Il commento
Incontro Trump-Xi, la trappola di Tucidide e la nuova guerra fredda
È nell’Ellade patria dei giganti del passato e progenitrice di guerrieri illustri che affondano le radici più importanti ed evocative suggestioni nate dall’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino. In un mondo che vede il tramonto dell’unilateralismo a favore dell’hard power e del multipolarismo, Trump è stato profondamente colpito dai retaggi millenari del Dragone, una peculiarità rivendicata in modo sorprendente da quello che geopoliticamente è divenuto un ibrido barocco tra comunismo ideale e capitalismo di Stato.
Pechino, a differenza del comunismo delle trame novecentesche, non ha sepolto il suo passato ma lo rivendica attraverso un massiccio controllo della storia e delle sue sfumature con venature nettamente propagandiste. Dalla storia di un altro conflitto, il leader cinese ha agitato lo spettro di un nuovo fronte bellico silente, menzionando la celebre “Trappola di Tucidide”. Teoria elaborata nel 2012 da Graham T. Allison (Assistant Secretary of Defense per le amministrazioni di Clinton e Reagan), la “Trappola” sviscera le implicazioni che portano a un conflitto tra grandi potenze dello scacchiere geopolitico. Conflitto che diventa inevitabile, come un destino messianico, quando una delle stesse potenze in crescita minaccia l’egemonia di quella principale.
Allison parlava di Stati Uniti e Cina come di due fronti “destinati alla guerra” come lo furono Sparta e Atene nella celebre guerra del Peloponneso, che fu narrata proprio dallo storico Tucidide e divenne un caposaldo della letteratura greca. Un conflitto che sarebbe nato a causa dei timori di Sparta nei confronti dell’espansionismo ateniese. Un progetto politico capillare, quello di Atene, che non si basava solo sulla guerra e sulla forza bruta ma anche sulla seduzione delle arti, il virtuosismo della poesia e della filosofia dialettica, ancora oggi i primi reali retaggi della civiltà occidentale.
Gli studi sulla “Trappola di Tucidide” non lasciano ben sperare, dal momento che dal 2012 sono stati analizzati diversi scenari che vedevano contrapposte potenze emergenti e potenze egemoni. L’Università di Harvard ha evidenziato che nella maggioranza dei casi la potenza emergente che sfida quella egemonica lo fa aprendo un fronte bellico. È stato così per le guerre napoleoniche, l’eterno conflitto tra Prussia e Francia, i tornanti più brutali del Novecento e delle due guerre mondiali con i fronti antitedeschi tra il 1914-1918 e il 1939-1945, finanche alla guerra sul Pacifico tra Giappone e Stati Uniti. Non è invece sfociata in un conflitto frontale la Guerra Fredda tra veti, minacce e “delocalizzazioni militari” dell’eterna sfida tra capitalismo e comunismo.
Trump e Xi hanno tentato di ridefinire i rapporti di forza che hanno reso il XXI secolo lo scenario di una vera e propria nuova guerra fredda tra mondi antitetici. Washington e Pechino sono due mondi che si squadrano con diffidenza e sono molto più che rivali strategici. Parafrasando proprio Tucidide, i più virtuosi tra gli uomini sono coloro che riescono a valutare il patrimonio del futuro come più solido di quello del presente. Ma è sempre dal passato che arrivano le lezioni per comprendere l’estrema complessità di uno scacchiere geopolitico in costante e imprevedibile mutamento.
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