Si apre oggi la due giorni decisiva per il futuro di Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio si presenterà alle 12 alla Camera dei Deputati per riferire sulla crisi politica innescata dalle dimissioni delle ministre Elena Bonetti (Pari opportunità) e Teresa Bellanova (Politiche agricole), le due esponenti di Italia Viva che hanno mollato la poltrona sulla scia dei problemi di “metodo e merito” denunciati dal leader Matteo Renzi relativi all’operato del premier e del governo.

Per il governo, almeno alla Camera, non dovrebbero esserci problemi di numeri: l’esecutivo dell’avvocato pugliese infatti dovrebbe ottenere la maggioranza assoluta anche senza il voto del partito di Renzi. Esito del voto che non arriverà prima delle 20.

Quanto ai numeri, il plenum è di 629 deputati (manca un deputato da rimpiazzare con elezioni suppletive) e la maggioranza assoluta è dunque di 315 voti. La maggioranza, anche senza i deputati di Italia Viva, dovrebbe avere circa 320 voti a disposizione. Nelle ultime ore dal partito dell’ex premier Renzi hanno annunciato il sì alla fiducia due deputati, Vito De Filippo e Michela Rostan.

Intanto nel fine settimana è proseguita spasmodica la ‘caccia’ ai Costruttori, i senatori ‘responsabili’ disposti a fare da stampella all’esecutivo e rimpiazzare a Palazzo Madama i renziani votando la fiducia. Conta che si è fatta col passare delle ore sempre più difficile: si sono infatti tirati fuori i centristi dell’UDC, che hanno annunciato di voler restare nel centrodestra, mentre l’unica vera apertura è arrivata dal senatore del PSI Riccardo Nencini, che condivide il suo gruppo parlamentare con Italia Viva di Renzi.

Sempre nel week end si è registrata una parziale riapertura di IV alla maggioranza e al premier Conte. “Se Conte vuole risolviamo tutto in due ore, ma non accadrà”, ha detto per esempio il coordinatore nazionale Ettore Rosato. Lo stesso Renzi, pur criticando l’operato del premier in diverse trasmissioni, da Mezz’ora in più su Rai3 a Non è l’Arena, su La7, si è detto pronto a trattare.

Quanto alla linea da tenere in Aula, dopo la riunione che Renzi ha tenuto domenica sera con i  gruppi parlamentari la strategia è chiara: astensione, tenendo ancora aperta una porta per ricucire lo strappo col premier, Pd e Movimento 5 Stelle. Ma se il si farà duro, “la nostra opposizione sarà determinata, sottolineano da IV.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia