I colloqui di metà maggio 2026 tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping a Pechino e quelli successivi fra Putin e Xi hanno riproposto l’urgenza di un dialogo a tre tra Usa, Cina e Russia per ridefinire gli equilibri geopolitici, a partire dal caso Iran e dalla crisi di Hormuz, crisi tuttora in bilico tra guerra e pace. Mentre Putin e Xi rafforzano non solo simbolicamente ma economicamente l’amicizia speciale tra Cina e Russia, è emersa dal lato cinese la riproposizione del problema politico ma anche filosofico della Trappola di Tucidide, la congettura secondo la quale la competizione globale e regionale tra una potenza emergente e uno stakeholder dominus globale pone il rischio di un conflitto diretto tra le superpotenze. La teoria, come è noto, proviene da un saggio dello studioso dell’Università di Harvard, Graham Allison, proposta nel saggio del 2018 Destinati alla guerra.

Recentemente, il filosofo Massimo Cacciari e il filosofo Roberto Esposito hanno pubblicato il libro Kaos, una duplice riflessione filosofica, da due visioni del mondo diverse, sul complesso tema del caotico stato dell’arte della geopolitica, del diritto internazionale e della storia come praxis effettuale. In particolare, le conclusioni del libro nelle sue due analisi parallele sono in affinità elettiva con quanto Cacciari recentemente ha dichiarato in una intervista: il timore in prospettiva per questa o per la prossima generazione degli esseri umani di un esito nefasto dello stato di tensione permanente globale associato alla minaccia latente di un uso del nucleare militare. Anche in questi giorni si gioca con il fuoco al riguardo: l’esercito russo e quello bielorusso dal 19 al 21 maggio si sono esercitati all’uso di armi nucleari tattiche anche in prossimità del confine bielorusso-ucraino.

Il rischio nucleare si pone dunque tuttora come una Spada di Damocle anche nello scenario europeo. Tornando alla riflessione di Cacciari, il filosofo veneziano nella sua analisi vede il caos geopolitico odierno come la necessaria conseguenza di una krisis: crisi che a sua volta può tradursi prima o poi in catastrofe piuttosto che in una palingenesi della Storia. Come è noto, i filosofi devono proporre domande e non dare risposte, come sostiene un altro eminente filosofo come Giacomo Marramao: infatti Esposito e Cacciari cercano di analizzare thinking the unthinkable, gli esiti potenziali del caos geopolitico e le sue ragioni originarie causali nella realtà effettuale.

Ma il caos – tanto in natura come nella storia umana o nella fisica, si pensi alla Teoria del Caos della fisica contemporanea – può avere paradossalmente anche un esito costruttivo se nel caso della geopolitica e della politica internazionale, ad esempio, dal braccio di ferro tra Cina e Russia e Nord America ed Europa scaturisse non una nuova guerra ma un nuovo equilibrio internazionale di cooperazione multipolare e multilaterale, e in conseguenza di pace globale. Il destino della necessità (per usare un’espressione del filosofo Emanuele Severino) del secolo XXI potrebbe risolversi quindi in un’evoluzione pacifica, in una filosofia della pace come nuova architettura del rapporto tra le civiltà e le potenze mondiali, se si riuscisse a comprendere l’inutilità delle guerre come metodo di risoluzione delle controversie internazionali e ad usare l’economia per costruire la pace piuttosto che per neutralizzare gli avversari geopolitici su scala globale.