nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione della sanità in periodo di piena pandemia. Tanto sottile che un’idea, in questi mesi di indagini, gli inquirenti non devono essersela fatta del tutto, arrivando a decidere di emettere degli inviti a comparire per convocare gli indagati e farsi spiegare passaggi, scelte, retroscena.

Gli interrogatori, che sono cominciati ieri negli uffici dei pm al Centro direzionale, sono lo step che precederà la chiusura delle indagini preliminari e quindi la decisione dei pm di archiviare o chiedere il processo. Parliamo dell’inchiesta sugli appalti per la realizzazione degli ospedali modulari e su quelli per la fornitura di mascherine per bambini, a margine dei quali si ipotizzano poi una serie di peculati e reati minori. L’inchiesta ci fa tornare indietro al marzo 2020, al periodo più critico della pandemia. Cosa accade? La Procura ha ipotizzato irregolarità. In questa fase dell’indagine però non ci sono profili di responsabilità accertati. Vale la presunzione di innocenza. Gli indagati hanno ricevuto l’altro giorno un invito a comparire che vuol dire semplicemente un invito a voler rendere spiegazioni ai pm. Ieri sono cominciati i primi interrogatori, in molti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Nei prossimi giorni sarà la volta di manager e dirigenti, tra i quali il manager dell’Asl Napoli 1, Ciro Verdoliva, l coordinatore della task force regionale istituita per gestire l’emergenza Covid, Italo Giulivo, la dirigente Roberta Santaniello, al vertice dell’Ufficio di gabinetto della Giunta regionale e componente dell’unità di crisi. Sono 23 in tutto gli indagati, ognuno a diverso titolo nell’ambito dei tre filoni dell’inchiesta. Il primo filone riguarda la costruzione degli ospedali modulari a Napoli, Caserta e Salerno, un appalto da 18 milioni di euro: gli inquirenti ipotizzano turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture concentrandosi sui lavori che la multinazionale francese Siram ebbe in subappalto dalla società padovana Med. Il secondo filone punta la lente sulla fornitura di mascherine per bambini, affare da un milione e mezzo di euro, con il sospetto che la società padovana sia stata agevolata avendo ricevuto in anticipo informazioni sul bando. Poi ci sono altri filoni su reati minori, su ipotesi di peculato anche per un’auto di servizio utilizzata per andare in ospedale, e in relazione alla capienza dei posti di letto all’interno dei vari Covid center.

A Ponticelli, la struttura realizzata a pochi metri dall’Ospedale del Mare tra gli applausi dei residenti che assistevano dai balconi ai lavori sprint, prevedeva 74 posti letto, a Salerno e Caserta 24 posti, ma per i consulenti dei pm i moduli erano idonei a ospitarne un numero decisamente inferiore. Si vedrà. Insomma, un calderone dal quale è ancora presto per dire se e quali concreti capi di imputazione possano uscire. Gli indagati intanto potranno replicare alle accuse, fornire spiegazioni se lo riterranno, chiarire, spiegare, difendersi come è nel loro diritto. Il fatto che la Procura abbia deciso di procedere con inviti a comparire prima di concludere le indagini lascia pensare che ci siano forti perplessità in ordine ad accuse, a fatti, a singole eventuali e presunte responsabilità. È presto per tirare qualunque somma.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).