Mosca e Pechino hanno tenuto a precisare che la visita di Vladimir Putin nella capitale cinese non ha alcuna correlazione con quella di Donald Trump e che la partnership tra i due Paesi non è rivolta contro nessuno. Tuttavia, a nessuno può sfuggire l’importanza di questa visita del presidente russo alla corte dell’omologo Xi Jinping, sia per la tempistica che per il ruolo dei due leader.

A pochi giorni dal viaggio del capo della Casa Bianca, l’arrivo di Putin coincide infatti con una rinnovata tensione nel Golfo Persico, dove non si escludono nuovi attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, e con una guerra tra Russia e Ucraina che in questi giorni vive una pericolosa escalation. Su entrambi i fronti, Trump aveva detto che avrebbe risolto in breve tempo le crisi. Ma ora sono in molti a credere che siano proprio i due leader che oggi si incontrano a Pechino a potere offrire a Trump una boccata d’ossigeno. Soprattutto adesso, rischia di rimanere paralizzato con la guerra all’Iran e un crescente malcontento interno.
Difficile dire se questa sia però l’intenzione del capo del Cremlino e del presidente del Partito comunista. I due leader, infatti, sanno di poterci guadagnare da un Occidente impantanato su due fronti. E Putin e Xi, nonostante le divergenze strategiche su alcuni dossier, sono consapevoli che rafforzare il loro partenariato, in questa fase, è fondamentale. Questa visita, nata per celebrare i 25 anni del Trattato di amicizia russo-cinese, sarà infatti l’occasione per firmare 40 nuovi accordi che vanno dal commercio all’industria, dalla cultura alla tecnologia ai trasporti, fino anche alle agenzie di stampa.

Il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, nel corso di un briefing con la stampa, ha anche sottolineato che durante i vari incontri, spalmati su due giorni, sarà approfondito il tema del gasdotto Power of Siberia 2. Un tema essenziale per i rapporti fra i due giganti, visto che l’infrastruttura punta a fornire gas russo alla Cina per almeno 30 anni, confermando così l’importanza strategica della Russia per una Cina che ha estremo bisogno di idrocarburi. Ma il funzionario russo ha anche annunciato un altro elemento, forse il più importante a livello globale. E cioè che è previsto che Putin e Xi firmino un documento di carattere più politico e strategico: “una dichiarazione congiunta sulla formazione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”.

Nessuno sa quali siano i dettagli di questo atto. Tuttavia, non è un mistero che i due presidente abbiano da sempre voluto rappresentare i vertici di un mondo alternativo al blocco occidentale. Mosca e Pechino sono i principali motori del gruppo Brics e della Shanghai Cooperation Organization. Entrambe le potenze hanno creato un sistema di alleanze che le vede giocare quasi sempre insieme nelle varie partite geopolitiche che riguardano diversi settori del mondo, dall’Iran all’Africa, dal Sud America all’Ucraina. Anche l’invio di truppe e munizioni dalla Corea del Nord al fronte del Kursk e del Donbass non poteva avvenire senza il placet di Xi nei confronti di Kim Jong-un. E sia all’ombra del Cremlino che nei palazzi del Zhongnanhai c’è l’intenzione di mostrarsi come forze “stabilizzanti” all’interno di un ordine globale che vive una fase di profondo caos.

Un momento in cui l’ordine internazionale basato sulle regole appare sempre più fragile e in cui i focolai di tensione tra le grandi e medie potenze sono sempre più numerosi. Uno su tutti, l’Ucraina, dove Kyiv e Mosca continuano a combattere. La “amicizia senza limiti” tra Cina e Russia, definita proprio quando Putin decise di scatenare l’invasione, ha fatto sì che il Cremlino potesse proseguire le operazioni fino al giorno d’oggi. Ieri, le forze russe hanno di nuovo bombardamento diverse città ucraine, comprese Odessa e Dnipro. Kyiv ha accusato le forze nemiche di avere colpito con un drone Shahed anche un mercantile cinese. “I russi non potevano non sapere della nave” ha detto Volodymyr Zelensky. Mentre in Bielorussia, sono iniziate le esercitazioni nucleari con Mosca.